La scuola di Serena Bedini 6. Per mano a un personaggio

Iniziare a scrivere un romanzo significa porsi in ascolto e in osservazione della storia raccontata dai personaggi e da loro vissuta.
Henry James sostiene che per Ritratto di signora, prima ancora che la trama del romanzo, si presentò alla sua mente il volto di una donna, ossia la protagonista stessa. L’ispirazione – se così vogliamo chiamarla – segue vari canali che via via vedremo, ma uno di questi è proprio la capacità di lasciarsi trasportare dalla fantasia e consentire che siano i personaggi a condurci. Carlo Lucarelli, spiegando come è nato il suo celebre personaggio Coliandro, chiarisce che inizialmente lo aveva pensato come spalla di una protagonista femminile, salvo poi rendersi conto che tale era la vivacità che lo caratterizzava da guadagnarsi a poco a poco il ruolo principale, rubando la scena agli altri.
Il fatto è che ostinarsi per una strada in favore di quanto inizialmente stabilito da scaletta non può che dare pessimi risultati. Nel momento in cui cominciamo a delineare l’indole di un personaggio, a immaginarne le movenze e a studiarne le espressioni o il modo di parlare, diamo vita a un essere pensante, capace di prendere decisioni e fare scelte autentiche, sia pure nell’ambito di una storia. Forzarlo in un senso, costringerlo ad agire quando sarebbe più logico – stanti le sue caratteristiche – lasciarlo fermo o in attesa, indurlo a reazioni esagerate se ha un animo pacato o al contrario frenarlo se è un impulsivo porterà a una storia inverosimile, in cui il lettore non saprà immedesimarsi.
Lasciamo piuttosto che siano i personaggi a prenderci per mano e a condurci, lasciamo a loro il compito di mostrarci in che direzione preferiscono procedere perché in questo modo la narrazione diventerà fluida, priva di intoppi, la trama seguirà il suo corso che probabilmente si discosterà in parte dall’idea che avevamo in principio, ma sarà in grado di stupirci e divertire anche noi, primi lettori del romanzo che stiamo scrivendo.

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