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Le campane avvertono sempre di qualcosa: l’inizio della messa, certo, ma non tutti e non tutte vanno a messa, neanche qui al Divino Amore. Penso alla ragazza che accompagna la disabile su carrozzina, parcheggiando l’auto a destra della sacrestia. Dev’essere un’ottima persona, ma non varca la soglia del santuario. E come lei, chissà quanti si spingono fin qui per vedere il panorama, per godere di uno spazio verde, aperto, salubre da ogni punto di vista. A questo si aggiungano le piante, gli animali, che pur sentendo, in qualche modo, il suono delle nostre campane, lo vivono in una versione che difficilmente riusciremo a decifrare. Senza contare le campane stesse, che obbedendo al meccanismo programmato chissà quando dall’essere umano, lanciano un messaggio che per loro è solo, forse, un movimento vitale, un dire ci sono pure io, un segnale simile al nostro, quando dimentichiamo che il tutto ha un senso più alto, e anche il solo esserci è un dono inestimabile, una presenza da valorizzare, perché tutto rimanda, inevitabilmente, a un inizio, be-reshit, en arché en o Logos, inizio del Vangelo di Marco, e altri esordi che spingono lo sguardo in direzione della fonte, là da dove tutto proviene, da cui tutto prende senso, e se non collegassimo, se non mettessimo sempre in relazione, rischieremmo di essere gli unici nell’universo a non capirci un’acca, il che non impedisce di esserci lo stesso, ma con la stessa coscienza di un sasso, di uno dei sanpietrini qui davanti, o questa sedia della sala delle benedizioni che ognuno sposta dove vuole, tanto nessuno ci si siede. Le campane, dunque, hanno suonato. Per me è l’inizio della messa, l’omelia infinita del prete, amplificata nella piazza, la sfida di sopravvivere al sacro sotto forma di rito, la natura che ha ogni cosa che proviene dall’Inizio e si deforma senza scampo, si sfigura, ma proprio in quell’immagine distorta, in quella smorfia tragicomica da cui lo sguardo fugge, proprio in questo risultato abnorme, in questo aborto, c’è il segreto dell’amore, il messaggio ultimo delle campane e della vita, il senso, il fine, di tutto.

Un pensiero su “Continua a leggere. 44

  1. S&R

    Si deforma, come il volto di Cristo sulla croce, dove solo lo sguardo dell’amore -quello vero- riesce a cogliere il fascino del “più bello tra i figli dell’uomo”.

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