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Palestina, un’intervista a Suad Amiry.

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(Suad Amiry)

il Manifesto, 30 maggio 2009

di Giuliano Battiston

PALESTINA, UN’INTERVISTA A SUAD AMIRY
Con le armi dell’ironia
Direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah, l’architetta palestinese, oggi a Galassia Gutenberg, è celebre anche per due libri spietati e spiritosi, «Sharon e mia suocera» e «Niente sesso in città», in cui affiora lo spirito dello «hakawati», colui che nel mondo arabo racconta storie al caffè
Nata in Giordania e vissuta tra Damasco, Parigi, Beirut, Il Cairo e, dal 1981, Ramallah, Suad Amiry è un’architetta palestinese – fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation di Ramallah – dotata di un’ironia corrosiva, depositata nelle pagine di Sharon e mia suocera. Se questa è vita e Niente sesso in città (entrambi editi da Feltrinelli e curati da Maria Nadotti). Un’ironia che gestisce con divertita consuetudine, e che le ha permesso di raccontare l’occupazione israeliana della Palestina secondo una prospettiva inedita, capace di suscitare sorrisi e indignazione, ma soprattutto di muovere a una familiare complicità con una donna che, con sguardo impietoso, descrive i dolorosi paradossi di una vita a libertà condizionata. Abbiamo incontrato Suad Amiry, che domani a Napoli parteciperà a uno degli incontri di Galassia Gutenberg, per discutere con lei del suo lavoro. Continua a leggere

Non c’è modo d’essere bambini

di Mohamed Altawil

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[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]

Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:

Perché non abbiamo un giardino?

Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?

Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?

Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

Il ritorno dell’incubo del diavolo – di Franz Krauspenhaar

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Eppure si tratta di onde, e di emozioni. Al caldo delle nostre casupole, stretti alle radici di pietra, stretti alle coperte di musica e di libri che leggiamo. E carezze a qualcuno. E scuoterci. Se non rimane che il freddo dei nostri scontenti. Se non rimane che il biscotto al cioccolato della prima colazione e la sigaretta della prima autopunizione. Continua a leggere

Appello del Parroco cattolico di Gaza

di Antonio Sparzani
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Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice. Tra le molte testimonianze, pubblico questo appello del parroco cattolico di Gaza City, che mi sembra non abbia bisogno di miei commenti:.

Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.

P. Manauel Musallam, parroco a Gaza – Dicembre 29, 2008.