PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 111

Quella casa non è la sua casa, lo sa. Inseguito da male parole e da pianto di stizza si lascia alle spalle gli incolti, i campi, gli animali di cui sono piene le sue favole. Mentre il tergicristalli ritma un beffardo “sì-no” gli vengono incontro i lavori stradali mai finiti, gli autovelox, la città sempre sul punto d’addormentarsi o di svegliarsi.

Come apre la porta le sue cose, da sotto la coltre di polvere cui le condanna la caparbietà del suo sogno, lo salutano sommesse, senza un rimprovero. Ricomincia l’esilio.

2 pensieri su “PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 111

  1. lucy

    lo scrittore è straniero in casa propria, e non-profeta in patria. esiliato sulla terra, albatros impacciato. un inetto, uno sprovveduto, un disadattato. un totòmerumeni. un…

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  2. robertorossitesta

    Cara Lucy,
    sì, soprattutto un…
    Io, poi, accidenti a me, non me ne sto neppure “beato e resupino” 🙂
    Un caro saluto,
    Roberto

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