
Valerio Magrelli “La vicevita”, Laterza, 2009, pag.104, euro 9,00.
Con questo suo “La vicevita”, nell’ottima collana “Contromano” della Laterza, Valerio Magrelli alla sua seconda felice incursione nel campo della prosa dopo “Nel condominio di carne” ( Einaudi 2003), più che sui treni ha scritto un libro su quelli che, volentieri o a malincuore, li abitano e li affollano. Poiché le storie su viaggi e corpi sono i due nuclei attorno a cui si struttura quest’opera, si può affermare che questo è un libro sul ‘personale viaggiante’, riciclando così una grigia espressione burocratizia che, un tempo, concerneva solo quelli che esplicavano la propria attività professionale su treni e vagoni. In realtà, Magrelli, in questo delizioso libro la cui esile ampiezza è inversamente proporzionale al piacere della lettura, decontestualizza e potenzia questa espressione, restituendola pienamente al suo significato etimologico. L’autore ci racconta infatti la ramificata e curiosa serie di avventure di cui è stato testimone e protagonista in quella specola privilegiata, in quel panopticon nomade, in quel luogo esausto di simboli ed allegorie che è il treno. Scorrendo le pagine di questa ‘vice-autobiografia tutt’altro che a scarto ridotto’, il treno appare come un laboratorio psicosociale in progress, una macchina di trasformazione che nel suo movimento antinaturale ed ipnotico fa e disfa storie e destini, vite e persone. Come nell’altro suo esercizio in prosa, Magrelli qui si abbandona ad un flusso frammentato di memorie, divagazioni, riflessioni, citazioni, oscillanti tra narrativa e saggistica. Punto focale di questo diario in progress ad alto tasso metaforico è l’idea che i treni siano luoghi di centrale rilevanza nella vita di tante persone che lì passano pezzi importanti della propria esistenza dimidiata e smembrata. In effetti quella su treni non è la vita tout court, ma una vicevita in cui “più che vivere, aspettiamo di vivere[…] Sono momenti un cui facciamo da veicolo a noi stessi.”. Una stralunata geografia del viaggio ( Russia, Inghilterra, Francia, Giappone, Austria, Italia attraversata per lungo e per largo) accompagnato anche da tutta una serie di illustri compagni di ‘scompartimento culturale’ ( le citazioni da Rilke e Michaux, Kraus e Flaiano, etc…) che lo aiutano a circostanziare, con stile garbato ed affabile (la chiacchiera da treno?) questo percorso tra cuccette, prenotazioni, binari, stazioni, coincidenze, freni d’allarme, toilettes occupate,…Un libro da leggere accompagnati dall’ipnotica sequenza sonora sprigionata dal rumore della “ chiusura lampo che fila sui binari”( questa l’ ardita metafora sartoriale con la quale Valentino Zeichen definisce il treno). Una sequenza alternata di sillaba breve e sillaba lunga: ta-tàm, ta-tàm, ta-tàm, ta-tàm: cioè un giambo, quel ritmo e metro che nasce nella lirica greca classica che sta al treno come le terzine stanno alla Commedia dantesca. Ma i treni, per motivi qualche volta imperscrutabili e imprevedibili, sembrano fatti apposta per formare comunità strane e eterogenee. “Isole ecologiche” le chiama l’autore che nascono dalla temporanea extraterritorialità delle coordinate spazio/tempo, favorendo la nascita di rapporti umani che, talvolta, possono durare ben al di là del percorso di una tratta ferroviaria. Ma Magrelli canta anche la‘Poesia’ degli scompartimenti contrapposta alla ‘Prosa’ dei vagoni (“Scoprire poco a poco, come nella raggiera di un mazzo di carte che si dischiude lento,d’essere soli,soli come può essere un assodi cuori in mezzo a semi neri, fiori, picche”), auspica un restauro della crepa che alla stazione di Bologna marchia il lutto inelaborabile del 2 agosto1980, ritorna in maniera ossessiva sulla memoria tragica dei vagoni blindati e del ‘fine corsa’ Auschwitz, sottolineandone l’intima correlazione con il rimbaudiano \’orrore economico\’: “Se i titoli di borsa mi rimandano agli orari ferroviari, sarebbe bene,però,domandarsi dove sono diretti i treni a cui si riferiscono. La risposta,dettata dal terrore,è una sola: nei campi di concentramento”.
pubblicato su Liberazione 11/04/2009

Ho appena letto la Vicevita, libro di appunti, ricordi, meditazioni sulla vita vicaria condotta sui treni. Come al solito Magrelli concilia leggerezza e gravità, ragione ed evasione, storia e accadimenti. Un libro che si legge d’un fiato ma capace di lasciare un segno duraturo.
Antonio