OCCIDENTE I
Non c’è più il Jazz !
Tornano le velette e i redingote,
Infilzate sulle baionette:
Vecchie arie decadenti
Di operette belle époque
Strozzate
(Ormai non più)
Dalle marce militari.
E’ tornata la Serbia !
Luogo del passato,
Parola da Bignami,
Eco di walzer.
Film-cutting :
Stregoneria moderna
Che riempie
Il silenzio,
Che colora
Il bianco.
Lontani da ieri.
Lontani da lì.
Ancora su lama tagliente
Si dividono
Le Grazie
Dalle cocottes.
……………………………………………
Olive, vodka e…
Perché no,
Caviale.
Bon Appètit
*
OCCIDENTE II
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
E’ un sorso d’acqua,
Il luogo della distanza,
Il lavoro,
E una lingua bastarda.
O è vagheggiare
Il passato
In simulacri
D’Avanspettacolo :
Caffè e lungofiume.
Ti ricordi del ’92?
E’ passato
Sotto il ponte di Mostar.
Noi lo aspettavamo a Parigi,
Poi ognuno
Se ne è tornato da solo.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
Non è l’armonia
Di uno spartito.
Forse è la casbah
Delle lingue;
La Porta d’Oro
Ai semafori;
Gli acidi approdi
Della fame.
Non è il grasso accento
Dei barbari.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
E’ la tristezza
Dell’Avvento;
La quiete verde
che inumidisce
l’essere.
E’ il vicolo
che si spopola;
E’ la fabbrica
Che si svuota.
E’ il viaggio di nozze.
Non è il peraspro
O la ferula rotta.
Non è la croce d’ulivo.
Cos’è l’Europa
Dalla Murgia ?
Non è l’aridità
Del calvario;
Il cranio arso
Dei colli.
Non è liberazione.
Dalla Murgia
Non si vede ancora
L’Europa.
Dalla Murgia si sono visti
Gli spari in Jugoslavia.
Dalla Murgia
Si vede
La terra
Delle aquile uccise.
E si vedono
Le cupole delle chiese
Che sembrano
Minareti
O seni.
E per questo,
Di giorno
Sono soli
E di notte
Sono lune.
(La Murgia è una zona collinare molto aspra della Puglia che degrada verso la Basilicata)
*
OCCIDENTE – Apocalypse
Anche tu hai atteso
Sulla Promenade,
Uomo di scoglio
E di terra salata,
Tre vecchie signore
In carrozzella
E certi scrittori
Affacciati ai Caffè
Sui fiumi rumorosi:
Acheronti senza approdo.
L’ Europa perse il mare:
Non ha più mappe, né recapiti.
Se fu difesa in Cambogia,
Lungo la via dell’Orrore,
A Gerico fu perduta.
Non contro nomi di Popoli,
Contro inerti nomi
impronunciabili.
E senza mare
La porta d’Otranto
Non portò al cielo
Ma ad un castello
Abbandonato.
Chi attese al Bosforo,
Fu ingannato:
A Panama
Era il passaggio.
Eppure le Tigri
Non passeranno da lì.
E adesso attendono
Sulle Black Hills.
Per loro il sangue
Fu nutrimento;
Non fu un fiore
All’occhiello.
E la capitale
Del Nuovo Ordine
non sarà più Roma
Ma Bogotà o Pechino:
Mucchio selvaggio di volontà,
Primo incesto di purezza,
Danza cieca
E acutissimo canto:
Grande illusione d’ombre.
Portate le navi in arsenale.
non è più il tempo di viaggiare.
Prore sono le facce approdate
Sulle nostre tovaglie sparecchiate:
Naturalismo ottocentesco
Non è più l’orizzonte.
Adesso è soqquadro.
La storia non è finita in Occidente.
E la caduta dei Ciclopi
Non sarà la vittoria di Davide.
E’ suonata la ricreazione.
Lanciammo i bianchi reggiseni
E ritirammo il mare:
Non c’è più la frontiera.
Ed è rimasta una piaga,
O una piega,
Una smagliatura:
Smarrendomi in essa,
Un tempo
Bronzea sponda,
Chiedo a te,
Viaggiatore immobile:
Chi sono i barbari?
Chi sono i pionieri?
Noi chiamiamo
Villaggio Globale
Quello che fu solo
Un recinto:
A chi una tanica d’acqua;
A chi un paio di scarpe.
Per voi il gsm;
Le paure dell’euro
E dei cinesi.
I templi dell’Epiro,
Distrutti dagli Illirici,
Non valgono il pianto
Di un chador,
O il sudore di spezie.
Chi si chiamò Skandemberg
Non servirà il nostro pranzo,
Non lo fermerà il leone.
Save Our Souls.
Risponderà il silenzio.
Ci rimarrà: http \\ www
Indirizzo invisibile,
Recapito inesistente,
Per una pietà umana,
Nient’altro che parola,
Senza più
Umanità.


Mi piace il respiro di questi testi che cerca di farsi ampio nella visione, di superare certe barriere (non solo geografiche) e di entrare in territori poco percorsi, anche correndo qualche rischio.
splendidi e brucianti testi – mostrano
(mi son perso con la tastiera…)
mostrano quanto sia possibile/doverosa una poesia esplicitamente civile
complimenti
Mi sono piaciute tantissimo…
si respira aria di Jazz!
ah, che piacere! non tutto è perduto. un’ode civile è una boccata d’ossigeno in un panorama di paroliberismo coatto-contratto sul proprio piccolo sé. dentro c’è un mucchio di roba su cui meditare e anche semplicemente godersela. per me la poesia ha l’obbligo, oggi più che mai, di occuparsi in mille modi, in mille tonalità di questo atomo opaco del male.
grazie.
Grazie a Gianni per la scelta.
I commenti sono lusinghieri e puntuali.
Grazie anche a voi.