Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

«Chi è il mio vicino?»

 

[Amélie Bigard]

«In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.» [Lc 10, 25-37]

 

Erano in tanti sulla spiaggia, quel giorno. Forse c’era anche un prete, forse c’era anche qualcuno molto religioso. L’uomo in mare annaspava, non riusciva a restare a galla. Un altro uomo, di origini africane, non ha esitato a buttarsi in acqua per portare aiuto. L’uomo che stava annegando si è salvato. L’uomo nero è morto per salvare un bianco.

È cronaca di qualche settimana fa.

«Chi è il mio prossimo?».

È probabile che l’uomo morto fosse di religione islamica. Probabilmente, tutti gli altri si dicevano cristiani.

Chi è stato il “vicino”?

Siamo bravi ad erigere barriere. “Servono a difenderci” diciamo. Sollevando così la nostra coscienza da ogni inquietudine fastidiosa.  È più facile alzare muri che aprire porte.

Eppure, “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te” (Dt. 30,10-14).

Ogni comando, nella Bibbia, è teso ad una sola dimensione: “ti convertirai al Signore”. Non si tratta tanto di “mettere in pratica”, come se ci fosse un enunciato teorico a cui aderire e poi una traduzione dell’enunciato stesso nella vita quotidiana.

La “messa in pratica” è nel cambio di rotta. Aderire all’ “Ama il prossimo tuo come te stesso” è già una traduzione quotidiana del comando. Ci si chiede di operare un “deplacement”, uno “spiazzamento”, una “dislocazione”. Questo il senso del “convertire”. Il centro dell’esistenza non risiede più nella presunta identità di un Io (o di un Noi tribale, etnico, uniforme e uniformato nei linguaggi e nei comportamenti), ma proprio nel confine fuori dal quale vorremmo tenere l’altro, che, in quanto altro, è fastidioso e inquietante. Non ci viene chiesto di “fare del bene” a qualcuno (sarebbe come dire: fai dell’altro l’oggetto delle tue buone azioni, ma tienilo fuori della tua orbita), ma fare di questo qualcuno il riferimento e il termine di confronto per la nostra idea di giustizia e di libertà.

Chi salva? Chi cura? Chi si fa carico? Coloro che alzano muri e si difendono o chi dà la vita per qualcuno che neanche conosce?

Chi esprime l’idea di libertà e di giustizia? Chi esprime meglio la propria identità? Coloro che si arroccano in fortezze asfissianti o chi ha il coraggio di vivere sempre al confine?

Su un muro di Venezia, qualche anno fa, si leggeva: “Patria sarà quando tutti saremo stranieri”.

 

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