Continua a leggere. 56


La finestra di don Umberto è l’altro occhio: vede tutto, da quella postazione che è al di là del tempo, dove le beghe umane sono giochi di bambini che nulla hanno compreso della vita. Non sappiamo. Però facciamo finta: come il pellegrino che parla nello smartphone a voce alta, snocciolando l’elenco delle medicine come se dovessero aggiornarsi tutti sulla terapia. Sì, la terapia: i pensieri che producono emozioni, che stanno al di là della finestra, nel tempo senza tempo dell’infanzia, quando un dolore, una paura, un’allegria, sono per sempre. Siamo appesi sul nulla, ma inseguiamo una logica qualunque, associazioni mentali per cui questa signora dovrà dirmi del figlio operato tante volte, o quel giovane chiederà informazioni sul celebrante della messa, la segretaria passerà
  con un rumore di tacchi e di efficienza che testimonia a favore di un qualche ordine dell’universo. La salute mentale è un’utopia? Se mettessimo insieme i frammenti sparsi in questa piazza – sentimenti, pensieri, intenzioni, gli istinti più brutali, le repressioni patologiche, le ambiguità, e tutto l’armamentario della mente -, ne avremmo a sufficienza per un manuale diagnostico statistico,  che non direbbe nulla, tuttavia, sul versante da cui don Umberto inquadra tutto questo dalla finestra di fronte, da cui l’eternità si affaccia con la consueta discrezione, come potesse influire sulle cose, ma avesse al tempo stesso imparato, da Dio, la libertà. Eccolo il punto: siamo liberi? Potrebbe questa signora a due metri dalla porta evitare di chiedere l’ubicazione dell’ufficio, il sacerdote che confessa fare a meno di parlare a voce alta, il signore con la mascherina non fissarmi così, chiedendosi cosa ci faccia un prete al cellulare in quest’angolo di mondo? Fermiamoci un momento: proviamo a fare qualcosa di diverso, una cosa qualsiasi, purché non sia quella che gli automatismi della psiche ci costringono a fare in questo istante. Una tortora si posa sul tetto della chiesa, si guarda intorno, con movimenti a scatto. A un certo punto, decide di volare.

2 pensieri su “Continua a leggere. 56

  1. S&R

    Si ripetono gesti e percorsi quotidianamente, sognando di andare lontano, come cantava Baglioni. Ma il vero volo è quello interiore, dell’anima, come illustrato splendidamente in queste righe, che sembrano un quadro.

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  2. hellomiticospank

    Una tortora si posa …, si guarda …, decide di volare.

    FERMARSI, FARE PUNTO DELLA SITUAZIONE e riprendere IL VOLO, da dove si era interrotto o cambiare rotta …

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