La poesia della settimana. Salvatore Quasimodo

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
nella notte di pioggia. Sarà vano
il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo d’un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta: forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore…

Salvatore Quasimodo, Poesie, Fabbri Editori, p. 123.

2 pensieri su “La poesia della settimana. Salvatore Quasimodo

  1. S&R

    Amo questa poesia! I suoi versi, concepiti nel clima terribile della guerra, affidano a noi il suo intramontabile messaggio: solo l’amore resta.
    Bellissima.

    Rispondi

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