Tre fisse (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

TRE FISSE ad Alessandra Corbetta

Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

La poesia è un genere letterario e, contestualmente, anche un’arte; dunque, oltre ad avere a che fare con metrica, lessico, linguaggio, suono, ritmo e tradizione, essa si pone anche come congiuntura tra il nostro mondo intimo e quello esteriore, e viceversa. È consequenziale, quindi, che i grandi temi come l’amore, il dolore e la bellezza influiscano sulla scrittura poetica, in misura più o meno significativa. Nel mio caso specifico, dove a guidare la poetica è anzitutto l’impossibilità di fermare il tempo e la consapevolezza del continuo movimento verso la fine, tutti e tre i topoi da te citati hanno una notevole rilevanza.

 

C’è un testo a cui sei più legata? Se sì, quale e perché? 

La poesia “Strettoie” di Umberto Fiori, così come molte altre di questo autore, è un testo a cui sono particolarmente legata, non solo perché è un esempio mirabile di uso “chiaro” della lingua, ma anche perché riesce a rendere con incisività l’idea, desiderata e allo stesso tempo realizzabile solo per un brevissimo frangente, di sentirsi un tutt’uno con gli altri, essere finalmente in pace con loro

 

Come vedi il futuro della poesia? 

Pasolini diceva che la poesia è “un bene incosumabile”; e io, nonostante le sfide sempre più accese che deve affrontare, sono altrettanto certa della sua impossibilità di esaurimento. Anche perché la poesia, per fortuna, è molto più grande di chi la scrive.

 

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