
Per mia moglie Enza
Sì, anch’io l’ho visto il genio
che arriva sul palco in carrozzina,
quell’angelo della musica vera
trascinato dalla sua chioma nera
il volto pallido, e tuttavia acceso,
nella luce che arde nei suoi sguardi
L’ho visto con la sua gioia umana
che esplode tra le labbra delle galassie
e nell’avvenire dei contrabbassi
che chiudono le fila degli strumenti.
L’ho visto nei suo archi d’oro
nei clarini d’argento e negli oboi
dei pastori dell’antica Grecia
Era lì con la bacchetta in mano
gli occhi chiusi, le palpebre d’aria,
e dentro la tempesta della passione
e sopra di lui c’erano nuvole bianche
che versavano il sangue delle rose
trafitte dalle loro stesse spine.
Sì, era sempre lui, Ezio Bosso,
– l’incapace, l’indifeso, il disabile,
il dileggiato, l’oltraggiato, il diverso –
seduto sul palco di Busseto
con l’orologio del tempo
nei suoi polsi sottili, tic tac tic tac
a parlare della storia della musica
che non ha storia e non ha inizio né fine
e la sua voce alta lenta che s’ingolfa
di pathos , di voglia di baci e abbracci,
e tutta la sua vita dolorosa
così luminosa e infinita
avvinghiata ai lacci puerili
del corpo disfatto
Ho visto il suo cuore nobile, il suo amore
vero , sincero, per il mondo, per la vita,
per i suoi orchestrali, per i suoi amici,
per il pubblico e gli sconosciuti,
ho visto il suo essere unico ,
il suo suono, la sua onda, il ritmo, diverso
Nessuno ha la gentilezza
della sua grande anima.
Tutto in lui è amore, vita, e morte.
E lo vedo ancora oggi che vibra
come corda tesa negli abissi stellari
con il suo sangue che va e viene
e scorre come fiume mare oceano
nel battito tic tac tic tac che si fa eterno
lo rivedo rinascere nella carne
lucente e vergine
e nelle lacrime che scendono copiose
sull’altare dell’offerta sublime all’arte
e all’umanità: sono contento
di questo mio soffrire, della mia malattia.
Sono i grandi malati della storia
che hanno rifatto l’umanità.
Nella notte, al di là della notte
mutati gli orizzonti finali , tu ed io,
amico mio, mutati noi stessi ,
arresi alla sua lezione
alla grande verità finale
guardiamo a lui piangendo
come un dono Immenso
che il cielo ci ha prima dato
e ora che abbiamo fatto in tempo
appena ad accorgercene
ce lo toglie, con un sorriso,
in un conteggio misterioso ,
tutto suo, diverso, unico, nuovo.
Ciao, Ezio, diverso in tutto, da noi
vittima delle tue ali invisibili d’angelo,
delle tue palpebre sospese e lievi
dei tuoi occhi sempre in faccia al cielo
trascinato via dentro un vortice
di altra vita, di vita accresciuta e nuova,
ancora fatta di emozioni, di storia, di umanità
sarai per sempre splendore, sorriso
e lontananza.

… sono contento
di questo mio soffrire, della mia malattia.
Sono i grandi malati della storia
che hanno rifatto l’umanità.
L’ha ripubblicato su Paolo Ottaviani's Weblog.
Grazie al mio amico e maestro Fabrizio, che da sempre è portatore sano di spiritualità, e a mia moglie Enza, che ha insistito affinché vedessi quel magnifico spettacolo che è stato Che storia è la musica….in cui Ezio Bosso ci fa piangere con la sua arte e la sua immensa umanità.