di Alessandro Ramberti
Ho conosciuto Matteo più di 20 anni fa a vari incontri poetici e gli ho chiesto consigli sulla mia prima raccolta a cui stavo lavorando, ricevendone di preziosi e acuti. Da diverso tempo avevo un po’ perso i contatti e non sapevo neanche fosse malato, per cui sono rimasto ancora più colpito dalla sua morte prematura. Vorrei ricordarlo con i versi qui sotto e con una lettera che ne rivela l’animo sensibile e testimonia il suo essere un poeta “attento”, calato nella realtà.
«Dimmi se hai presente / quant’è stretta via Valdonica, / schiacciata tra le mura / del quartiere ebraico // che per assurdo ad uno lì / potrebbero sparare in pieno volto / verso sera all’imbrunire senza nemmeno / un testimone, perché tanto quella strada // anche se in centro è fuori mano, / perché da lì non passa quasi mai nessuno / se non si ha un obiettivo, un luogo / dove andare, dove attendere per ore.»
(Kobarid, Raffaelli Editore 2008, p. 20, altre poesie ai link https://buonapoesia.wordpress.com/2008/12/01/matteo-fantuzzi/ e http://farapoesia.blogspot.com/2008/08/3-poesie-da-kobarid-di-matteo-fantuzzi.html ).
Ed ecco la mail:
Il giorno 20 dic 2003, alle ore 10:20, matteo fantuzzi <[email protected]> ha scritto:
Gentili case editrici, so bene che avete di meglio a cui pensare, detto questo:
ho avuto modo di parlare con p.Renzo Zambotti cappellano del carcere bolognese della Dozza in un incontro recentemente tenutosi e con sorpresa ho scoperto che una delle soluzioni per strappare tanti carcerati alla delinquenza è la lettura.
Queste persone bramano fortemente libri per evadere sì, ma dalla loro condizione e riscattarsi come persone.
Tutti sappiamo che il carcere non recupera l’individuo, provate a mettere un animale in gabbia e vedete se questo lo migliora o ne esalta la violenza repressa.
Un libro di narrativa, un libro di poesia possono invece compiere quanto un sistema con tante pecche come quello carcerario essenzialmente costrittivo ha. Togliere delinquenza dalle strade significa far vedere anche a queste persone, le quali conclusa la loro pena detentiva ritornano nel mondo di tutti i giorni, che un altro modo di vivere è possibile, che non esiste solo il delinquere per andare avanti. E questa è la forza dei libri. Quella che tutti conosciamo e che ci impegna anima e corpo tutti: scrittori, editori, critici.
Ho già contattato con ottimi risultati biblioteche della zona che spesso buttano via esuberi (doppioni) di libri che vengono loro donati da privati cittadini. E così sto facendo con tanti amici scrittori.
Allo stesso modo chiedo a voi: se avete fondi di magazzino come libri di narrativa o poesia, roba che prende solo polvere insomma, destinata magari al macero, per favore inviatela a
Padre Renzo Zambotti
[ho trovato il suo blog https://renzozambotti.blogspot.com/ , n. di AR]
Anche solo 2 o 3 libri che da voi prendono polvere e spazio in realtà possono molto. Grazie. mf.
Ps. Mandate questa mail, se vorrete, a chiunque pensate possa esserne interessato, e ricordate che questa non è solo la situazione del carcere della Dozza, ma di tutte le carceri italiane. Purtroppo. Grazie

