20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

La lettura di Aspettando l’aurora (QdB, 2025) di Marcello Buttazzo mi offre l’occasione per ritornare sopra una questione mai risolta se si possa scrivere poesia senza versi. Queste poesie mi confortano a ribadire che sì, esiste e vive anche una poesia di parola. Anzi, fa da controcanto a tanti versi che vanno a capo solo per darsi nome di poesia. In realtà, non è facile. Si coglie lo sforzo di retrocedere alla sorgente del segno, e di conseguenza, del significato. La parola è solitaria. Ad essa soltanto affidiamo la chiave di violino da cui svolgere il ritmo della poesia. Si dipana in verticale e deve incardinarsi per comporre l’armonia del tutto con il tempo mentale, tanto del poeta, quanto del lettore; e con lo spazio più largo della pagina nel quale la parola attende di essere colta come un oggetto prezioso sul fondale marino. Ho sentito la voce,/ srotolare la voce/ lusingare la voce./ Stamane m’ha svegliato la tua voce,/ mentre le campane del Convento/ rintoccavano ore diurne.

Nella poesia di Buttazzo mi pare che il tempo sia tutto. E dopo il tempo, il colore. Le 58 poesie (introdotte, senza titolo, da un numero romano) si presentano anche come quadri verticali, meglio un’esposizione di terrecotte dipinte in superficie con i colori meridiani di un Sud che non insegue più nessuno. Ma staziona. E’ fermo ma non immobile. Coltiva con disincanto il proprio sogno permanente. Rivendica l’attesa come condizione esistenziale che non aspira più ma inspira ciò che già possiede. Il giallo batte/ sulle tempie di limone,/ è ocra,/ s’incendia al tramonto/ e scende sulle persone. Questa scrittura aderisce senza sforzo all’ambiente dalla quale sorge, è la terra della memoria e dell’anima, né patri, né piccola, ma personale e universale. Terra del padre, della madre/ e di chi tanto ci desiderò./ Lequile,/ terra del sole d’estate,/ il sole che non tramonta mai. Dunque, è sempre, oltre ogni intenzione, civile. Andando via,/ il ragazzo m’ha detto/ “Che Dio ti benedica”./ Vorrei tanto/ che il suo Dio/ salvasse tutti i naufraghi/ delle acque e delle terre. Scopro così che questa poesia, in qualche modo, appartiene anche a me.

 

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