Io volli i colori della morte nel gesso tricolore della fame di gesso, lo scudo l’ elmo e corazza nudi nel baule di Cassandra! La betoniera nell’ arco io volli che fosse ceramica nel volto di un altro specchio – (***) l’ anfiteatro di cerbottane come fontane che regalano neon al piegarsi nel flusso dello zero io volli. Io volli la betoniera, la betoniera di Cassandra, mutare il gesso di Marco Aurelio in arco di elmo e corazza come l’ uva fermenta il/nel cielo – la betoniera il cocco della palafitta volli io che volli – ora è finita, è finita la bottiglia, un preservativo nel letto che non ha seminato la creta nel vaso. La pietà non ha il pudore nell’ orrore del rimorso per l’ orrore figuriamoci nel rimpianto. Il suicidio è ridicolo la betoniera no! Essa riscatta la pietra dall’ angolo nella seta. Lo scudo la corazza dell’ Eden che passa la cifra non del sempre verde ma il verde per sempre . (Roma nn ricordo la data ore 4e40 dedicato a quello che io volli.) – cifrato in questo codice: 23&67+000043-53###.
Giorgio Stella. Una poesia
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