
di Pasquale Vitagliano
La ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come una immane raccolta di merci. È l’incipit de Il capitale di Carlo Marx. E anche le informazioni sono merci. E le informazioni sono parole. Questo è lo scenario nel quale si inserisce l’esordio poetico di Luca Baratta, Hanno ragione i poeti (Eretica Edizioni, 2023). Per sua dichiarazione indica anche il proscenio della sua orazione civile. Il titolo esprime la sua precisa risoluzione. Il proverbio Navajo in esergo, infine, ne svela lo statuto naturale. I poeti sono nella nostra epoca pari agli uomini “contrario” nella cultura dei nativi americani, gli Heyoka, uomini che erano pervasi dalla presenza del Grande Spirito. A loro, e solo a loro, di fatto dei matti, era permesso tutto. Capovolgendo la realtà ne indicavano l’anima. Come i poeti, appunto. Solo che oggi sono tutt’alto che intoccabili.

Una mattina/ ci siam svegliati/ e ritrovati/ dentro uno schermo. Ed un doppio all’esterno a fissare ebete lo stesso schermo. La scrittura di Baratta è un flusso continuo di parole che diventano poesia per corto circuito, procedendo “a contrario”, appunto, tra giga-ego, likes e decasecoli. Il poeta-heyoka cerca di opporsi alla potenza formattatrice dei coloni mediatici e alla volontà addomesticatrice degli yeankes del pensiero unico. Trovo conferma che la poesia nuova è una biopoesia che ci mette in gioco per intero. Poesia non sta più scritta,/ è ora una metropoli in corsa che dorme, /la linea del tuo sguardo/ non arreso/che qui cerca altro,/ i salti di domani/ anche se infrangeranno.
Cadrà questo Moloch, contro cui è impotente persino Starman? Forse, non serve neanche domandarselo. Anche in questo modo ci metteremmo per sempre alle spalle il Novecento. Esorto Baratta a buttarsi, a non aver paura di tagliare questo cordone. Sembra che abbia timore a cambiare completamente verso, come riesce a fare nella prima parte. Ma la strada è aperta. Se il poeta riesce a commuovere la morte, potrebbe anche vincerla.

splendido, chiaro articolo, Pasquale!