Quella casa non è la sua casa, lo sa. Inseguito da male parole e da pianto di stizza si lascia alle spalle gli incolti, i campi, gli animali di cui sono piene le sue favole. Mentre il tergicristalli ritma un beffardo “sì-no” gli vengono incontro i lavori stradali mai finiti, gli autovelox, la città sempre sul punto d’addormentarsi o di svegliarsi.
Come apre la porta le sue cose, da sotto la coltre di polvere cui le condanna la caparbietà del suo sogno, lo salutano sommesse, senza un rimprovero. Ricomincia l’esilio.

lo scrittore è straniero in casa propria, e non-profeta in patria. esiliato sulla terra, albatros impacciato. un inetto, uno sprovveduto, un disadattato. un totòmerumeni. un…
Cara Lucy,
sì, soprattutto un…
Io, poi, accidenti a me, non me ne sto neppure “beato e resupino” 🙂
Un caro saluto,
Roberto