Frammenti di Cinema # 94

di Pasquale Vitagliano

Qual è la più bella colonna sonora scritta per un film? Se la giocano in tre. Ennio Morricone con il tema del film     Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi del 1969; Ryuichi Sakamoto con Il Tè nel deserto diretto da Bernardo Bertolucci nel 1990; infine Michael Nyman con Lezioni di piano di Jane Campion del 1993. In verità, la scelta è molto difficile. Si pensa prima ai compositori che ai film. Qui abbiamo subito ricordato tre grandi. Di Morricone e Sakamoto davvero sarebbe difficile individuare la musica più bella. Forse il compositore romano è stato il più grande. Perché? Provate a immaginare i film da lui musicati senza quella colonna sonora. Lo aveva intuito Sergio Leone, il quale girava facendo ascoltare le sue note.

Non è tutto qui, tuttavia. Chi può dimenticare, per esempio, Nino Rota e La Strada (1954) di Federico Fellini, e Nicola Piovani con Benigni de La vita è bella (1997): due autori ai poli generazionali opposti della musica per cinema. Si è trattato di grandi musicisti prestati al cinema. Come nel caso di Leonard Bernstein con il musical West Side Story di Jerome Robbins e Robert Wise (1961) o a George Gershwin con il capolavoro di Vincent Minelli Un americano a Parigi (1951), benché la musica sia nata prima in teatro che sulla pellicola. Intorno ai temi musicali sono anche nate delle leggende. Per esempio, che Miles Davis abbia scritto la colonna sonora per Ascensore per il patibolo (1958) di Louis Malle in una notte. E che i Bee Gees abbiano scritto i pezzi de La febbre del sabato sera di John Badham in un week end.

Infine, ci sono temi musicali che ci restano in testa anche dopo aver dimenticato il film. È il caso del tema di Hans Zimmer in Inception di Christopher Nolan nel 2010, o nello stesso anno The Nature of the Daylight di Schutter Iceland girato da Martin Scorsese: scritto da Max Richter, ci sembra un pezzo di musica classica, ma è stato composto nel 2004. Anche le sonate al piano di Erik Satie che riecheggiano il romanticismo dell’‘800 ma risalgono ai primi del ‘900. Molti film hanno preso in prestito le sue musiche. Stanley Kubrik ha preso spesso in prestito la musica classica per i suoi film. Chiudiamo il cerchio con i film horror che devono molto del loro successo alla colonna sonora. Due su tutti: la reiterazione ossessiva de L’esorcista (1973) di William Friedkin e il basso di fondo dei Goblin in Profondo rosso di Dario Argento del 1975.

 

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