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da qui
Una volta il matto era diverso.
Oggi spara alla cieca, prende a martellate, accoltella a tradimento.
E’ l’altra faccia delle riviste patinate, del politically correct, della pellicola invisibile che sta avvolgendo il mondo.
La collina soltanto, è sempre quella.

Caro Fabrizio,
una volta tante cose erano diverse, forse perfino la collina stessa.
In qualche caso magari c’era più pietà; ma di sicuro meno ossessione per il politically correct, che anzi se ne stava ancora beatamente in grembo agli dei.
Non che il politically correct sia del tutto da bandire; quando è (l’operosa) ipocrisia che tiene a freno l’arbitrio, in una certa misura ben venga.
Ma quando è solo una vernicetta che si scioglie alla prima acquata, serve solo a sporcare ulteriormente le mani.
Grazie per lo spunto e un abbraccio,
Roberto
ne ricordo uno, il matto di un paese di montagna.
passava le giornate a fermare la gente nella piazzetta sotto il campanile chiedendo “cc cch cche ccc cch’cch’hai u uuun ccce ccerino?”
qualcuno glielo dava, lui lo accendeva e lo guardava finché gli si spegneva tra le dita, innocuo, enorme bambinone dallo sguardo perso nel vuoto.
le voci erano discordi: alcuni dicevano fosse un genio impazzito per il troppo studio, altri per la morte dalla fidanzata. l’unica cosa certa è che viveva in un mondo parallelo, chissà dove.
forse quel cerino gli serviva per fare luce su un mondo che non capiva più.
oggi siamo noi ad avere bisogno di un fiammifero per illuminare un mondo che non capiamo più.
sempre grande de andré
grazie, fabry
F&R
spunto comico per eccellenza in quanto tragico, drammatico. il presente è opaco, il futuro forse non ci sarà. tocca per forza rintanarsi nel passato, nel come eravamo. condizione melancolica, pantanosa. forse ne usciremo ridando il loro nome alle cose, come novelli adamo?
grazie, amici.
oggi i veri matti sono quelli che reggono le fila del mondo.
forse per questo la collina trema, sempre più spesso.