Novembre e pioggia
alla tomba di Luisa piove forte
il dolore è stato grande,
piove di frequente dove i morti pensano
le nuvole sono i loro pensieri
e piovono tutte le parole non dette, i discorsi inutili
i segreti, finalmente tornati a casa
le opere perse nelle intenzioni,
piovono i rumori degli schiaffi
grida sottili delle offese nei rivoli dell’acqua
fragori sordi delle cattive azioni nei canali.
Una camminata tra le tombe, neanche uno schiamazzo
mi dici che i ragazzi non vogliono tornare a scuola
essere interrogati, scrivere alla lavagna
vogliono fare lezione all’aperto, sulla terra
guardare in alto anche quando piove.
A volte crediamo si possa risolvere tutto
passeggiando dentro un acquazzone come una penitenza
ma le cose del mondo sono più veloci di noi
non riusciamo a misurarle né a prevederle
poi nessuno guarda più verso il cielo
solo i morti forse, e i bambini.
Andiamo verso il Carmine, a vedere se i nostri sono ancora lì
i più piccoli non scendono neanche a terra, vedi
lasciano pezzi di sguardi nella pioggia
le espressioni degli uomini che sarebbero stati,
se Filippo era troppo giovane, sarà rimasto tra le nuvole
mentre l’aereo precipitava.
Guarda, adesso piove anche controvento
ti stringi più forte, mi racconti piano
che forse stiamo diventando cristiani,
a quest’ora fa più freddo
l’equinozio è già passato
il sole sorgeva perfettamente a est
tramontava nel punto esatto dell’ovest
avevamo le stesse ore di luce e di buio
ora sta arrivando il solstizio d’inverno
il giorno si riduce vistosamente
il tuo bacio dovrà essere più lungo

Leggendo questa prosa mi sono riaffiorati alla mente i ricordi dell’infanzia quando il 2 novembre con i miei genitori ci recavamo al cimitero a far visita ai congiunti defunti ed era sempre un giorno piovoso e di profonda tristezza. Oggi a distanza di molti anni (circa 60) da quei giorni ad ogni ricorrenza con mia sorella camminando per i viali del cimitero immaginiamo di avere vicino a noi mamma e papà che ci conducono per mano con quando eravamo bambini.