Il film più bello su Cristo e il Vangelo e forse anche il più bello di Pasolini. Un film che riesce a trasmettere il mistero della figura di Cristo (davvero notevole la voce di Enrico Maria Salerno…), spesso ripresa di spalle o alternata a primi piani e campi lunghi, tra indignazione celeste e terrena, in mezzo a quei volti che sanno di vita, di lavoro, di terra, di un’Italia che non c’è più o quasi… E che emozione rivedere Enzo Siciliano e Alfonso Gatto…
Grazie, Fabrizio, anche per queste immagini…
buon giorno a tutti, *grazie*, dal cuore. e questo dono – il film perfetto, in tutto: anche negli occhi abbagliati di Alfonso Gatto, anche nella non-professione di Enrique Irazoqui, perfetto. la Parola si mostra, ma la regìa la riprende quasi sempre da lontano, in soggettive di qualcuno che cambia posizione, dall’alto e dallo stesso piano di Gesù. poi (tardi) arriva il primo piano, o il Primissimo Piano (abbreviato PPP) che è una firma di Pier Paolo Pasolini, Pietro II, pastor-poeta. e anche a lui, dovunque sia – e viaggia ancora, sui 180 all’ora di strade senza limiti (il Paradiso dei Pesci) – *grazie*
Caro Fabrizio,
un bel taglio ai tagli (sociologici psicologici ecc),
nonché un bel colpo di maglio, da non lasciare pietra su pietra.
Grazie, un caro saluto e buon compleanno a Massimo.
Roberto
caro fabrizio, hai postato uno dei più brani del “vangelo secondo matteo” di pasolini, ma quanto c’entra in tutto ciò l’omelia di domenica scorsa?
sono d’accordo che si tratta forse del capolavoro di pasolini ( unitamente ad “accattone” ), ma non sul doppiaggio di enrico maria salerno. la sua voce è troppo metallica e stridente, nei toni alti , è un Gesù al tempio che sembra quasi isterico. andava bene, il salerno, per i western spaghetti, per il personaggio di eastwood, dai toni bassi e caldi.
ma per tornare a pasolini, il periodo in cui realizzò questo film è stato uno dei più travagliati, dal punto di vista spirituale. e molte poesie di “poesia in forma di rosa”, appartengono a quel periodo, quando alla fine delle scene, a notte , se ne andava a
cercare l’amore dei “corpi senz’anima”, giovani lucani della zona ( girò molto a Matera) . e poi c’è l’immagine della “madonna”, susanna pasolini , la madre, che è davvero impressionante, straziante, un anticipo di quello che sarebbe accaduto di lì a pochi anni dopo. la madre è stata una figura immanente, decisiva e tragica della sua esistenza.
“…Ho un’infinita fame /d’amore, dell’amore di corpi senz’anima/ Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu / sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù” .
dario bellezza, omosessuale come lui , non esitò a dire che pasolini era morto per colpa della madre. perché – disse – non è concepibile che un uomo di 53 anni ( l’età in cui fu assassinato, ad Ostia , nel 1975), non abbia una casa dove far l’amore, e sia costretto a seguire “i ragazzi di vita” nei più sordidi luoghi . c’è qualcosa che non funziona – continua Bellezza -, ha una psicologia regredita , è ancora mammista. aveva ragione Arbasino quando lo accostava al Pascoli , che aveva il culto della mamma e delle sorelle. ci sono omosessuali che crescono e fanno una vita autonoma , che magari si sposano, naturalmente con un uomo, anziché una donna, e poi ci sono quelli che continuano a vivere con la madre, perché sono sposati con la madre. io vivo la mia quotidianità normalmente, essendo libero. lui non era libero. per sua scelta, era feroce e implacabile verso se stesso.
ho spostato il tiro, sono andato fuori asse, scusa Fabrizio. ma potrebbe essere un altro spunto di argomentazione.
in fondo l’autore del film che tu ci hai fatto rivivere , in qualche modo ci ha messo in quel filmm (rigorosamente matteiano, parola per parola) anche le sue angosce, no?
Un abbraccio forte.
Augusto
Si può mai dare in vita, la completa autonomia da qualcosa o da “qualcuno?”
E’ una ricerca e condizione che si declina in forme e tappe diverse. Ognuno di noi ha una sua propria “madre” interiore o esteriore a cui tornare.
grazie ad Augusto e Paola.
mi affascina l’idea che ognuno legga il vangelo secondo il proprio personalissimo vissuto. Ho sempre pensato che Gesù di Nazaret sia l’unico a permettere anche al più lontano di essere se stesso. Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? è la parola più rivoluzionaria che si possa pronunciare sui legami di cui la nostra vita si nutre o si avvelena.
ciao… non posso fermarmi a lungo. ma di passaggio, con la musica altissima di Marco Lo Russo sullo sfondo. credo che Paola sia nel vero: non c’è vita dissociata da rapporti, di cui si può *anche* morire, così come se ne vive. per il poco che ne so o ne intuisco, Pier Paolo muore per più di una causa: la madre è causa così come è vero che non c’entra nulla. ma attenzione: Pier Paolo ha riso molto, attenzione a non farne un mostro necrofilo, per altri mostri. amava la vita, in un modo così poco banale che oggi non lo comprendiamo…
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Il film più bello su Cristo e il Vangelo e forse anche il più bello di Pasolini. Un film che riesce a trasmettere il mistero della figura di Cristo (davvero notevole la voce di Enrico Maria Salerno…), spesso ripresa di spalle o alternata a primi piani e campi lunghi, tra indignazione celeste e terrena, in mezzo a quei volti che sanno di vita, di lavoro, di terra, di un’Italia che non c’è più o quasi… E che emozione rivedere Enzo Siciliano e Alfonso Gatto…
Grazie, Fabrizio, anche per queste immagini…
grazie di cuore, Mauro.
vorrei dedicarlo a Massimo Sannelli, nel giorno del suo compleanno.
un abbraccio a te e a lui.
fabrizio
buon giorno a tutti, *grazie*, dal cuore. e questo dono – il film perfetto, in tutto: anche negli occhi abbagliati di Alfonso Gatto, anche nella non-professione di Enrique Irazoqui, perfetto. la Parola si mostra, ma la regìa la riprende quasi sempre da lontano, in soggettive di qualcuno che cambia posizione, dall’alto e dallo stesso piano di Gesù. poi (tardi) arriva il primo piano, o il Primissimo Piano (abbreviato PPP) che è una firma di Pier Paolo Pasolini, Pietro II, pastor-poeta. e anche a lui, dovunque sia – e viaggia ancora, sui 180 all’ora di strade senza limiti (il Paradiso dei Pesci) – *grazie*
grazie a te, Massimo: anche per questo.
e ancora auguri da tutti noi.
fabrizio
Caro Fabrizio,
un bel taglio ai tagli (sociologici psicologici ecc),
nonché un bel colpo di maglio, da non lasciare pietra su pietra.
Grazie, un caro saluto e buon compleanno a Massimo.
Roberto
Buon compleanno Massimo!
🙂
C.
sì, un taglio ai tagli è l’ideale Roberto, in molti sensi.
un abbraccio
fabrizio
caro fabrizio, hai postato uno dei più brani del “vangelo secondo matteo” di pasolini, ma quanto c’entra in tutto ciò l’omelia di domenica scorsa?
sono d’accordo che si tratta forse del capolavoro di pasolini ( unitamente ad “accattone” ), ma non sul doppiaggio di enrico maria salerno. la sua voce è troppo metallica e stridente, nei toni alti , è un Gesù al tempio che sembra quasi isterico. andava bene, il salerno, per i western spaghetti, per il personaggio di eastwood, dai toni bassi e caldi.
ma per tornare a pasolini, il periodo in cui realizzò questo film è stato uno dei più travagliati, dal punto di vista spirituale. e molte poesie di “poesia in forma di rosa”, appartengono a quel periodo, quando alla fine delle scene, a notte , se ne andava a
cercare l’amore dei “corpi senz’anima”, giovani lucani della zona ( girò molto a Matera) . e poi c’è l’immagine della “madonna”, susanna pasolini , la madre, che è davvero impressionante, straziante, un anticipo di quello che sarebbe accaduto di lì a pochi anni dopo. la madre è stata una figura immanente, decisiva e tragica della sua esistenza.
“…Ho un’infinita fame /d’amore, dell’amore di corpi senz’anima/ Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu / sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù” .
dario bellezza, omosessuale come lui , non esitò a dire che pasolini era morto per colpa della madre. perché – disse – non è concepibile che un uomo di 53 anni ( l’età in cui fu assassinato, ad Ostia , nel 1975), non abbia una casa dove far l’amore, e sia costretto a seguire “i ragazzi di vita” nei più sordidi luoghi . c’è qualcosa che non funziona – continua Bellezza -, ha una psicologia regredita , è ancora mammista. aveva ragione Arbasino quando lo accostava al Pascoli , che aveva il culto della mamma e delle sorelle. ci sono omosessuali che crescono e fanno una vita autonoma , che magari si sposano, naturalmente con un uomo, anziché una donna, e poi ci sono quelli che continuano a vivere con la madre, perché sono sposati con la madre. io vivo la mia quotidianità normalmente, essendo libero. lui non era libero. per sua scelta, era feroce e implacabile verso se stesso.
ho spostato il tiro, sono andato fuori asse, scusa Fabrizio. ma potrebbe essere un altro spunto di argomentazione.
in fondo l’autore del film che tu ci hai fatto rivivere , in qualche modo ci ha messo in quel filmm (rigorosamente matteiano, parola per parola) anche le sue angosce, no?
Un abbraccio forte.
Augusto
Si può mai dare in vita, la completa autonomia da qualcosa o da “qualcuno?”
E’ una ricerca e condizione che si declina in forme e tappe diverse. Ognuno di noi ha una sua propria “madre” interiore o esteriore a cui tornare.
grazie ad Augusto e Paola.
mi affascina l’idea che ognuno legga il vangelo secondo il proprio personalissimo vissuto. Ho sempre pensato che Gesù di Nazaret sia l’unico a permettere anche al più lontano di essere se stesso. Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? è la parola più rivoluzionaria che si possa pronunciare sui legami di cui la nostra vita si nutre o si avvelena.
ciao… non posso fermarmi a lungo. ma di passaggio, con la musica altissima di Marco Lo Russo sullo sfondo. credo che Paola sia nel vero: non c’è vita dissociata da rapporti, di cui si può *anche* morire, così come se ne vive. per il poco che ne so o ne intuisco, Pier Paolo muore per più di una causa: la madre è causa così come è vero che non c’entra nulla. ma attenzione: Pier Paolo ha riso molto, attenzione a non farne un mostro necrofilo, per altri mostri. amava la vita, in un modo così poco banale che oggi non lo comprendiamo…