La scuola di Serena Bedini 4. Questione di pazienza

di Serena Bedini

Questione di pazienza

Come si scrive un romanzo? Qual è il metodo migliore? Non esiste un sistema canonico, ognuno ha il suo. Anzi, a essere onesti, ogni romanzo si scrive in modo diverso, persino si utilizzano tempi diversi. Ci sono romanzi che si scrivono in una notte, altri che richiedono quindici giorni, altri ancora impegnano per un anno, altri infine necessitano di anni prima di essere conclusi. I fattori sono tantissimi: la trama più o meno complessa, la definizione dei personaggi, il messaggio che vogliamo trasmettere, la revisione, la nostra stessa capacità di impegnarci.
La scrittura è un atto creativo e come tale ha bisogno di libertà assoluta: non possiamo imporci di scrivere se non ce la sentiamo, se siamo stanchi, se non ne abbiamo voglia, se interviene in noi il famoso blocco dello scrittore che origina in larga parte da nostri blocchi mentali, da insicurezza, da stress. Dobbiamo accettare e conoscere la nostra fragilità e da questa consapevolezza costruire la nostra forza.
Per superare gli ostacoli che incontriamo nel processo di ideazione e scrittura, forzarsi non serve: occorre principalmente avere pazienza. Non possiamo stabilire un ritmo per la creatività, non possiamo credere che si tratti di abitudine o di costanza. Dobbiamo lasciare che lentamente la storia, il carattere dei personaggi, il modo di trasmettere il nostro messaggio si delineino nella nostra mente e sfocino nella necessità di scrivere in maniera naturale e non obbligata. Proprio questo infatti è ciò che rende la scrittura bellissima: la libertà di immergerci in essa ogni volta che ci venga spontaneo di farlo. Costringerci a scrivere significherebbe perdere entusiasmo, intensità, voglia di dar vita a nuove storie. Nel tempo in cui attendiamo di capire come procedere nel romanzo iniziato, manteniamoci concentrati, rivolgendo a esso ogni giorno un pensiero, aprendo il file e rileggendo quello che abbiamo già scritto, perfezionandolo e alimentando così il desiderio di continuare. Impegniamoci anche in altri testi come articoli per riviste, racconti, cominciamo persino altri romanzi: questo non ci distoglierà né ci deconcentrerà, bensì ci aiuterà a superare momenti di crisi rinvigorendo la nostra linfa creativa. Ogni opera ha i suoi tempi, le sue necessità, le sue peculiarità, avere la pazienza di attendere che esse si esplichino ai nostri occhi ci permette di fare come il fornaio che, in attesa che il pane sia pronto, respira il profumo che emana l’impasto mentre lo prepara e lo cuoce, immaginandone la perfezione della forma, la morbidezza della mollica e la doratura della crosta.

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