
Sparire, o quasi. Come il lievito nella pasta, o il sale nei cibi. Accettare d’essere nulla, perdendosi nella fiducia, come un mare in cui navighi ignorando la rotta, senza porti domande, fidandoti del capitano.
O Capitano, mio Capitano, ti sei impegnato molto perché imparassi l’arte di svanire, il gusto dello stare in disparte, in una grotta, in un pezzo di pane e un po’ di vino.
Prendete e mangiate: si diventa nutrienti acconsentendo a uscire, una volta per tutte, dallo scatolame dei sistemi difensivi.
O Capitano, mio Capitano, prendiamo il largo, per approdare insieme nella Terra dell’Esserci Per Sempre.

L’amore per Lui sgorga dal cuore ferito come un canto, e si fa poesia.
Bellissimo!
Duc in altum …sempre come servi inutili…come è dolce naufragar in questo mar..ma il quotidiano ci riporta a terra!!!
Visibile, invisibile
Visibile, invisibile
il carrettiere all’orizzonte
nelle braccia della strada chiama
risponde alla voce delle isole.
Anch’io non vado alla deriva,
intorno rulla il mondo, leggo
la mia storia come guardia di notte
le ore delle piogge. Il segreto ha margini
felici, stratagemmi, attrazioni difficili.
La mia vita, abitanti crudeli e sorridenti
delle mie vie, dei miei paesaggi,
è senza maniglie alle porte.
Non mi preparo alla morte,
so il principio delle cose,
la fine è una superficie dove viaggia
l’invasore della mia ombra.
Io non conosco le ombre.
Salvatore Quasimodo