E’ di questi giorni la notizia della colpa di un massacro che sappiamo tutti. Compiuto freddamente ai danni di persone e di un bambino – lo metto a parte perché Gesù dice: beati i puri di cuore perché di essi è il regno dei cieli. I bambini, quindi, già posseggono il cielo. La colpa contro un bambino è cosa a parte, perché chi commette il male lo fa al di là di ogni causa. Vorrei commentare questo avvenimento, per il quale non ho trovato all’altezza alcuna parola, nemmeno del più alto dei luminari, con un pezzo scritto qualche anno fa a proposito di un film famoso. Scusandomi per la lunghezza, forse eccessiva.
INNOCENZA E INGANNO
Non ci può essere spiegazione al dolore se non c’è perdita dell’innocenza. Davanti al dolore e alla paura è come se il Cristianesimo si fosse fermato a quella croce senza il seguito della resurrezione. Pensieri a proposito di un film sconvolgente: “Il silenzio degli innocenti”, di Jonathan Demme. Il male costruisce la sua casa nei secoli, si prepara a lungo, come una larva nel suo bozzolo. Si ammanta di una pelle preziosissima, o di una nudità sconcertante. Per il male, l’inganno costituisce la sua veste più preziosa.
Il Bene è innocente, il Male è innocentemente astuto. Il Male è contorto, prima di apparire si nasconde, si prepara; il Bene è tutto nella luce, sempre. Nel Bene c’è la possibilità di un’autodistruzione, invece il Male non rinuncia ma accumula e ingloba; la distruzione del Male è solo apparente. Il Bene conosce il sacrificio, si accresce per mancanza e sottrazione; il Male si accresce per diritto di possesso. Il “tu sei mio” del male, il “tu mi appartieni”, si contrappone all'”io sono tuo” del Bene, “io ti appartengo”. Il Bene rispetta, chiede; il Male pretende e prende. Ma ambedue desiderano. In questo non capire cos’è il desiderio, forse, risiede la chiave della nostra vera dannazione. Il Male e il Bene sanno, la loro giustizia è desiderare. Ciò che desidera in noi, nel nostro corpo, non può essere totalmente la nostra mente. Destino è desiderare, ci dice il dottore Lecter. Il desiderio è utopistico e sconvolgente perché attua senza dimostrare e giustificare. La parola ci può appartenere solo in parte, perché è tramite di ciò che desideriamo. Il desiderio compie un passaggio dall’informe al conforme ma non ci appartiene veramente, è signore di se stesso. Lecter, il mostro, impara a rispettare Clarice perché sa che desiderare accomuna il Bene e il Male. Clarice è quindi sua sorella, “Il mondo è più interessante se ci sei tu”. Cosa rappresenta Clarice per Lecter: la dannazione abissale del sapere che in questo mondo non c’è redenzione? La nostalgia sconvolgente di un Bene perduto? Perché allora, in che cosa, nella logica della Natura, se ambedue, Bene e Male, desiderano, se ambedue sono intelligenti, in che cosa si differenziano veramente? A che pro ammantarsi di luce o di tenebre? Lecter capisce, in quelle poche e nascoste lacrime che girano nei suoi occhi, che avrebbe potuto essere una creatura della luce senza perdere minimamente l’intensità del desiderio? Per questo indirizza Clarice alla comprensione? Forse il dramma consiste essenzialmente in questa possibilità della scelta: l’immensa libertà che Dio ci concede di essere dall’una o dall’altra parte. Solo questo. La paura che vediamo inflitta nella preda sbranata, l’indifferenza necessaria del leone che recide la vita, non hanno dramma al cospetto di Dio, sono atti previsti e prevedibili in una logica alla quale noi stessi apparteniamo. Bene e Male si spartiscono i loro domini, solamente perché noi, nominandoli, scegliamo. Guardando questo film, chi è poeta, ha un conforto e una conferma. Desiderare è dare spazio a qualcosa che sosta in noi. Non ci può essere argine, solo una forza contraria e calma che non ci faccia deflagrare nelle vene un destino, spezzandole. Non ci può essere compiacimento nella parola. Essere poeta non è un vanto. Chi è poeta deve fare i conti con una verità stringente e necessaria assolutamente scorporata da ogni possesso e da ogni gelosia. Essere poeta è ubbidire alla propria voce. Ognuno di noi potrà riconoscersi in un tremendo dottor Lecter, dallo sguardo lucido e immensamente violento, o in colei che ha sentito il silenzio degli innocenti, gli agnelli condannati al massacro sacrificale senza un perché, e non ha potuto salvarli dalla logica spietata che governa l’universo e il destino di tutte le creature. Ma, proprio per questo, ha scelto di essere dalla parte del Bene.

grazie, Sebastiano. trovo consonanze con le tesi di Vito Mancuso. una logica che supera molte barriere.
fabrizio
mi scuso x L’OT che distoglie l’attenzione dai testi di Nicola 8su cui ritornerò a breve) per comunicare:
su http://www.tellusfolio.it
una mia personale analisi della poesia di Silvia Monti (edita in LietoColle e vincitrice del concorso Opera Prima) e già ospitata in Liberinversi
fabiano
“perché dentro di noi ci sono due voci, una di luce l’altra nera”
cara antonella, la tua è un’ opinione/affermazione assoluta e la rispetto, ma io, di voci, ne sento molte di più.
non solo di luce, non solo di nero. si parla sempre di voci (ben pochi suoni) che l’uomo si porta dentro da così pochi millenni rispetto alle voci che si porta dentro la terra gea e che non sono così difficili da ascoltare.
ci sono le voci dei pianeti, delle stelle, del cielo e non so se siano di luce o di nero
ma mi sento di dire che l’uomo fa un grande errore ad ascoltare solo quello che vuole ascoltare.
per sentire voce bisogna ascoltare suono. non ci sono addetti al sonoro, ma ci sono moltissimi sordi e stanno aumentando.
…
la terra, quella che una volta si seminava (adesso invece si (se)mina, non conosce il bene e il male ma le stagioni e la terra e le stagioni una volta si regolavano a vicenda, adesso la terra un femminile sterile, derubato, deriso, sconfortato.
il bene era la neve, il male è che non nevica più, il meno peggio sembra sia la neve. artificiale.
anche questo commento non è molto articolato.
un saluto
paola
bene e male, la lotta eterna, una lotta che finisce solo con l’ultimo respiro. chi conosce se stesso sa quanto sia difficile stare nella luce, non essere ingoiato dalle ombre. chi scandaglia il proprio cuore sa di quali abissi e quali vette è fatto. la scelta per la luce o per l’ombra non è mai definitiva, non è mai fatta una volta per tutte. a noi piccole, fragili carni mortali è dato un compito arduo, quello di discernere e di scegliere ogni istante, senza tregua,nella speranza di di non rimanere a terra se cadiamo. quando il male si mostra nel volto “quotidiano e normale del vicino di casa” è allora che veniamo interpellati: dove abita il male? la risposta è nella nostra richiesta quotidiana di luce e speranza, senza dimenticare che la nostra ombra starà con noi fino all’ultimo giorno.
elena f.
il “male” si mostra nella terra che abbiamo reso disorganizzata, in cui la saliva dell’humus sta per essere prosciugata. non è male? ah, chi è mai più autoreferenziale dell’Uomo?
invece di pensare solo al nostro vicino umano avremmo dovuto pensare un po’ di più al nostro vicino albero.
un saluto
paola
“con le mani tocco un albero
con i piedi calpesto l’erba
se è così
gli esseri umani sono vicini degli alberi o dell’erba?”
Ko Un
maglio un’ombra umana padrona dell’assenza degli alberi
o un albero generoso che la ricovera, quell’ombra?
paola
e ancora, scusandomi del massiccio invio:
se dio si affaticava a piangere sulla terra, accompagnando la fatica degli uomini che la lavoravano, perchè mai adesso piove sempre meno?
dio ha chiuso tutte le nuvole in un recinto e ci lascia arroventare come patate sulla griglia. e fa bene. nessuno abbraccia più gli alberi. nemmeno i poeti che, quando cesseranno di respirare gli alberi, soffocheranno del loro inchiostrare
paola
In un bellissimo libro di Par Lagerkvist: “Il sorriso eterno”, una moltitudine di trapassati decide di incamminarsi compatta, in un buio allucinato privo di forme e architetture, alla ricerca del Padre che si nasconde. E lo trova, infine: una fiammella splendente nel nulla, un punto indefinito, lontano chissà quale enorme tempo.
Dio è un anziano falegname, pesantemente curvo nel suo incessante lavoro di creazione, talmente impegnato che tutta quella folla, quell’inutile domanda sul perché di tutte le cose, quasi lo irritano. Egli non ha risposte e infatti non chiarisce il senso della vita e della non vita; però semplicemente Egli è apparso, semplicemente la sua apparizione, alla fioca luce di una lanterna, ha fornito la chiave: siamo felici se pienamente godiamo della presenza di un padre.
Ecco: basterebbe questo
Sebastiano Aglieco
sì, Sebastiano, quest’ultimo commento che hai scritto è davvero notevole.
fabrizio
grazie Sebastiano anche da me per la risposta che sento dovrebbe essere onorata da replica ma ci sarebbero troppe cose che tenterei di scrivere sull’argomento che alla fine diverrebbe troppo lungo e noioso.
un saluto
paola
“Non ci può essere spiegazione al dolore se non c’è perdita dell’innocenza. Davanti al dolore e alla paura è come se il Cristianesimo si fosse fermato a quella croce senza il seguito della resurrezione…” E mi richiama un verso di Luigi Di Ruscio: “più delle crocefissione d’Iddio amo la sua resurrezione” (dalla poesia-manifesto che apre il suo sito).
“…semplicemente la sua apparizione…” Salutare panteismo che molto insegna e ci esime.
Gianni