

Federica Galetto nasce a Torino nel 1964. Poetessa, scrittrice, artista collagista, traduttrice, appassionata di lingua e letteratura inglese e americana. Nel luglio 2010 pubblica per i tipi di Lietocolle Editore la sua prima raccolta poetica “Scorrono le cose controvento” e nel 2011 l’e-book “Silent is the House” (bilingue, Inglese-Italiano), l’e-book “Nell’erba il punto”, La Recherche, 2012 – Poesia, “Stanze del nord”, Onirica Edizioni, 2012 – Poesia, “Assorta la corda vira”, Exosphere Plaquettes 2013-Poesia, la raccolta di racconti “Fuori nevicano rose gialle” scritta con Simonetta Sambiase , 2013, “Improvvisa luce”, Plaquette di traduzioni di testi di Dante Gabriel Rossetti, L’Arca Felice 2013, la silloge Traducendo Einsamkeit, Terra d’Ulivi 2014, il romanzo “Anouk”, flower-ed 2017, la silloge La neve e la libellula, Terra d’Ulivi 2019.
Come se dovessi iniziare un viaggio dell’anima di cento e uno giorni
come se l’aria avesse dodici bordi
i rami si spaccassero in mille stagioni
E avessi un solo istante per pregare
Poter divenire
Me
*
Disgiunto è
il medicamento illusorio
Detesto farne incetta
per gradi e poi tutto insieme
come un colpo preso da lontano
e arrivato siluro al petto
Ricordo le zeppe di scarpe alla moda
rimasugli di cure su appuntamento
e alzate all’alba
altiforni operosi e dannati
e sabati in gastronomie condite
dalla tv in cucina
Era un merito e una condanna la forza
nel condurre la mera esistenza
Non che fosse strano e nemmeno inopportuno
scegliere cappotti e cuffie quando
la neve bagnava i piedi
Non erano entrati nel cuore una comprensione
un affetto semplice o l’abbraccio
chè mi volgevo di lato per evitarli
mentre fuori scalciava il traffico
e io indossavo i tuoi nastri di velluto
a coprirmi gli occhi e le orecchie
*
Quando cadrò
dall’alto di quella intemperia
ribollendo di sale e sabbia rosa
come il pegno d’amore di un cigno
arruffato
vedrò le anse d’acqua ristoro e pace
ledere l’ultimo secco tremore
di velo spaccato
all’orizzonte come scia bluastra
e vedrò
le iniziali riflesse
dal cuore mio al tuo distanti
e poi allacciate in braccia (s)coperte
Vedrò
le montagne di roccia brulla
restare
affrante al piede di una rondine
nel volo disfatto da grida
solide di gazze ascese
come eserciti d’armi al bosco
Vedrò
l’(in)finito trasmigrare del legno al nòcciolo
duro di ricami a(semici)
burlarsi del tempo
dello scintillio e del torpore
infilando collane
al mio collo allungato di grazia
*
Attacchi che ti lasciano con il fiato sospeso, in attesa di una grande sinfonia e sonorità della parola e dell’anima “come se dovesse iniziare un viaggio dell’anima di cento/ e un giorno.” Un ritmo che dilaga, come fiume rapinoso, ma che non straripa, nel verso, musicalmente ampio, tramite accostamenti di immagini o anche ribadendo certi leitmotiv, oppure mettendo in evidenza grafica alcune parole, ripetute più volte ( vedrò). C’è nella poesia della Galetto un gioco sapiente di accostamenti coloristici, con un ritmo ora mosso, ora più cauto, prudente, quasi rispettoso del silenzio della morte e metafisico nell’argomentazione.
(Gianni Mazzei)

‘MI PIACE’
L’ha ripubblicato su La lepre e il cerchio.