20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

La poesia di Antonio Petrocelli è una retrocessione allo stato di natura attraverso la memoria. Il risultato, tuttavia, non è, come ci potremmo aspettare, di nostalgia. È un rinvenimento della dura materia del presente. Il medium è la figura del padre, ma, in realtà, tutto l’universo infantile e geografico dal quale l’autore tra origine. Il ritorno a questa sorgente porta con sé le paure della discesa all’inferno. Per mezzo della poesia, in realtà, la memoria si sublima. Non aleggia fantasmatica a intralciare le cose della vita di tutti i giorni. C’è un doppio passo. Subito segue un sbrinamento che arricchisce la scrittura di questa raccolta di oggetti e elementi naturali che hanno lo spessore di presenze vive ed eloquenti. A partire dal titolo Peraspina e perapoma (Treditre Editori, 2019), che traccia il confine tra il mondo familiare e domestico che l’autore rianima e la realtà esterna di cui egli è stato interprete e viandante sulla strada, perché solo la strada è di tutti. Questo legame tra passato e presente, interno ed esterno, personale e universale è teso come una pelle di tamburo. Sono un contadino/ in fuga dai contadini./ Per dare senso/ al giorno fatto/ scorteccio un ramo/ e mi abbevero al fiume di tuoi silenzi. Scandita in quattro stanze, la poesia-canzone di Petrocelli raggiunge la nota più alta con Vola vola, pascoliana e metafisica insieme, liberazione finale dell’anima e dei sensi dagli abbracci della memoria fino a farsi pura armonia. Le mosche ronzano in tormento/ sulla corda che si tende./ Vola vola sull’aia la giumenta/ inseguendo in tondo il vento.

 

Nella poesia di Petrocelli, non si può negarlo, si sente l’eco della tradizione meridiana di Scotellaro e Sinisgalli. L’ironia dell’autore segna comunque una distanza che evapora senza smemoratezza, rinnova senza azzeramenti. Camminando per la via/ mi prendi in giro dicendo:/ – Nel pomodoro c’è la vitamia. Se il cinema, secondo Pasolini, è la lingua scritta della realtà. La poesia è la lingua scritta dell’anima, quale dimensione non astratta, ma soffio inerente e vitale. Non mi ripeto, ne sono convinto intimamente, che l’anima è ciò che resta quando tutto è trascorso. L’orma nel nostro passaggio su questa terra, breve ma significativo.

 

 

 

Un pensiero su “20 righe (per niente) facili

  1. Carlo ferretti

    Petricelli assume in sé l’essenza di un’anima contadina e la luce di un intellettuale diventato tale per suo volere e a sue spese. Il risultato della sua poesia ci dà una immagine di sintesi di autentica bellezza, di sofferenza vissuta, di onestà. Struggenti ricordi del suo passato, nella consapevolezza,spesso disperata,
    che i tempi vissuti , le persone care, i luoghi, la fatica di giovane novizio contadino, viste talora con disprezzo , non torneranno. Resta il legame, mai sopito,con i suoi luoghi la sua gente, il suo sangue, il suo mondo

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