Una rilettura senz’altro salutare per farci rifiatare da pesantezze e vicoli ciechi di polemiche e informazioni distorte – su cui spesso maliziosamente sguazza la stampa italiana: non è che sia anche per questo che perde quotidianamente lettori? – è quella delle “Bustine di Minerva” di Umberto Eco: articoli apparsi dal 1995 settimanalmente – poi ogni 15 giorni – nell’ultima pagina dell’ ”Espresso”.
Il grande studioso – e romanziere per variante – faceva qui le sue riflessioni, ora serie, spesso ironiche, mai prevaricatrici, su usi, costumi e personaggi dei suoi giorni: esprimendo una scioltezza e uno humour assai rari negli ambienti accademici. (Sia chiaro, in pubblico tutti gli accademici si mostrano sorridenti, paciosi e attenti ai destini dell’umanità: poi, prova a conoscerli un po’ più da vicino…).
Queste “Bustine” sono uscite in varie edizioni: quella che ho sottomano mentre scrivo è Pape Satàn Aleppe, La nave di Teseo, 2016. Proviamo a scorrere alcuni titoli giusto per entrare nel clima: “Harry Potter fa male agli adulti?”, “Come difendersi dai Templari”, “Ecco l’angolo retto”, “Lo spazio in forma di cavatappi”, “Interrompimi se la sai già”, “Diavolo di un Aristotele”.
E veniamo, per tutte, a una citazione: “Una stagionata credenza vuole che le cose si conoscano attraverso la loro definizione. In certi casi è vero, come per le formule chimiche, perché certamente il sapere che qualcosa è NaCI aiuta chi sa qualcosa di chimica a capire che deve essere un composto di cloro e sodio e probabilmente – anche se la definizione non lo dice esplicitamente – a pensare che si tratti di sale. Ma tutto quello che del sale dovremmo sapere (che serve a conservare e insaporire i cibi, che fa alzare la pressione, che si ricava dal mare o dalle saline, e persino che nei tempi antichi era più caro e prezioso di oggi) la definizione chimica non ce lo dice”. Della serie: occhio, ragazzi! Riflettere sempre su quando, cosa e come.
E se rileggessimo… di Enrico Grandesso. Le Bustine di Minerva di Umberto Eco
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