
Il poeta
Presumibilmente,
sembro un poeta di elevata rappresentanza
sebbene la mia insufficienza cardiaca
ha per virtù medica il libro del “cuore”
Abito appena sopra il livello del mare
mentre la salute, la purezza, la ricchezza
e gli sports invernali
stazionano oltre i mille metri
Perciò mi ossigeno respirando l’aria dei paradisi alpini
così arditamente fotografati
dagli scalatori sociali
nonostante la pericolosità dei dislivelli
Ancora una poesia, questa di Valentino Zeichen, che demistifica il ruolo del vate, o del poeta sentimentale, strappalacrime. Si vuole, piuttosto, strappare il velo dell’ipocrisia:
“Presumibilmente / sembro un poeta di elevata rappresentanza”.
Subito dopo, uno dietro l’altro, si snocciolano i paradossi della quotidianità, con cui il poeta deve fare i conti, nonostante l’”alta” vocazione: sopratutto un poeta come Zeichen, che ha vissuto, fino alla morte, in una baracca sulla via Flaminia.
Il culmine è raggiunto nei versi finali, dove lo straniamento tocca sia il divario ricchezza-povertà (“Perciò mi ossigeno respirando l’aria / dei paradisi alpini / così arditamente fotografati”) sia la distanza tra le ambizioni velleitario-narcisistiche e la realtà (“dagli scalatori sociali / nonostante la pericolosità dei dislivelli”).
In pochi versi, troviamo il ribaltamento totale dell’idea classica di poesia: una provocazione che aiuta a leggere il mondo con occhi altri e altre prospettive. Una volta di più, il ruolo della poesia si rivela nella rottura degli schemi abituali e nella ricerca di sensi ulteriori, falsificabili anch’essi, al passo con le teorie scientifiche recenti.

Ironia e denuncia, il cuore e gli occhi di un poeta sono messi al servizio del prossimo: il dono ricevuto viene a sua volta donato, facendo del verso impegno e non fuga dalla realtà.
Appena sopra il livello del mare si vedono cose che gli scalatori sociali non scorgeranno mai.