
di Giulio Bruno
Il finale e la messa in discussione della sospensione dell’incredulità.
L’ultimo colpo di scena riguarda proprio il Papa eletto ed è stato fonte di ulteriori vibranti polemiche negli ambienti ecclesiastici. Il Papa è nato intersessuale. La presenza in lui (anche) di organi femminili (utero e ovaie) è stata individuata quando già era stato ordinato sacerdote. Benitez e il defunto Papa decisero per l’asportazione di tali organi, ma poi Benitez ritenne di non alterare quanto era stato da Dio deciso e creato. Benitez conservava all’epoca di quella sua decisione personale, e conserva tuttora, un’etica irreprensibile. E un carattere dolce e, al tempo stesso, risoluto. Ma la sceneggiatura di Conclave va oltre la creazione di un mero conclusivo colpo di scena e mira a rendere instabile, a manipolare e incrinare la sospensione dell’incredulità dello spettatore e ad attivare la ricezione di significati simbolici.
L’elezione di un Papa intersessuale è un evento privo di noti precedenti storici. Pertanto è un evento carico di una innovatività esuberante, ma comunque di fatto materialmente possibile e, quindi, suscettibile di essere vissuto come plausibile. La plausibilità ha una insopprimibile componente soggettiva ed è legata alle aspettative degli spettatori: l’innovatività eccessiva può indurre alcuni spettatori ad interrogarsi su quanto sia plausibile l’evento rispetto al contesto reale. Una reazione di scetticismo di fronte a tale questione, suffragata dalla sensazione che l’evento abbia in sé qualcosa di irragionevole, spinge lo spettatore a cercare significati più profondi, che vadano al di là della pura forma esteriore e, guardando oltre l’evento in sé e il semplice fatto biologico in esso implicato.
In un’intervista rilasciata a Vanity Fair, Berger ha dichiarato: “Non tutti devono essere d’accordo con il film. Amo quando le persone non sono d’accordo e possiamo discutere a riguardo, una discussione davvero animata. Questo è ciò che Benitez vuole fare: unire le persone, promuovere la discussione e non soffocarla.” L’ambiguità intrinseca del simbolismo apre ad una molteplicità di significati: la rivelazione dell’intersessualità del nuovo Papa è così un potente simbolo del potenziale di cambiamento all’interno della Chiesa, sfida le convenzioni e le aspettative tradizionali, associa alla questione del ruolo della donna nella Chiesa e nella società una proposta di riconsiderazione delle rigide definizioni di genere e identità, e suggerisce, nel segno di un auspicio di maggiore inclusività e di superamento dei pregiudizi, un messaggio di speranza per coloro che si sentono emarginati o esclusi dalla Chiesa.
Ma, come si è detto, la percezione della implausibilità di una scena può variare notevolmente a seconda della sensibilità individuale e del contesto culturale e valoriale. Se la scena coinvolge elementi che vengono percepiti come irrispettosi dei propri valori culturali o come una provocazione nei confronti della propria fede, lo spettatore è portato ad un rifiuto attivo della singola scena e, a volte, dell’intero film. Il senso di profondo disagio e offesa spezza il patto di sospensione dell’incredulità e lo spettatore non è più disposto a interpretare la scena in questione in chiave simbolica. Nel caso di Conclave, è quello che accade allo spettatore che consideri l’intersessualità del Papa eletto non solo poco o per nulla plausibile (dato il forte contrasto con le tradizioni della Chiesa Cattolica), ma anche una provocazione o un’offesa nei confronti della propria fede.
I primi piani, la luce sul volto di Lawrence e le tartarughe del Papa.
L’uso massiccio di primi piani, particolarmente utilizzati con il cardinale Lawrence, è una scelta stilistica che crea un effetto di deterritorializzazione[1], una sensazione di abbattimento dello spazio e un risultato di rafforzamento del tratto emozionale. Il contrasto tra i primi due effetti, da un lato, e, dall’altro, l’angustia degli spazi del conclave costituisce un elemento di grande forza espressiva. D’altro canto, i primi piani hanno certamente di per sé un forte impatto emotivo sullo spettatore. Realizzano, come scriveva Jean Epstein, “un’impressione di prossimità”. La possibilità, così accordata, di captare i sentimenti e le emozioni che albergano nell’animo dei cardinali è un fattore di amplificazione della realtà, perché in tal modo il film dà forte evidenza non solo ai dati fattuali, ma anche ai pensieri, alle emozioni e alle tensioni che animano i protagonisti dell’evento.
Come ricorda Barbara Grespi, un’”antica tradizione di pensiero crede nell’intimo legame fra volto e anima” e “per Georg Simmel (Simmel 1985), il cui scritto sul volto fornirà alla mistica del primo piano argomenti assai funzionali, la definitiva collocazione dell’anima nel volto è opera del cristianesimo” [2]. È il volto, teso, sofferente e al tempo stesso dolce ed umanissimo, di Lawrence a farsi destinazione materica, visibile e sommamente espressiva, verso cui confluiscono gli intrighi, gli inganni, i tormenti e le esitazioni dei cardinali. È la postura di Lawrence, disteso per terra dopo lo scoppio della bomba all’esterno della Cappella Sistina, che, nel richiamare l’installazione “La nona ora” di Maurizio Cattelan, si fa simbolo verosimile della sua incrollabile tenacia e, al tempo stesso, della esposizione della Chiesa e della fede ad attacchi esterni (il meteorite che colpisce Papa Wojty?a nell’installazione di Cattelan rappresenta verosimilmente il male che, pur abbattendosi sul Papa – e sulla Chiesa – tuttavia non lo annienta). Il volto di Lawrence diviene emblema del sacro (di “profonda sacralità del volto, luogo di mediazione fra umano e divino” parla Grespi, richiamando ancora Simmel). ”[3]. È Lawrence che percepisce la estrema importanza dell’evento e la delicatezza del suo ruolo di decano, che patisce gli illeciti e le inadeguatezze dei candidati, credendo fermamente nella necessità che sia eletto un Papa capace di guidare con autorevolezza e benignità la Chiesa prossima futura, tanto da infrangere, con genuina afflizione, regole secolari, come l’integrità dei sigilli della stanza del defunto Papa, pur di appurare l’illiceità delle azioni di cui vengono sospettati alcuni candidati.
Ed ecco che, in questo rincorrersi di simbolismi, quando tutto lascia supporre che non esistano alternative valide ad un successo del reazionario Tedesco (se non lo stesso riluttante Lawrence), appaiono, in conseguenza della bomba esplosa all’esterno della Cappella Sistina, su quel volto, due piccole ferite sul lato destro (una sulla fronte, a sua volta solcata da profonde rughe, e l’altra sulla guancia), scolpite da una luce laterale che ne esalta drammaticamente la superficie e crea potenti contrasti. E quel doppio sfregio riconduce nuovamente alle riflessioni di Grespi, che, parlando appunto dello sfregio del volto, scrive: “Lo sfregio blocca una parte del volto, rompendo l’armonia del movimento, attira l’attenzione in un punto […]. È un segno vandalico sull’opera sacra per antonomasia.”
Una funzione simbolica strategica rivestono le tartarughe del defunto Papa, sulle quali molto è stato detto e scritto[4]. Le tartarughe fanno il loro esordio nel film durante una pausa del conclave. Un breve dialogo tra Lawrence e Benitez, che si è chinato per guardare alcune tartarughe che si trovano fuori del loro stagno, segnala un ulteriore indizio sul finale del film[5]: L.: “Le tartarughe del Santo Padre. Ne era molto affezionato. Un regalo dall’Angola.”; B.: “Pensavo di essermele immaginate. Le adoro. Sono così intelligenti.”; L.: “Beh, qui continuano a scappare e a essere investite”. La presenza delle tartarughe si riallaccia dunque originariamente alla figura del defunto Papa, alla peculiare affezione che egli nutriva per tali animaletti. Oltre tale primigenio collegamento, le tartarughe sono associate, nel corso del conclave, ai cardinali Lawrence e Benitez. Dopo l’elezione di Benitez e il discorso che ne è seguito tra loro due con la rivelazione di Benitez relativa alla propria intersessualità, è Lawrence ad accorgersi di una tartaruga errabonda all’interno degli ambienti della cappella Sistina e a riportarla premurosamente nello stagno.
Un’interpretazione simbolica partecipe della coerenza interna del racconto filmico dovrebbe restituire due significati: una similitudine tra le tartarughe e Benitez, dal momento che le tartarughe possono manifestare caratteri sessuali intersessuali, e, soprattutto, una continuità di orientamento e di pensiero tra il vecchio e il nuovo Papa. Immediatamente dopo che Lawrence ha adagiato la tartaruga nello stagno, senza soluzione di continuità, il solo mezzo espressivo del sonoro avvisa lo spettatore che il pubblico sta applaudendo l’avvenuta elezione del nuovo Papa. Mentre in precedenza era stata mostrata l’immagine del fumo nero, proprio l’immagine altamente simbolica della elezione del nuovo Pontefice, il fumo bianco, viene invece sottratta alla visione dello spettatore. Vediamo soltanto Lawrence, illuminato questa volta da una luce naturale e frontale (segno dello smorzarsi della sua tensione) che verosimilmente dirige lo sguardo verso il fumo ed accenna un tenue, rasserenato sorriso. Il film sembra così suggerire che Lawrence abbia deciso serenamente di conservare il segreto circa la situazione di Benitez – ben nota al defunto Pontefice, come detto – nella rassicurante convinzione che il defunto Pontefice avrebbe gradito l’elezione di Benitez; e che probabilmente, con la rinnovata fiducia nel futuro della Chiesa, abbia smussato, il cardinale decano, molte asperità della propria crisi di fede. Quel segreto pertanto si mescola con le potenzialità di rinnovamento, inclusione e pacificazione che implica complessivamente una figura di Pontefice come Benitez; preservandosi, il tutto, in uno scrigno prezioso di discreta speranza, che è sostanzialmente il messaggio finale del film, nella cauta consapevolezza, anche, che siamo sul piano della finzione e che la realtà potrebbe essere differente[6].
Al tema delle donne e dell’auspicato miglioramento del loro ruolo si riconduce, principalmente, il simbolismo narrato nell’ultima scena del film, che vede Lawrence affacciarsi alla finestra della sua stanza, che viene inondata di luce, e, nuovamente, sorridere con levità alla vista di un gruppo di suore che parlano e ridono in allegria.
Considerazioni conclusive.
Nel considerare la qualità etica dei personaggi del film, se sono certamente da apprezzare positivamente Il Papa defunto, il cardinale decano, i loro premurosi segretari, il cardinale Benitez (eletto Pontefice), Suor Agnes, il vescovo investigatore cui si rivolge Lawrence al solo fine di evitare la nomina di un Papa non meritevole (a prescindere dalla ideologia di appartenenza), occorre tuttavia non trascurare due figure che compiono una genuina esperienza di ravvedimento. Il primo è il cardinale Adeyemi, interpretato da Lucian Msamati, al quale Lawrence – che non svelerà il suo antico peccato, per via del segreto confessionale – spiega che la sua candidatura è bruciata dalla circostanza che le voci circolano e che i cardinali sono terrorizzati dalla possibilità di uno scandalo sessuale. Adeyemi si mostra estremamente dispiaciuto per la sua sostanziale esclusione; Lawrence gli dice per due volte “Lei è un uomo buono” e che, quindi, “saprà espiare”; Adeyemi, visibilmente rattristato, si siede sul letto per pregare ed invita Lawrence a pregare con lui (l’invito è accettato da quest’ultimo).
Il secondo è il cardinale Bellini, interpretato splendidamente da Stanley Tucci. Bellini, che era molto vicino al defunto Papa, è un personaggio molto complesso – e, all’inizio, estremamente ambizioso – perché attraversa varie fasi e stati d’animo. E, infatti: 1) inizialmente, ha un approccio falso di dichiarato disinteresse per l’elezione; 2) poi, ha un aperto diverbio con Lawrence, che accusa aspramente di avergli sottratto voti utilissimi e di ambire all’elezione; 3) poi, avendo compreso di non avere la dote di voti necessari per essere eletto, si fa fautore della elezione di Tremblay, nonostante Lawrence gli abbia rivelato gli atti corruttivi di quest’ultimo (è l’occasione nella quale Lawrence gli dice che manca di coraggio, avendo rifiutato l’invito dello stesso Lawrence a rimettersi in gioco); 4) dopo il discorso di Suor Agnes, che di fatto esclude Tremblay dalla contesa, invita Lawrence a scendere in campo per contrastare l’unico candidato rimasto in gioco, il cardinale reazionario Tedesco, e chiede perdono a Lawrence, dichiarando di aver agito temerariamente nei suoi riguardi.
C’è, infine, un momento molto significativo che associa Adeyemi e Bellini: appena Benitez raggiunge il quorum necessario, si alzano, applaudono convintamente e si incamminano, insieme agli altri cardinali, verso l’eletto Benitez. È il segno indiscutibile della definitiva pacificazione del loro animo. E della loro ascrizione filmica al gruppo dei buoni eroi. Gli unici due cardinali che, palesemente rabbuiati e sconfitti, restano seduti e non applaudono Benitez sono Tedesco e Tremblay, che, in definitiva, sono gli unici veri cattivi eroi del film; rispettivamente: il villain ideologico o antagonista ideologico con una causa e il villain strategico e ambizioso. Ma, se Tremblay è travolto soltanto dai propri personali comportamenti illeciti e sleali, Tedesco sconta soltanto il suo essere un ostinato conservatore, uno schietto antiprogressista: inizialmente, la sceneggiatura lo mette in luce quasi come una figura macchiettistica; nella parte finale, emerge la sua negatività, e la sua sconfitta, in quanto convinto conservatore. E, come convinto conservatore, Tedesco riunisce in sé l’inconcepibilità del dubbio come momento di crescita nel percorso di fede, l’avversione per un ruolo più incisivo delle donne nella Chiesa e nella società e l’assenza di una spiccata sensibilità per gli ultimi e gli esclusi in generale.
Le azioni illecite dei tre cardinali Adeyemi, Tremblay e Bellini richiamano, non banalmente, come vorrebbe Pascal Ide[7], ma direi significativamente, le tre concupiscenze di cui ci parla la prima Lettera di San Giovanni (Gv 2,16): “Tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della ricchezza, non viene dal Padre, ma dal mondo.” La significatività del richiamo discende dal fatto che le tre concupiscenze costituiscono un concetto chiave della dottrina cristiana, in grado di offrire una profonda comprensione della fragilità umana: riconoscere l’esistenza e l’azione delle concupiscenze è il necessario presupposto per avviare un cammino di conversione e di crescita spirituale; la catechesi sottolinea come la vittoria sulle concupiscenze richieda il necessario aiuto della grazia di Dio, da raggiungersi attraverso la fede, la preghiera e i sacramenti. Anche per quanto detto sopra – la sconfitta del convinto conservatore Tedesco in uno alla assenza, a differenza degli altri due candidati, di comportamenti di per sé illeciti a suo carico – può spiegarsi perché una parte della Chiesa abbia valutato negativamente Conclave. La netta divergenza di giudizi che si è generata sui contenuti e le scelte del film richiama alla mente – in modo icastico – la teoria delle comunità di interpreti di Stanley Eugene Fish[8], secondo la quale il significato di un testo narrativo non è connaturato all’opera stessa, ma emerge all’interno di specifiche comunità interpretative, che sono gruppi di singole persone che condividono sistemi di valori, interessi, convenzioni interpretative.
Si è, in precedenza, parlato della rottura del patto di sospensione dell’incredulità a fronte di contenuti percepiti come offensivi del proprio sistema di valori. Ebbene, l’interazione tra il concetto di (rottura del patto di) sospensione del patto di incredulità e la teoria delle comunità interpretative offre un quadro interpretativo articolato sulla percezione, ad opera di una comunità di interpreti, di contenuti irriverenti o offensivi rispetto al proprio sistema di valori, sulla probabile conseguente rottura del patto di incredulità, e, conclusivamente, su una valutazione negativa che matura e si completa all’interno di una comunità interpretativa secondo le dinamiche interpretative e valutative tipiche della comunità stessa. Detto questo, l’orientamento evidentemente progressista del film non giustifica le censure più gravi sull’opera stessa mosse dall’area evidentemente più conservatrice. Il film non è anticattolico, né sovversivo, né costituisce una sfida frontale per la Chiesa. Anzi, è ricco di spunti positivi, equilibrati e rispettosi, sul ruolo della Chiesa e sulle proficue potenzialità di un rinnovamento che vada nella direzione di una maggiore inclusione degli emarginati e degli esclusi. A prescindere dalle dispute ideologico-politiche, sono personaggi retti, umanissimi, tenaci ed equilibrati, come il cardinale decano e Suor Agnes, quelli che coordinano il conclave e lo indirizzano verso una scelta ispirata, quale presupposto ineludibile, esclusivamente alla meritevolezza. Ed è la voce dell’onestà e dell’innocenza quella, infine, vittoriosa. Merita sottolineare, del resto, che quello del cardinale Benitez è un successo che ha luogo con discrezione, devozione e rispetto – e lo si è visto – sia per il comportamento specifico tenuto da Benitez sin dall’inizio, sia come esito delle scelte narrative in generale. E la scelta del nuovo Pontefice nella persona del cardinale Benitez, ovviamente, è frutto della virtuosa decisione della grande maggioranza dei cardinali, che, all’oscuro degli imbarazzanti segreti del cardinale Benitez, hanno scelto quest’ultimo per gli alti valori morali e la deliziosa pacatezza d’animo che egli ha mostrato di possedere e che, nonostante o forse proprio in virtù della sua inconsueta natura, certamente possiede.
[1] Il termine deterritorializzazione è utilizzato, con riferimento ai primi piani, da Gilles Deleuze in Cinema 1. L’immagine-movimento. La citazione è tratta da “Racconti di corpi: Cinema, film, spettatori” di Luca Malavasi, in https://books.openedition.org/edizionikaplan/237. Anche la successiva citazione di Jean Epstein (1897–1953), regista e teorico cinematografico francese, è tratta dal testo di L. Malavasi.
[2] Barbara Grespi, ‘L’immagine sfregiata. Il cinema e i volti del sacro’, https://www.academia.edu/84126118/L_immagine_sfregiata_Il_cinema_e_i_volti_del_sacro. Barbara Grespi è docente universitaria di “Cinema e teorie del visuale” e “Archeologia dei media” alla Statale di Milano. Georg Simmel (1858-1918), è stato un filosofo e sociologo tedesco.
[3] Ancora Grespi, op. cit.: “Lo sfregio blocca una parte del volto, rompendo l’armonia del movimento, attira l’attenzione in un punto… È un segno vandalico …”.
[4] Tra le tante dichiarazioni, Ralph Fiennes ha indicato nelle tartarughe un simbolo di “indipendenza spirituale” (cfr., per esempio, il link https://screenrant.com/conclave-movie-ending-turtle-nuns-meaning-explained-ralph-fiennes/ del sito inglese screenrant.com.), e il regista Edward Berger ha precisato che “la loro presenza può essere aperta a molte interpretazioni diverse” (‘Conclave Ending: What The Turtle & Laughing Nuns Really Mean Explained By Star’ link: https://screenrant.com/conclave-movie-ending-turtle-nuns-meaning-explained-ralph-fiennes/).
[5] In tal senso anche Liz Forest, ‘Why The Turtles In Conclave Are So Important & What They Really Mean’; link: https://screenrant.com/conclave-turtles-importance-meaning-explained/ del sito inglese screenrant.com.
[6] Insiste molto sul simbolismo dettato dalla sottrazione delle immagini del fumo bianco, Clotilde Chinnici, “Conclave Ending Explained: Meaning & Symbolism”, https://loudandclearreviews.com/conclave-ending-explained-meaning/.
[7] Pascal Ide: “in termini di suspense, e quindi di sorpresa, ci troveremo di fronte alla più banale applicazione delle tre concupiscenze”, ‘Les trois erreurs du film “Conclave”’, in https://fr.aleteia.org/2024/12/14/les-trois-erreurs-du-film-conclave. È evidente la riconduzione della concupiscenza della carne al cardinale nigeriano Joshua Adeyemi; la concupiscenza degli occhi si concretizza nel peccato di simonia, l’attività corruttiva che il cardinale Tremblay pone in essere per la brama della carica di Pontefice; la superbia della ricchezza è quella del cardinale Bellini, che la ricerca smodata del potere rende arrogante e temerario (di “temerarietà nel giudicare il tuo cuore” si autoaccusa Bellini, come si è detto, nel chiedere scusa a cardinale Lawrence).
[8] Stanley Eugene Fish (Providence, 19 aprile 1938) è un insegnante, filosofo e critico letterario statunitense.
