Jorge Luis Borges

di Giorgio Stella

Ormai compiuto il numero dei passi
che ti fu dato fare sulla terra,
ti dico morto. Io pure sono morto.
Io che rammento la precisa notte
dell’ignorato addio, oggi mi chiedo:
Che sarà stato di quei due ragazzi
che verso il mille e novecentoventi
cercavan con platonica innocenza
sui lunghi marciapiedi della notte
del Sud, nella chitarra di Paredes
o in fiabe di cantoni e di coltello
o nell’alba, che mai sfiorò nessuno,
la segreta città di Buenos Aires?
Fratello nei metalli di Quevedo
e nell’amore al numeroso esametro,
scopritore (ma tutti lo eravamo)
di un antico strumento, la metafora,
Francisco Luis, dello studioso libro,
magari dividessi questa vana
sera con me, inesplicabilmente,
e mi aiutassi a ripulire i versi.

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