di Antonio Sparzani
Provo ormai giornalmente oltre a grande dolore, grande vergogna per l’umanità o, per meglio dire, per quella parte dell’umanità, di solito i governanti, che impunemente e senza neppure nascondersi un po’, fanno le cose peggiori che riuscirei a immaginare, anche con molta fantasia; stamani un’altra strage di bambini, oltre che di adulti, a Gaza, soprattutto fra quelli che son lì per chiedere qualche cibo per sopravvivere.
Orbene io propongo seriamente una CROCIATA, certo atipica.
La crociata sarebbe così, che il nostro Papa Leone XIV si attivi, spenda soldi della Santa Sede, organizzi una spedizione a Gaza. S’intende senza camminare fin là, però andando in un posto vicino con dei mezzi di trasporto e, da lì, lui, con tutta una folla di cardinali, gente di chiesa e non di chiesa ma decisa, si mettano a camminare
fino ai confini di Israele e poi fino a Gaza, entrino nella striscia e offrano cibo, assistenza, affetto e cure a tutti quei poveretti e a quelle poverette, grandi e piccoli e completamente disarmati di fronte a tutto.
S’intende che anche tutta la crociata del Papa dovrebbe essere disarmata, ma ben decisa ad andare avanti fino in fondo.
Se Netanyahu e i delinquenti che lo appoggiano avranno il coraggio di sparare, cosa che francamente non credo, ci saranno dei morti che schizzeranno dritti in Paradiso o comunque in quel posto destinato a quelli che amano il loro prossimo.
S. Francesco nel 1219 andò a Damietta a parlare col Sultano d’Egitto, invece di partecipare alla crociata in corso che era comunque una battaglia con centinaia di morti e feriti.
Io chiedo con tutta la mia povera forza una crociata disarmata con Leone alla guida, non so come fare a scriverlo all’interessato, certo Fabrizio mi potrà aiutare in questo. Grazie.

Parliamone, grande Sparz!
Proposta davvero seria, chiara e concreta, a cui sicuramente molti “in pectore” pensano e hanno pensato.
Grazie Giselda per aver capito che si tratta di una proposta concreta e seria. Grazie anche a Fabrizio che mi propone di parlarne, dopo avermi inviato per mail un pezzo di un signore che in base ad alcune considerazioni sue ravvisa nelle cose che ci vengono raccontate una massa di cosiddette fake news. Ora anch’io mi sono informato un po’ e ritengo di credere ad alcune organizzazioni benemerite che lavorano lì sul campo, nella speranza di salvare qualche vita, soprattutto Emergency e Amnesty International e mi pare che tutti confermino le atrocità compiute da Israele. E’ il famoso problema: se in un ospedale ci sono membri di Hamas e 20 malati che devono essere curati, cosa faccio? Tiro giù tutto l’ospedale? Se ci sono 10 bambini che aspettano qualche cibo e un elemento di Hamas che lo distribuisce, che faccio? Li ammazzo tutti così è finito il problema? Su episodi simili ci sono anche le testimonianze di giornalisti nostri, inviati sul posto dei nostri giornali radio e tv. Tutte fake news? Netanyahu continua a dire che la tregua è vicina, ma lui non la vuole, perché appena finisce la guerra lui va sotto processo per vari reati. Questo è.
Come ti dicevo, Anthony, è un articolo fra un milione. Per ovvii motivi non posso citarli tutti. Ne inserisco un altro a mo’ di esempio.
Articolo del giornalista di Yedioth Achronot, Ben Dror Yemini, di idee centro sinistra (prima era sinistra piena):
PROPAGANDA ASSASSINA
Potrebbe essere, decisamente potrebbe essere, che se mi fossi trovato tra il pubblico del festival di Glastonbury, mi sarei unito ai cori “Morte all’IDF” e “Liberate la Palestina”. Proprio come gli studenti nei campus. Proprio come i raduni del regime degli ayatollah in Iran che organizzano i cori “Morte a Israele, morte all’America”. Perché, se fossi stato esposto alla propaganda della BBC, del Guardian e di Haaretz, sarei diventato un nemico giurato della malvagia entità sionista e dei soldati dell’IDF.
Negli ultimi giorni Haaretz ha toccato nuove vette. Due articoli in particolare sono stati disgustosi. Il primo titolava in prima pagina: “Soldati testimoniano: l’IDF spara intenzionalmente ai gazawi vicino ai centri di aiuto umanitario”. Non si tratta di fuoco accidentale. È fuoco “intenzionale” contro disperati che cercano un po’ di farina. Il sottotitolo del secondo articolo era: “C’è consenso tra i principali esperti di mortalità sul numero dei morti a Gaza – ed è molto più alto dei numeri noti”. Come si può non sviluppare odio verso Israele?
Prova a spiegare ai lettori nel mondo che il secondo articolo è firmato da Nir Hasson. “I palestinesi che rischiano la vita per opporsi all’occupazione e all’oppressione sono eroi”, scriveva nel 2022. E aggiungeva: “Chi fa parte della forza occupante non ha alcun diritto morale o legale di dire all’occupato quali mezzi può usare per resistere all’occupazione”. I sostenitori dei massacri e degli stupri di Hamas hanno sfilato con cartelli: “BY ANY MEANS NECESSARY”. Hasson li ha preceduti.
Le accuse di genocidio, basate sulle pubblicazioni di Hamas, sono già state smentite. Ma Hasson insiste. Scusate il riferimento personale all’autore, che ha firmato anche il primo articolo, insieme ad altri. Ma a volte non c’è scelta.
La freccia e l’omicidio
E ora al nocciolo della questione. In realtà esistono testimonianze su ciò che accade alle masse che hanno bisogno di cibo. Alcune molto dettagliate. “Sono cominciate ad arrivare molte segnalazioni dalla Striscia di Gaza sull’uccisione di numerosi civili da parte di Hamas, che si trovavano in strada alla ricerca di un sacco di farina, con la scusa che collaboravano con i centri di distribuzione alimentare americani! Non solo i resoconti lo rivelano, ma ci sono anche lettere e dichiarazioni da parte delle famiglie dei giovani caduti nelle mani traditrici di Hamas”.
Si prega di attendere. Il seguito arriva.
Si sarebbe potuto sospettare che si trattasse di una pubblicazione del Ministero della Propaganda sionista o di qualcuno per suo conto. Ma la verità è che Israele non ha un Ministero della Propaganda. Il paragrafo qui sopra, sorpresa sorpresa, è stato pubblicato due settimane fa dal quotidiano dell’Autorità Palestinese Al-Hayat al-Jadida.
È vero, l’Autorità Palestinese è in conflitto con Hamas. Ma sembra che ciò che i palestinesi sanno, i propagandisti di Hamas si rifiutano di sapere. Anzi, a seguito dell’articolo propagandistico di Haaretz, Netanyahu ha dichiarato che si tratta di un’accusa infondata. Questa volta ha ragione.
Al-Hayat al-Jadida, il cui rapporto è stato tradotto e pubblicato da PMW (Palestinian Media Watch), ha presentato testimonianze dettagliate. La famiglia Shaheen di Deir al-Balah ha riportato la morte del figlio, Siraj al-Din Hisham Shaheen, causata da colpi di arma da fuoco sparati da membri di Hamas. La famiglia al-Hilu ha riferito che cinque dei suoi membri sono stati uccisi da Hamas.
Hiba al-Misal, sorella della vittima Osama al-Misal, ha fornito la testimonianza più dettagliata: “Un gruppo di membri di Hamas, noto come Unità Freccia, ha fermato l’autobus su cui viaggiava mio fratello insieme ad altri giovani, mentre erano diretti a un centro di distribuzione alimentare. Li hanno fatti scendere, li hanno legati e poi fucilati, accusandoli falsamente di ‘collaborazionismo’, e hanno continuato a inseguirli mentre erano feriti fino all’ingresso dell’ospedale Nasser, dove hanno sparato di nuovo impedendo al personale medico di curarli”.
Il fratello di Hiba e un altro palestinese sono stati uccisi in quell’episodio. Hiba conclude la sua testimonianza con una richiesta: “Non vogliamo vendetta, vogliamo verità e giustizia”.
Quando il ‘portavoce’ è un terrorista di Hamas
Il 17 giugno la BBC ha riportato che “Israele ha ucciso 51 palestinesi in attesa di farina”, tramite droni e colpi di carro armato. Nidal al-Mughrabi di Reuters ha alzato il numero a 59. E in un sito di sinistra israeliano si parla già di 70 morti.
Quale motivo potrebbe avere qualcuno nell’IDF per sparare “intenzionalmente” a persone che aspettano cibo? Nessuno. La fonte è Mahmoud Basal, che si presenta come “portavoce della difesa civile”, ed è all’origine di molte notizie dello stesso genere. Portavoce? Fonte affidabile? L’IDF ha rivelato che Basal è un terrorista di Hamas. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, interrogata in merito, ha ridicolizzato i falsi resoconti della BBC con una risposta schiacciante in meno di un minuto.
L’utente Aizenberg sulla piattaforma X presenta numerose prove sulle falsificazioni di Hamas e le esecuzioni sommarie perpetrate da Hamas, occupandosi anche di smontare l’articolo del “consenso” pubblicato da Haaretz. Consigliato. In ogni caso, i rapporti da Gaza provengono quasi tutti da giornalisti che operano sotto il controllo di Hamas, con una pistola puntata alla tempia. Haaretz non ha bisogno di alcuna pistola per pubblicare propaganda. Tutto su base volontaria.
Al-Hayat al-Jadida non esita ad accusare anche Israele. Ma soprattutto punta il dito contro Hamas. Il problema è che quasi nessuno al mondo viene a conoscenza delle testimonianze dettagliate del quotidiano palestinese.
Ma il principale organo di propaganda anti-israeliana è proprio il quotidiano israeliano più letto al mondo. E come scrisse il noto giornalista americano Jeffrey Goldberg, non certo di destra, gli articoli di Haaretz sono usati come materiale di propaganda dai neonazisti. Era nove anni fa. Da allora la situazione è solo peggiorata.
Ho verificato con il portavoce dell’IDF, che ha negato categoricamente le accuse. Per precauzione, ogni risposta iniziale è che “l’IDF sta verificando”, e in pochi casi, dove si sospettano irregolarità – si aprono indagini. A volte passano giorni prima che arrivi una smentita dettagliata e documentata. Il danno, comunque, è già fatto. E le smentite dell’IDF, quando arrivano, sono relegate in fondo all’articolo, quasi per pura formalità.
Come si riconosce un’agenda
Come facciamo comunque a sapere che le accuse di fuoco “intenzionale” sono propaganda? Agenda e non giornalismo? Ebbene, c’è un denominatore comune tra i propagandisti – siano essi giornalisti o accademici, in Israele o all’estero.
I propagandisti ignorano il fatto che i leader di Hamas dichiarano, senza alcuna vergogna, anzi con orgoglio, di usare donne e bambini come scudi umani, mentre opprimono brutalmente la popolazione in stile nordcoreano; che Hamas opera nel cuore stesso della popolazione civile, sopra e sotto terra, più di qualsiasi altro conflitto nella storia; che ovunque l’islam radicale prende piede – il risultato è distruzione, rovina e spargimento di sangue; che tutto questo spargimento di sangue si sarebbe potuto evitare – e forse neppure sarebbe iniziato – se Hamas si fosse preoccupato del popolo palestinese più di quanto si preoccupi di distruggere Israele.
E ignorano le prove evidenti, inclusi video, in cui i terroristi di Hamas sparano all’interno della folla palestinese.
Nonostante il lavoro meticoloso di persone eccellenti, come Aizenberg e altri, che conducono inchieste approfondite, la propaganda dell’orrore continua senza sosta. L’esposizione ai propagandisti è cento volte superiore a quella di chi smaschera le bugie. Avrebbe potuto essere diverso. Ne abbiamo già parlato. E ne parleremo ancora.