
[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]
Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:
Perché non abbiamo un giardino?
Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?
Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?
Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

