
La poesia del poeta lucano Domenico Brancale è, alla maniera di Celan, il respiro che si fa parola, parola che oltrepassa il luogo e il corpo e va letta in una duplice chiave interpretativa: da un lato l’impegno strenuo a risolvere tutto in scrittura attraverso la dissoluzione del corporeo nel verbale, dall’altro pare scorgersi l’eco della “matericità” di Artaud nello snodarsi del testo come spostamento, slogamento, lacerazione di elementi corporei. E quanto più ampia, nei versi di Brancale, è la gittata evocativa della parola poetica, tanto più il fluire del tempo galleggia nella grigia uniformità del dolore creaturale.
Propongo all’attenzione dei lettori la raccolta poetica Per diverse ragioni, (Passigli, 2017)

“In una poesia Brancale dice: “il cuore è perfetto in ogni battito dell’imperfezione”, ossia il cuore raggiunge la sua perfetta condizione esistenziale attraverso l’imperfezione del suo battito, come –
potremo anche dire – il poeta raggiunge la sua perfetta condizione esistenziale attraverso l’imperfezione del linguaggio, attraverso ciò che non può essere detto…”
Dalla nota di Alberto Manguel
Scrive Pasquale Di Palmo in una recensione al libro che suggerisco di leggere
(www.succedeoggi.it/2019/09/epifania/del/logos):
[…] “Il tema della malattia si contrappone a quello del dissidio amoroso, risolvendosi emblematicamente nella sezione finale che sembra condensare tali tematiche.
Il frammentarismo che caratterizza questa poetica non è mai autoreferenziale, non ha niente
di pleonastico, innervandosi sulla pagina con un’autenticità che sembra un monologo interiore “stenografico”, ricco di esiti lapidari ed ellissi”.
[…] “Ma questa parola “ulcerata”, vuota, violentata, privata del proprio significato originario, questa parola che non consola e non redime, si configura al tempo stesso come il miglior anititodo “all’abrasione” divenendo “speranza che si aggruma”.
Da ogni sotto respiro
*
nella carne facciamo prova di noi stessi
che tutto è infinito sul punto di finire
**
essere in tanti essere il respiro di uno solo
dell’uomo piegato
da un tempo che stenta a fiorire
gli steli mancano petali e corolla
quei petali strappati uno dopo l’altro
recitando “muoio, non muoio”
finché non rimane nulla fra le dita
se non il referto bianco
“scrivere è leggere il tuo corpo”
***
qualcuno in piena notte bussa al petto
mi strappa un grido
qualcuno è la parola
la parola che mi smentisce
la ferita
dice ora nel respiro
ora non è più
Per diverse ragioni
*
Estranei. I giorni non tornano.
Per diverse ragioni viviamo
dietro le palpebre di una persona.
Fuori resiste. Ostinato. Fuori limita.
Dietro viviamo.
Luce. Dentro.
Irrompe fin dove ha ragione il buio.
“Poiché è incandescente. Poiché nessuno le resisterebbe”.
Fuori è un perimetro svanito.
I corpi vagano. La mano in agguato.
**
Ricordamelo tu. A Parigi cercammo una tomba.
Nel cimitero Père-Lachaise cercammo una data.
Eravamo il segreto di un fiore.
Lo proteggemmo fino al suo nome maledetto.
Ci fummo. Non era solo. Tu, io, non ancora.
Era la morte che lo strinse due volte.
La finestra quella notte rimase spalancata.
Una donna spiccò il volo. Un’ala raggiunse la terra
relitto sulla spiaggia dei sogni.
Gridò due volte senza aprire bocca.
Gridò per te, per la creatura.
Un uomo raccolse il dolore.
Un uomo lo versò nel nostro silenzio.
Dimentica.
***
Tracciare una ferita a cielo aperto nell’abbraccio
l’incisione che reca la firma dell’ultimo gesto.
Starsene lì nella promessa di un corpo
che non ci appartiene.
Tutto. Tutto è traccia del proprio dolore.
Tu È La parola
Una parola entra nel nostro silenzio.
Entra come chi sta per uscire dal respiro
con nient’altro che il suo fiato,
Mai.
Dall’orecchio fino alla bocca si ritrae
dal buio della cronaca
dalla scrittura della terra.
Fino allo splendore.
Come se fosse mai esistita.
Tu la raggiungi.
__________
Domenico Brancale (Sant’Arcangelo di Lucania, 1976), ha pubblicato le raccolte poetiche Cani e porci (Ripostes, 2001), L’ossario del sole (Passigli, 2007), Controre (Effigie, 2013) e Incerti umani
(Passigli, 2013). Ha curato il libro Cristina Campo – In Immagini e parole (Ripostes, 2002), e ha tradotto Cioran, John Giorno, Michaux, Claude Royet-Journoud. Suoi testi sono presenti in vari numeri della rivista di ricerca letteraria Anterem diretta da Flavio Ermini.
