
Vuoto dei vuoti, tutto è vuoto: bisognerebbe tradurre così l’inizio del Qoelet, un libro biblico che è una sonda spietata nella condizione umana. Il vuoto è causato dalla separazione: devo, prima o poi, distaccarmi dai beni, dagli affetti, dal mio stesso corpo, nel momento della morte.
Si pone qui la grande missione dell’amore: colmare l’assenza, riparare le falle, mettere una toppa allo squarcio che si apre nell’esistenza di ogni essere vivente. Il nemico è il diabolos, il separatore per antonomasia. Dio compie, invece, un’azione simbolica nel senso etimologico della parola, che è “unire”. Così anche Maria, la symballousa, metteva insieme le cose, collegandole nel suo cuore. Amare è l’unità che vince sulla separazione, il pieno che esorcizza il vuoto dei vuoti, come lo chiama il Qoelet.

Vuoti….a rendere!
Dobbiamo fare attenzione a non rendere vuoto ciò che è pieno!
E giustamente,Qoelet ammonisce in questo: vanità delle vanità; è lo svuotarsi dentro per apparire fuori;
Importante è non produrre le falle che causano lo svuotamento del recipiente;
o quanto meno cercare di tamponarle.
E indispensabile, è “sym-bolum”
che bella l’opposizione etimologica tra dia-bolos e sym-bolos, non ci avevo mai pensato. Grazie Fabry di queste tue perle che aprono bene la giornata.
Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato.
Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.
Non si chiude un abisso con l’aria.
Emily Dickinson
“Omai disprezza
Te, la natura, il brutto
Poter che, ascoso, a comun danno impera
E l’infinita vanità del tutto.”
così termina -A se stesso- di Leopardi. Una summa del pensiero pessimistico leopardiano.
Quando ci mettiamo al centro, tutto dovrebbe girare secondo la nostra volontà e esperimentiamo solo il Dio del male. Il vero Dio è solo Bene e il suo Amore va oltre le nostre categorie. La questione è questa: essere consapevoli di ciò!!! Non è semplice e/o facile.