
La poesia è la delicata modalità religiosa – l’unica modalità di espressione libera che hanno, dopo che la stessa cultura è stata loro preclusa – con cui nei millenni si è espressa la voce dei poveri.
Quella preghiera, nel tempo da qualche parte fatta poesia, ha da sempre consolato i poveri perché si dirige all’Unico che li vuole e li sa ascoltare e perché, come si diceva, sono le uniche parole che essi possono esprimere in piena libertà.
Si intrecciano in questo libro la storia o, meglio, le storie e questa poesia.
E così, oltre che dei poveri, parlerò anche molto di Dio nel libro, per quanto sia poco quel che di Lui possiamo conoscere. Infatti, Dio è prevalentemente mistero e il mistero permane eternamente mistero, come affermava Karl Rahner, uno dei più grandi teologi del Novecento.
Eppure, insisto, ne parlo in abbondanza, sperimentandolo, nella realtà, ora spirito, ora materia; ora qui, ora assente; ora parlante, ora silente; ora attivo, ora passivo; ora lassù nei cieli avvolto di insostenibile luce, ora laggiù nello sprofondo, impregnato del buio più tetro e terrificante. È un Dio che sfugge ad ogni schema e che ci educa, già così, ad accogliere e vivere la precarietà, realtà di ogni realtà contingente, unica adatta per affidarci a Lui.
D’altra parte, a pensarci bene, la precarietà è ben più abbondante nella nostra vita di tutte le sicurezze che possiamo accumulare.
Il Dio che dunque presenterò è fondamentalmente il Dio della storia, cioè il Dio nella storia, l’unico che si può presentare a noi ed essere da noi sperimentato e conosciuto, e non il Dio dell’eternità. Presenterò il Dio che si impasta di noi: reale e tangibile quanto noi, ideale e misterioso come ciascuno di noi.
[Chi volesse acquistare il libro può richiederlo direttamente a Carlo Sansonetti, 3487921454]
