1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?
Tutto ha avuto origine dalla morte di mio padre. La morte di un genitore può scatenare una serie di emozioni complesse. Il senso di smarrimento che ne deriva fa emergere non solo il dolore per la perdita, ma anche riflessioni più ampie sulle relazioni familiari e le dinamiche che ci legano ai nostri cari. Le “case chiuse” rappresentano non solo gli spazi fisici che una volta erano pieni di vita, ma anche i ricordi, le emozioni e i risentimenti che rimangono intrappolati in essi.
In questo contesto, gli scompigli di famiglia possono evocare situazioni di conflitto, contraddizioni e segreti nascosti; sono parte della nostra storia, ma spesso ci rendiamo conto di portarli con noi come pesi. Nonostante questo, è proprio in quel senso di vergogna che si cela un’opportunità di crescita e di comprensione. Affrontare il passato può diventare un passo verso la riconciliazione, sia con noi stessi che con gli altri, trasformare i luoghi vuoti e i ricordi pesanti in spazi di riflessione e, magari, di perdono.
2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?
La poesia ha il potere di rendere tangibili le emozioni, di trasformare l’inafferrabile in parole che risuonano, creando delle connessioni autentiche tra l’autore e il lettore.
Viviamo in un’epoca in cui le parole vengono spesso svuotate di significato, in parte a causa della rapidità con cui le informazioni vengono consumate e condivise. La poesia, in questo contesto, può fungere da porto sicuro, un luogo in cui i sentimenti vengono elaborati e resi accessibili, permettendo di esplorare le complessità dell’esperienza umana; la varietà dei supporti attraverso cui la poesia si esprime oggi, dai social media alle serie televisive, offre opportunità per una diffusione più ampia, senza dover necessariamente scivolare nella superficialità o nell’auto-referenzialità che limitano la profondità dell’esperienza poetica.
Per quanto la poesia possa essere adattata a diversi formati, mantiene tuttavia la sua essenza e può fungere da segnaletica di sicurezza nel guidarci verso l’interno, verso una comprensione più profonda di noi stessi e del nostro posto nel mondo. In un’epoca di frenesia, il messaggio poetico ci offre quindi un momento di pausa, un invito a ritrovare la propria casa interiore. La vera sfida nella contemporaneità consiste nell’ancoraggio alle esperienze autentiche in un mare di rumore.
3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?
La scrittura richiede tempo e dedizione e la consapevolezza applicata nel leggere permette di trasformare il disagio in un’esperienza creativa, un ciclo di nausea e liberazione: è la resa totale a pensieri e parole che, pur sembrando lontani, riflettono una parte di noi stessi. In generale, la poesia ci permette di convivere con il disagio senza esserne sopraffatti, di affrontare il dolore con il conforto della connessione.
4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.
Mi è difficile sintetizzare. Credo che la poetica di Philip Larkin sia a me quella più cara, per non parlare di quella di Montale. Ma i miei interessi cambiano: in questo momento mi emoziono nel vedere la foto del quadro di Briton Riviere “Daniele Nella Fossa Dei Leoni”, un pittore inglese dell’800, un’opera che cattura un momento drammatico e intenso, richiamando sicuramente riflessioni sul coraggio e la vulnerabilità; temi che si possono ritrovare anche in molti autori di poesia di ogni tempo.


