Da oltre dieci anni un’esperienza di riconciliazione fra 500 persone che hanno avuto un lutto nel conflitto mediorientale

IL CASO. Il no alla violenza di «Parents Circle», gruppo che unisce genitori delle due fazioni accomunati dall’aver perso in guerra una persona cara
DI GIORGIO BERNARDELLI
Le prime immagini televisive di una guerra sono sempre le macerie. Case, tetti, vetri, strade: tutti ridotti in mille pezzi dalle esplosioni. Ci sono però anche macerie più nascoste, che difficilmente arriviamo a vedere. Sono quelle di chi con fatica, anche nel cuore di un conflitto, non ha mai smesso di costruire ponti di riconciliazione. E ora – sotto il fuoco degli F16 israeliani come dei razzi palestinesi – vede anche tutto questo andare in frantumi.
Come vivono queste ore terribili di guerra a Gaza tutte quelle associazioni che hanno fatto dell’incontro tra israeliani e palestinesi la loro ragione di vita? Una testimonianza molto significativa ci giunge dal Parents Circle, il gruppo che da oltre dieci anni vede insieme genitori israeliani e palestinesi accomunati dal fatto di aver perso in questo conflitto un proprio caro. Si incontrano, provano a capire ciascuno il dolore e dell’altro e a dare una testimonianza forte: «Se noi, che abbiamo pagato il prezzo più alto, riusciamo a parlarci – dicono con una semplicità disarmante – perché in Israele e in Palestina non dovrebbero riuscirci anche tutti gli altri?». Continua a leggere

