Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

In-utile

(Marco Beconcini)

«In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». [Lc 17, 5-10].

È utile ciò che serve. È utile ciò che si può usare per un certo fine.

È utile il martello perché serve per mettere un chiodo nel muro.

È utile il chiodo perché serve per appendere un quadro.

Non è utile il quadro.

In-utile vuol dire solo che non è utile. Non vuol dire che non serve a nulla.

Essere servo inutile non equivale ad affermare l’inefficienza del servitore. Dice solo che il servo non è strumentale a nulla. Dice che è gratis. Dice che è grazia. Dice che è fede.

Per questo, il servo inutile non è colui del quale non ci importa nulla, anzi, è colui del quale ci importa massimamente proprio perché non ha secondi fini.

In-utile è tutto ciò che non è strumentalizzabile.

Non è utile la cultura. Non è utile la bellezza. Non è utile la musica o la poesia.

Non è utile l’amore.

Il servo inutile è Cristo che lava i piedi. Obbediente a dove l’amore lo conduce. Fino alla croce.

A che serve? A nulla. È in-utile. Per questo salva.

Per questo è respiro di libertà. Scioglie ogni vincolo di dipendenza. Serve perché serve. In-utile e indispensabile.

La rosa è senza perché. Fiorisce perché fiorisce,
A se stessa non bada, che tu la guardi non chiede.” (A. Silesius, Il pellegrino cherubico, nella versione di Giorgio Stella in La poesia e lo spirito).

Dio ama chi è in-utile. Chi serve per servire. Chi ama per amare.

“Aumenta la nostra fede” [in greco è usato il verbo prostithemi, alla lettera: porre davanti. Aggiungere, aumentare. Da cui pròtesi]Aggiungi fede alla fede, come chi mette la protesi dove un arto manca.   Poiché dalla fragilità nasce la fede. Per questo è forte da sradicare gli alberi.

Guai a colui che rende “utile” la sua fede. La fede non è strumentale a nulla. Come Dio non è strumentale a nulla. “Utilizzare” Dio è renderlo idolo, è bestemmia. La fede èobbedienza all’amore e genera atti d’amore.

In-utile. Cioè concretamente libera. E liberante.

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3 pensieri su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. Giorgio Stella

    Gentile lei grazie x avermi citato ma la versione nn è mia. La messa di oggi di don Fabrizio è lo schema del suo documento: vi ringrazio. L’ utile pudore dell’ inutile. Un abbraccio.

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