Agnus Dei
(F. Zurbaran, 1640)
In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». [Gv ,29-34]
Siamo pronti a parlare di peccati, commessi o perdonati, gravi e meno gravi, ma forse non siamo pronti a parlare del “peccato”. È facile comprendere le trasgressioni. È facile perché abbiamo radicata l’idea di regola, di norma, di legge. È meno facile considerare l’atteggiamento di fondo che nega e contraddice l’amore. È questa contraddizione che viene “tolta” dall’Agnello.
Espressione di chiaro sapore biblico, “l’agnello” esprime fino in fondo il prendersi a cuore dell’uomo, da parte di Dio.
Nel Targum Neofiti (XVI sec) si parla di un sogno del faraone, in cui il faraone vedeva tutto il paese d’Egitto messo sul piatto della bilancia, che, sull’altro piatto, aveva un agnello. E la bilancia pendeva dalla parte dell’agnello. I maestri di arti magiche, interpellati, profetizzarono di un figlio, destinato a nascere nel popolo d’Israele, per mezzo del quale sarebbero arrivate, per l’Egitto, devastazione e morte (cit. in Atelier Evangile).
In Esodo (cap. 12) si parla del comando per Israele di celebrare la Pasqua con un agnello (“maschio, nato entro l’anno, senza difetti”). L’agnello, dunque è immagine intimamente legata alla libertà e alla liberazione. È immagine fondativa di Iraele. Ed è memoria della Pasqua.
« Tuttavia, l’agnello è un’immagine ad alto rischio. Non è stata forse percepita e insegnata come “la vittima voluta da Dio”? C’è anche il rischio di far ricadere su questa immagine la violenza e la confusione che abitano i nostri rapporti umani, dimenticando che questa immagine può giustamente trasformare tali rapporti. Se l’agnello di Dio fosse semplicemente una vittima in più della violenza umana, da dove verrebbe la speranza?» (Atelier EvangileII dom. p.a.). L’idea di un Dio assetato di sangue viene sempre rigettata nella Bibbia. Un episodio per tutti: il “sacrificio di Isacco” (nella tradizione ebraica, la “legatura di Isacco”). Ad Abramo non viene permesso di versare il sangue del figlio, la violenza è rigettata. Solo un idolo può essere assetato di sangue. IHWH è liberazione, non violenza; è salvezza, non condanna.
L’agnello di cui parla Giovanni Battista compie la liberazione iniziata; compie, cioè, il processo di maturazione iniziato con la creazione. Che cosa ha deviato questo processo? Che cosa ha inquinato il desiderio di libertà costitutivo dell’essere umano? È questo che Gesù-Agnello “toglie”. E toglie, prendendo su di sé. Il verbo greco, tradotto in latino con “tollere”, può significare sia “togliere che prendere”. Le due azioni sono intimamente connesse al punto da essere inscindibili.
« In effetti, se Gesù porta senza togliere, non c’è salvezza; se toglie senza portare, non c’è salvatore. In altre parole, come esprime la fede cristiana, salvatore e salvezza sono uno solo, nel nome, nella persona e nell’azione di Gesù » (B. Van Meenen in Atelier Evangile).
Non è il “capro espiatorio” che carica su di sé i peccati del popolo, acquietando le ire di una divinità gelosa. Gesù toglie la radice stessa del peccato, estirpa tutto ciò che non è amore, affermando la radicalità e la imprescindibilità dell’amore come realtà fondativadell’umanità. Questo non vuol dire che non si possa più non amare. Vuol dire però che il non-amore non è la verità sull’uomo. Vuol dire che la statura piena e matura dell’essere umano è lo stesso amore che si oppone al nostro girare a vuoto.
“Togliendo” il peccato del mondo, Gesù stabilisce la libertà come destino e misura della nostra umanità.
L’Agnello, nella Bibbia, non è solo segno della liberazione effettuata, ma anche segno del futuro che ci attende (Apocalisse).
Tutto ciò che è negazione di libertà è negazione di umanità, ma anche di divinità. Tutto ciò che non è amore è vaga ombra, è erba che appassisce, è parvenza di fioritura che non dà frutto.
