di Stefanie Golisch
La settima figlia
C’era una volta una donna che aveva sette figlie.
La prima faceva il pane dei re, era bianco dentro e croccante fuori ed era il pane più buono del mondo.
La seconda parlava con gli animali. Addomesticava le scimmie e di notte, i leoni si mettevano ai piedi del letto.
La terza era molto bella. Non faceva altro che pettinarsi tutto il giorno.
La quarta aveva il dono della parola. Quando parlava si smetteva di litigare. Il marito cornuto abbracciava la moglie con affetto, il figlio perdonava sua madre.
La quinta era una giardiniera. Ovunque andasse, la terra cominciava a fiorire. Era lei che comandava la pioggia.
La sesta era una domatrice di cavalli. Non aveva paura di nulla.
Soltanto la settima figlia non aveva nessun talento. Aveva paura dei cavalli di sua sorella, il suo pane non lievitava e quando prendeva la parola, nessuno l’ascoltava.
Allora si sedette per terra, prese un legno e cominciò a disegnare dei cerchi nella polvere e mente disegnava, i cerchi si trasformarono in facce, capanne e animali selvaggi. Dimenticò completamente il tempo e se ne accorse soltanto quando venne la madre insieme all’intero paese per vedere cosa facesse. Uomini, donne e bambini guardavano in silenzio il lavoro di un lungo pomeriggio. Si riconobbero, ma non si piacquero e quindi distrussero con la punta del piede tutti i cerchi, lasciando la ragazza sola nella polvere.
Questa donna ha sei buone figlie, disse a gente, ma la settima non sa fare altro che dipingere cerchi nella polvere.
Da: Stefanie Golisch: Vermeers Blau (1997)

