Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Come vento, all’improvviso

(affresco-puzzle s. Maria di Cerrate)

 

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». [Gv 14, 15-16. 23-26 ].

A s. Maria di Cerrate vicino a Lecce, c’è un affresco, per così dire, scomposto. Sono frammenti ricollocati senza un apparente ordine.  Dopo il crollo del muro, sono stati ricollocati così come li vediamo. Memoria di un’unità perduta? O nuova creazione, in cui non cercare più destini noti, ma accogliere il non-senso come senso da intuire e da cui lasciarsi guidare?

L’evento di Pentecoste investe le nostre esistenze scompigliandole. Come il vento non si vede, ma se ne percepisce il soffio violento. Ed è evento di parole. È il parlare le parole che sono nuove. E sono parole di Altro. “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre”. Parlare parole non mie è aprirsi all’altro. Pentecoste è l’apertura incondizionata all’alterità dell’altro, non perché siamo capaci di percepirne la portata ma perché è questa alterità che diventa a noi prossimità.

La Lingua non si uniforma, la parola non è univoca ma si pone, lingua “come di fuoco”, divisa, su ciascuno. La parola altra diventa parola dell’altro in me. La parola è mia essendo dell’altro. Questo è il miracolo dell’amore che accade. Amore non è mai disincarnato. Anche Dio ama con la carne che è mia.

Perciò, amore non è amore ad una regola, ad una legge, ad un comandamento e neppure ad una parola: amore è amore ad una persona e, in questo senso, è amore alle parole di questa persona. Sarà sempre l’essere altro dell’amato che sarà capace di “ricordare” ogni sua parola. E “ricordare”  è un richiamare al cuore. Questa è la sede delle parole altre dell’altro. Questa è la dimora dell’altro amato. Qui l’amato abita e mi abita. Perciò, l’azione dello Spirito non è solo “ricordare”, ma “ricordar-vi”. Non è un semplice “rammentare”, richiamare alla mente, è piuttosto una nuova scrittura sulla carne di chi ama.

Nuova scrittura possibile solo se si accetta di essere noi il foglio su cui l’altro scrive le sue parole che diventano le nostre. Noi, sradicati e sovvertiti, come solo gli innamorati sanno essere, portatori di nuovi destini che richiedono unità, senza essere uniformi; vicinanza, senza essere confusi l’uno con l’altro; unicità, senza la desolazione della solitudine, ma in una compagnia nota solo al chicco di grano che sa che, se non muore, resta solo.  

L’insegnamento dello Spirito non è trasferimento di dati, è fondare una nuova conoscenza, in cui intelletto e memoria diventano unità e differenza di desiderio che si fa fuoco e che ci arde.

In questo desiderare, il nostro essere desiderati. In questo ricordare, il nostro essere ricordati. In questo amare, il nostro essere amati. In questo conoscere, il nostro essere conosciuti.

Pentecoste è nuova radice, ma è radicamento nel vento. Siamo radicati se ci lasciamo sradicare. È fondazione di fuoco. Siamo fondati se ci lasciamo consumare.

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