Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

L’ossimoro che salva

(Dosso Dossi, Giove Mercurio e la Virtù)

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore». 
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.”  [1Re 19,9°,11-13a]

***

La voce di Dio è “voce di silenzio sottile” (“qol demamahdaqqah”, in ebraico).

L’opposto e il contrario fanno l’ossimoro. La “voce” e il “silenzio” sono l’ossimoro che salva.

Salva dalla potenza: Dio non è nel vento che spacca le rocce.

Salva dalla paura dei baratri spalancati dai miei fallimenti: Dio non è nel terremoto.

Salva dall’immediatezza e dal sentimento che arde: Dio non è nel fuoco.

Dio non è dove crediamo che sia. Non è dove vorremmo che fosse.

Lui sceglie il silenzio per parlare di sé. Solo con il silenzio si può percepire la sua voce sottile.

Non è il mio silenzio a rendermi possibile Dio. È il silenzio di Dio che rende possibile il mio.

Non è tecnica di meditazione, il silenzio; è dimensione di ascolto. È povertà. Di parola e di pensiero.

Dio non è cogitabile. Dio non è dicibile. È “voce di silenzio sottile”.

Percepire e ascoltare questa voce è possibile solo se non ci si distrae. Ogni potenza è distrazione. Ogni possesso è distrazione. Ogni acquisizione di senso è distrazione. Ogni senso di colpa è distrazione. Ogni nostalgia distrae.

“Se pensi di aver trovato Dio, sappi che quello che hai trovato non è Dio” (Massimo il Confessore).

Sempre oltre. Oltre il tuo pensiero, oltre la tua esperienza, oltre la tua parola, oltre i tuoi silenzi.

Dio è dove non è. Dio è dove non lo cerchi. Quando smetterai di cercarlo, avvertirai la “voce di silenzio sottile”.

Sulla soglia della caverna in cui ci siamo rifugiati. Questo silenzio non è muto, ma parla altra lingua che non è quella di chi pretende di parlare in nome di Dio. Questo silenzio non è solitario ma ospita germi di condivisione, semi di comunione.

Dopo aver ascoltato, però, mentre l’ascolto continua come dimensione permanente, non si può fare a meno di parlare: Dio è “voce di silenzio sottile”, io ho voce che squassa i silenzi, ho parole che pretendono di dire, ho intelligenza che pretende di capire.

Il silenzio di Dio non nega la mia parola, ne costituisce il senso e l’orizzonte. Il silenzio di Dio relativizza la mia parola, ne costituisce l’ironia, non la annulla, perché la “voce di silenzio sottile” si è fatta carne e abita nello spessore della Storia. Quella voce di silenzio dice il sussurro d’amore che se non è concreto, non è.

Profeta non è colui che profeta si fa, ma colui che è immerso, oltre le cose, non senza le cose, nel silenzio che ha voce sottile.

E ne sa ridire la bellezza e ne sa comunicare l’allegria.

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