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Preti contro il genocidio

UNA DELEGAZIONE di “PRETI CONTRO IL GENOCIDIO” a ROMA

di Giselda Pontesilli

Ci sono stati a Roma, il 22 settembre 2025, cento sacerdoti del movimento “Preti contro il genocidio”, i preti  e vescovi cioè (oltre 1600, di 5 continenti e 50 paesi) che, contro “il genocidio in atto a Gaza”,  hanno sottoscritto gli scopi  espressi nel documento fondativo pubblicato sul sito dei Saveriani.

Si sono incontrati  all’obelisco del Quirinale, hanno pregato e cantato nella vicina Chiesa di Sant’Andrea, hanno poi camminato per le vie di Roma, e di nuovo cantato e pregato a Montecitorio, portando ciascuno con sé in processione il disegno dal titolo “Christ Died in Gaza” dell’artista Gianluca Costantini. Continua a leggere

PROPOSTA

di Antonio Sparzani

Provo ormai giornalmente oltre a grande dolore, grande vergogna per l’umanità o, per meglio dire, per quella parte dell’umanità, di solito i governanti, che impunemente e senza neppure nascondersi un po’, fanno le cose peggiori che riuscirei a immaginare, anche con molta fantasia; stamani un’altra strage di bambini, oltre che di adulti, a Gaza, soprattutto fra quelli che son lì per chiedere qualche cibo per sopravvivere.

Orbene io propongo seriamente una CROCIATA, certo atipica.

La crociata sarebbe così, che il nostro Papa Leone XIV si attivi, spenda soldi della Santa Sede, organizzi una spedizione a Gaza. S’intende senza camminare fin là, però andando in un posto vicino con dei mezzi di trasporto e, da lì, lui, con tutta una folla di cardinali, gente di chiesa e non di chiesa ma decisa, si mettano a camminare Continua a leggere

Gaza: intervista a Leila Shahid, ambasciatrice ed esponente dell’Autorità Palestina. Una mail della cooperante italiana Rosa Schiano

Grazie a Leïla Shahid e a Rosa Schiano, le cui parole ci permettono di comprendere meglio il conflitto in atto

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Leïla Shahid, l’esercito israeliano ha mobilitato 75.000 riservisti . I mezzi blindati  avanzano lentamente. Credete possibile un conflitto di terra ?

– Si, penso che la situazione sia assolutamente tragica, tutto questo  è stato già vissuto, circa 4 anni  fa, dalla popolazione di Gaza, è praticamente una guerra annunciata.  Trovo indecente che si manifesti stupore  di fronte al riacutizzarsi della situazione perchè, dall’offensiva del 2008/2009, niente è cambiato a Gaza. La popolazione, che  subisce un’occupazione che dura ormai da 45 anni, non può più continuare a vivere  nell’umiliazione costante  e a sopportare  le promesse non mantenute della comunità internazionale, Unione Europea inclusa.

Penso però che quest’ultima pensata di Netanyahu abbia  connotazioni più che altro elettoralistiche. Non si fa scrupolo di farne pagare il prezzo alla popolazione israeliana , terrorizzata dall’essere bersaglio dei missili sparati da Gaza tanto quanto, se non di più, è terrorizzata la popolazione palestinese. Continua a leggere

Non c’è modo d’essere bambini

di Mohamed Altawil

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[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]

Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:

Perché non abbiamo un giardino?

Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?

Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?

Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

Israele sperimenta armi non convenzionali

COMUNICATO STAMPA

Israele sta sperimentando nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza. E’ la denuncia del New Weapons Research Committee (NWRC), secondo il quale “si sta ripetendo nella Striscia ciò che è già avvenuto in Libano nel 2006, dove lo stato ebraico utilizzò il fosforo bianco, il Dense inert metal explosive (Dime) e gli ordigni termobarici, tre tipologie di strumenti di offesa riconoscibili per le caratteristiche delle ferite che provocano, nonché le bombe a grappolo e i proiettili all’uranio, che hanno lasciato tuttora sul terreno nel Paese dei cedri tracce di radioattività e ordigni inesplosi”.

Si moltiplicano le evidenze dell’impiego di queste armi ora anche nella Striscia di Gaza anche se, precisa il NWRC, a causa del blocco degli ingressi ancora non sono state possibili verifiche dirette indipendenti. “Le immagini e le testimonianze che giungono dal conflitto – spiega Paola Manduca, professoressa di genetica dell’università di Genova e membro del NWRC – presentano significative somiglianze con quelle raccolte e verificate nella guerra di luglio e agosto 2006 in Libano”. Mads Gilbert, medico norvegese dell’organizzazione non governativa Norwac, attualmente al lavoro nell’ospedale Shifa, il maggiore di Gaza, segnala che “molti arrivano con amputazioni estreme, con entrambe le gambe spappolate”; ferite, spiega, “che io sospetto siano ferite da armi Dime”. Non solo, ma anche le immagini che arrivano da Gaza sembrano confermare i sospetti. Le ustioni riportate da alcuni bambini a Gaza, appaiono molto simili a quelle evidenziate nel 2006 dal dottor Hibraim Faraj, chirurgo dell’ospedale di Tiro e dal dottor Bachir Cham di Sidone. “Attualmente – sottolinea Manduca – ci arrivano report da medici e da testimoni informati che ci fanno ritenere che, oltre alle armi usate nel 2006, ulteriori nuove armi siano sperimentate oggi a Gaza. Questo rende necessario che ulteriori indagini scientifiche e tecniche siano intraprese”. Continua a leggere

Il ritorno dell’incubo del diavolo – di Franz Krauspenhaar

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Eppure si tratta di onde, e di emozioni. Al caldo delle nostre casupole, stretti alle radici di pietra, stretti alle coperte di musica e di libri che leggiamo. E carezze a qualcuno. E scuoterci. Se non rimane che il freddo dei nostri scontenti. Se non rimane che il biscotto al cioccolato della prima colazione e la sigaretta della prima autopunizione. Continua a leggere

Israeliani e palestinesi, parla il dolore

Da oltre dieci anni un’esperienza di riconciliazione fra 500 persone che hanno avuto un lutto nel conflitto mediorientale

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IL CASO. Il no alla violenza di «Parents Circle», gruppo che unisce genitori delle due fazioni accomunati dall’aver perso in guerra una persona cara

DI GIORGIO BERNARDELLI
Le prime immagini televisive di una guerra sono sempre le macerie. Case, tetti, vetri, stra­de: tutti ridotti in mille pezzi dalle esplosioni. Ci sono però anche ma­cerie più nascoste, che difficilmen­te arriviamo a vedere. Sono quelle di chi con fatica, anche nel cuore di un conflitto, non ha mai smesso di costruire ponti di riconciliazione. E ora – sotto il fuoco degli F16 israe­liani come dei razzi palestinesi – vede anche tutto questo andare in frantumi.
Come vivono queste ore terribili di guerra a Gaza tutte quelle associa­zioni che hanno fatto dell’incontro tra israeliani e palestinesi la loro ra­gione di vita? Una testimonianza molto significativa ci giunge dal Pa­rents Circle, il gruppo che da oltre dieci anni vede insieme genitori i­sraeliani e palestinesi accomunati dal fatto di aver perso in questo conflitto un proprio caro. Si incon­trano, provano a capire ciascuno il dolore e dell’altro e a dare una te­stimonianza forte: «Se noi, che ab­biamo pagato il prezzo più alto, riu­sciamo a parlarci – dicono con una semplicità disarmante – perché in Israele e in Palestina non dovrebbe­ro riuscirci anche tutti gli altri?». Continua a leggere

Appello del Parroco cattolico di Gaza

di Antonio Sparzani
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Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice. Tra le molte testimonianze, pubblico questo appello del parroco cattolico di Gaza City, che mi sembra non abbia bisogno di miei commenti:.

Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.

P. Manauel Musallam, parroco a Gaza – Dicembre 29, 2008.