
“Nun lo famo, ‘o dimo”.
Il guaio dei nostri tempi, la genesi del “sei troppo didascalico”, leit motif di tantissime schede di valutazione di manoscritti inediti e non solo. Concetto che gli sceneggiatori di Boris hanno azzeccato in pieno.
Se non ci sono i soldi (le competenze, le possibilità, il talento) di mostrare un avvenimento, un carattere, un aspetto del personaggio – il famoso “show, don’t tell”, mantra di tante scuole di scrittura creativa – allora parte il racconto di quanto accaduto, e che ha condotto a un determinato punto, attraverso lo “spiegone”.
Nel caso di Boris, la produzione non aveva i fondi per scene elaborate. Chi scrive un romanzo, o una serie, pare presupporre, a volte, il non poter contare sul lettore; quindi si pone come guida, muove le gambe al posto suo, e attiva immaginari sottotitoli con audiodescrizione.
Se un personaggio ha utilizzato, per esempio, un determinato farmaco e dopo venti minuti tracce di quel farmaco vengono trovate sulla scena del crimine, si sente la necessità di dire, appunto, che quel farmaco proprio quello era stato usato dal tizio poco prima, come se lo spettatore fosse stupido, o distratto. Capisco il voler intrattenere, senza stressare, ma così è proprio troppo.
Come antidoto alla cattiva scrittura, di cui Nun lo famo, ‘o dimo è solo uno dei sintomi, vengono in soccorso tanti libri di scrittori che condividono il loro punto di vista in maniera diversa; ne scelgo tre: una raccolta di epistole, un volume prezioso e originale, una biografia particolare.
I libri degli altri, di Italo Calvino, Mondadori, edizione aggiornata 2022
Questo libro prezioso è una raccolta di lettere che Calvino, impiegato presso la casa editrice Einaudi dal 1950, spedì ad autori, noti e meno noti, intellettuali, colleghi. Una raccolta di pensieri sulla letteratura, sul ruolo sociale dello scrittore e di valutazioni di romanzi ancora inediti. Ogni lettera è un’occasione per conoscere un altro Calvino, quello che scrive a Marcello Venturi “…Ma proprio non ci siamo. Sei pieno di letteratura, non te ne accorgi ma a ogni frase ti salta fuori la letteratura; fai una fatica terribile a dire qualcosa di davvero sentito e sincero…”
Per tornare al nostro punto di partenza e chiudere il cerchio con una voce autorevole, prendo in prestito le parole di Calvino a Leonardo Sciascia: “…Ma di nuovo, di vero, di sofferto, di faticoso, di non-del-tutto-chiaro-nemmeno-a-te-stesso cosa dici? L’idea di due tipi di siciliani è solo detta, non è rappresentata: e ci sarebbe da cavare fuori molto”.
Da tenere sul comodino e leggere un po’ alla volta, centellinando ogni parola preziosa; scoprire che i problemi degli aspiranti scrittori, le criticità, non sono cambiati; rivivere un periodo in cui gli intellettuali avevano un peso sociale e politico notevole e fra loro costruivano un continuo e costruttivo dialogo.
Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, di Giulio Mozzi, Sonzogno 2019
Avete presente i libri delle risposte, che aperti a caso risolvono ogni dubbio? La struttura è più o meno quella: ogni doppia pagina presenta sulla destra una risposta, o un “oracolo” breve, secco, illustrato poi, nello spazio di un paio di paragrafi, sulla sinistra. Il tema del libro non è la vita in generale, come i libri dei Maestri, ma la scrittura. Ne scaturiscono tantissimi consigli utili e concreti rivolti a chi si appresta a scrivere, o a chi lo sta facendo e si è impantanato in un punto, assalito dai dubbi oppure, perché no, a chi desidera leggere in maniera più consapevole.
Uno degli esempi, legato al discorso di cui sopra, è:
Ogni evento, in una buona narrazione, è una sorpresa; e dopo che è avvenuto, appare necessario e inevitabile.
E tutto sta, ovviamente, nel mettere a disposizione del lettore le informazioni in modo che tutto stia davanti ai suoi occhi, ma nulla sia immediatamente decifrabile.
On writing. Autobiografia di un mestiere, di Stephen King (traduzione di Giovanni Arduino), Sperling & Kupfer 2017
Il titolo, nella sua ottima traduzione, descrive lo spirito del libro: un’autobiografia incentrata sulla strettissima, nel caso di King, relazione fra la scrittura e la vita. Ne scaturisce un manuale denso di consigli, con esempi pratici, strumenti, letture utili per intraprendere un mestiere, appunto, che è quello dello scrittore.
Se non avete tempo di leggere, non avete tempo (né gli strumenti) per scrivere. Tutto qui. La lettura è il centro creativo di uno scrittore.
E a tal proposito, King non risparmia ricordi di lettura, di autori che ha amato o odiato, funzionali per il lettore alla comprensione di tecniche, strumenti e come utilizzarli. Anche King, ovviamente, è fan dello Show, don’t tell:
Uno dei punti cardinali del buon raccontare è non raccontare mai una cosa quando la si può invece mostrare […] Per me, una buona descrizione consiste di solito in pochi particolari scelti con cura che siano evocativi di tutto il resto. Nella maggioranza dei casi, questi particolari sono i primi che vengono in mente.
Uno di quei libri che dovrebbero rimanere sempre a portata di mano in libreria, soprattutto per chi, come me, è cresciuto leggendo le storie del Re e si è sempre chiesto “Ma come fa a scrivere romanzi che non riesci ad abbandonare finché non li hai finiti?”
