Frammenti di Cinema # 72

Nel giornalismo ci sono cani da caccia e cani da cuccia. Dedichiamo questo frammento allo scomparso Andrea Purgatori. Prendiamo una battuta dal film Fortapàsc del 2009 di Marco Risi, dedicato alla vicenda di Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino ucciso dalla Camorra il 23 settembre del 1984. Purgatori, che firmò con altri la sceneggiatura, è stato senza alcun dubbio un cane da caccia del giornalismo italiano. Con un pedigree di grande valore. Un altro film sul giornalismo investigativo, Il muro di gomma del 1991 sempre di Marco Risi racconta le origini della sua attività, quando per il Corriere della Sera mise in dubbio la versione del cedimento strutturale nella strage dei passeggeri del DC-9 Itavia sul mare di Ustica.

Nella storia del cinema il giornalismo d’inchiesta ha permesso spesso la realizzazione di grandi film, talvolta dei capolavori. Fondamentale, anche per la sua forza profetica, è L’asso nella manica (1951) di Billy Wilder, con Kirk Douglas nel ruolo di un giornalista di provincia alla ricerca di uno scoop. La sarabanda che viene a formarsi intorno al punto dove una frana ha sepolto un tombarolo, richiama il circo mediatico intorno al pozzo in cui cadde Alfredino. Se allarghiamo lo sguardo all’intero universo della comunicazione di massa, tuttavia, il capolavoro assoluto, anche quale opera filmica, è Quarto Potere (Citize Kane) diretto nel 1941 da Orson Welles e scritto con Herman J. Mankiewicz (interpretato da Gary Oldman nel biopic Mank del 2020). Sequel tematico, per aver spostato lo sguardo dalla carta stampa alla televisione, è Quinto potere (Network) di Sidney Lumet del 1976. Ma se, infine, volessimo scoprire chi ha anticipato la dimensione quasi-distopica dell’homus-videns (oggi social-videns) dovremmo recuperare Peter Sellers nel profetico Oltre il giardino (Being there) del 1979 diretto da Hal Ashby.

Per alleggerirsi e avvicinarsi didascalicamente alle regole del giornalismo, indimenticabile è la professoressa  Doris Day alle prese con il cronista praticone Clarke Gable in 10 in amore (1958) diretti da George Seaton. Mentre Billy Wilder, geniale e versatile, firma un’altra gemma con Prima pagina (1974), riproponendo la coppia tutt’altro che strana di Jack Lemmon e Walter Matthau. Con un titolo inglese simile (Front page story, semplicemente The front page quello di Wilder), reso in italiano L’isola nell’asfalto (1954) di Gordon Perry, è iniziato il mio apprendistato giornalistico alla scuola del Corriere della Sera. Ma il capostipite di tutta la cinematografia contemporanea d’inchiesta è Tutti gli uomini del presidente (1976) di Alan J. Pakula, con un’altra coppia perfetta, Dustin Hoffman e Robert Redford. Inaugura un canone efficacissimo che tocca le sue tappe finali con Il caso Spotlight (2015) di Tom McAarthy, Oscar come miglior film nel 2016, e l’anno successivo con The post di Steven Spielberg. Non a caso quest’ultimo film, che racconta le vicende della pubblicazione di documenti segreti sul Vietnam noti come Pentagon Papers, si conclude con lo scandalo Watergate fatto esplodere da Bob Woodward (Redford) e Carl Bernstein (Hoffman). Insomma, si arriva sempre all’origine da cui tutto è cominciato.

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