L’ultima consegna
(Masaccio, Crocifissione, Napoli)
”Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:
«È compiuto!».
E, chinato il capo, consegnò lo spirito.» [Gv 19,30]
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Ancora una consegna, l’ultima. È un consegnarsi definitivo. Ancora lo stesso verbo: tradere, in latino, paradìdomi, in greco. Dopo essere stato consegnato e dopo aver consegnato la sua memoria, Gesù consegna se stesso. È la consegna che racchiude e compie tutte le altre. È la consegna che accende definitivamente il fuoco che non si è spento. Non è il fuoco del roveto che arde e non si consuma. Questo fuoco arde e consuma, fino alla fine, fino al compimento.
“Consummatum est”.
Ed è fiamma di fuoco Maria Maddalena ai piedi della croce. Fuoco che arde con chi su quella croce sta ardendo. Fuoco che consuma tutto, tranne l’oro. Oro che riluce proprio perché passato attraverso il fuoco. I capelli, rivoli d’oro sul manto di fiamma.
Perché tutto possa splendere, tutto deve consumarsi.
Perché di tutto possiamo essere ricchi, tutto deve essere consegnato. Si consegna così, Maria Maddalena, con le braccia levate a disegnare la storia, a creare lo spazio che accolga questa morte. Braccia levate che vorrebbero stringere e possedere colui che sta sfuggendo ad ogni abbraccio, ma che non osano nemmeno sfiorare la carne morente. Ci riproverà, la Maddalena, quando cercherà di abbracciare il suo Rabbi, e, ancora una volta, resteranno vuote la sue braccia desiderose di abbracci.
Amore è non possesso. Anche nella morte. Tende le braccia, ma non tocca. Allarga le braccia, ma non possiede. L’oggetto amato è sempre oltre. Non osa neanche guardarlo, ma quanto desiderio c’è fra quelle braccia levate al cielo, che sembra chiuso. Solo il desiderio potrà bucarlo e abbeverarsi alle cascate che si riverseranno. Ma ora l’amato è oltre.
Al cuore dell’incendio, lo troverà solo chi, di quell’incendio si farà fiamma. Solo chi accetterà che l’oro che porta, da quel fuoco sia provato.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7 Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.” [Cantico 8,6-7]

“Far di se stesso fiamma” mi ricorda Michelstaedter, ma, a parte questo, ringrazio Brandodoro per questo livello di profondità e di intensità. Grazie.
Il paragone mi onora e forse suona un po’ offensivo alla memoria di Michaelstaedter. Comunque, grazie.