Recentemente ho rivisto con piacere il miglior film dell’avvocato pugliese Fernando Di Leo, re del B movie d’azione italiano, girato nel 1972 in una Milano livida e crudele. Di Leo – scomparso nel 2003 – è stato anche un importante sceneggiatore del nostro cinema popolare e un bravo scrittore: dietro al grande successo dei primi film western di Sergio Leone c’è infatti lui. “Milano Calibro 9? – ecco il titolo del film, rubato a Scerbanenco, e dico rubato perchè dei racconti dell’ “uomo di Kiev” Di Leo non ha preso che questo- è un noir fatto e finito, a corda tesa dall’inizio alla fine. Contrapposto al protagonista Ugo Piazza (Gastone Moschin) c’è Mario Adorf, che interpreta la parte di Rocco Musco, un “picciotto” della onoratà società al soldo dell’Americano (Lionel Stander).
Per tutto il film – sottolineato dalla bellissima colonna sonora del compositore italo-argentino Luis Enriquez Bacalov- Adorf ruba la scena a Moschin, comico e grande caratterista (memorabile la sua interpretazione di un ragioniere fedifrago in “Signori e signore” di Germi) il quale non entra veramente mai nella parte del duro “melvilliano” , mentre Mario, “inventato” come attore di film d’azione proprio da Di Leo, è semplicemente straordinario.
Mario in Germania è considerato uno degli attori più rappresentativi. Fisico da lottatore, grande presenza scenica, mimica facciale stupefacente, capacità mimetica, capacità sensazionale di passare dalle parti comiche e brillanti a quelle grottesche, a quelle decisamente drammatiche.
Mario Adorf nasce a Zurigo nel 1930. Come dicevo, in Germania e nel Nord Europa è considerato da molti uno dei migliori – se non il migliore. Inizia in teatro, a Monaco. Ma è il grande Robert Siodmak che, tornato in Germania dall’esilio dorato di Hollywood, gli dà la vera grande occasione, nel cinema, nel 1957, facendogli recitare la parte di un serial killer affetto da idiotismo nello straordinario e post-espressionistico “Nachts wenn der Teufel kam”, più o meno “Di notte, quando venne il diavolo”, ambientato durante la guerra. L’anno dopo recita in uno dei film più famosi dell’epoca in Germania, una pellicola – tratta da un fatto di cronaca- che laggiù fece epoca, lo straordinario “La ragazza Rosemarie”, di Rolf Thiele, nella parte di uno sfruttatore da due soldi. La sua faccia patibolare e molto cinematografica gli ha permesso di interpretare molte parti da cattivo (un altro suo film italiano imperdibile è “La mala ordina” sempre di Di Leo, per inciso uno dei registi che hanno maggiormente ispirato il cinema ultraviolento e citazionista di Quentin Tarantino).
Ma è in “Milano calibro 9” che Mario dà il meglio; soprattutto nel finale, di grande lirismo criminale, del tutto degno dei finali del migliore di tutti i registi del genere, Jean-Pierre Melville. Sorprendendo il killer che ha appena ucciso il suo grande nemico Piazza/Moschin, prende la sua testa e la sbatte ripetutamente contro lo spigolo di un tavolino, urlando almeno una decina di volte”: Tu, quando vedi uno come Ugo Piazza, il cappello ti devi levare!”, finché i poliziotti non riescono a fermarlo e a portarlo via. La macchina da presa riprende in primo piano il suo volto sconvolto dalla rabbia e dalla disperazione per aver perso tutto, anche il suo “miglior” nemico. In Italia ha recitato con molti registi di valore, tra i quali Pietrangeli, Risi, Steno, Vancini, Lattuada, Argento.
Mario è figlio di un chirurgo calabrese (il suo vero nome è Campisi) e di una infermiera tedesca. E’ un cosiddetto “figlio della colpa”, tant’è che il padre lo vide una volta soltanto. Legatissimo alla madre, scomparsa nel 98, ha recentemente pubblicato un libro su di lei in Germania.
L’attore tedesco è ancora attivissimo su vari fronti (teatro, radio, tv, cinema). Un uomo dalle spalle larghe in tutti i sensi, un artista di grande valore, un uomo simpatico.
Franz Krauspenhaar
(Nella foto: l’attore in “Milano calibro 9” – di spalle Philippe Leroy)


Adorf è un grande attore, hai fatto bene a presentarlo Franz. Ho visto un po’ di film con lui. Meravigliosa la sua interpretazione di Mussolini! Franz io e te abbiamo gusti simili: quand’è che andiamo al cinema? O meglio facciamo un bel cineforum? 😉
Un caro saluto
A giudicare dall’entusiasmo, saremo giusto io e te. E Baldrati, ovviamente:-)
Ps: é stato il Mussolini migliore dello schermo. Se riesci a trovare “La ragazza Rosemarie” (immagino tu non lo conosca, in Italia lo conosciamo in veramente pochi) guardalo, è un gran film, espressionista, con venature brechtiane, tragico e ironico.
dai, se fate un cineforum con quel genere di film, io sono il primo spettatore. tempo fa ho visto su un canale locale un film degli anni settanta, credo, tratto da “I ragazzi del massacro” di Scerbanenco. Qualcuno mi sa dire chi era l’attore principale, quello che impersonificava Duca Lamberti?
Se non sbaglio era Pier Paolo Capponi, uno degli attori feticcio di Di Leo (con Adorf ed Henry Silva).
Non l’ho visto Franz!Tu ce l’hai?
Un caro saluto
Quello no. Ormai scarico tutto da internet, li guardo al pc e poi li cancello.
Ho una collezione di circa 500 vhs (con ciascuna 3 o 4 film, tutta roba che registrai da Fuori Orario alla rinfusa – e sia benedetto Ghezzi!) ma quello no. Però forse ho un paio di Di Leo come Il boss e La mala ordina.
P.s: I ragazzi del massacro è un fim debolissimo. Sia chiaro: il 90% dei film di Di Leo fa abbastanza schifo ( per sua stessa ammissione – a parte, all’interno dei film, dei momenti di buon cinema – ed è bene distinguere il “cinema” – coi suoi momenti – dal “film”) Ti consiglio Milano Calibro 9, La mala ordina e Il boss.
Grazie Franz li ho visti tutti e 3… 😉 Sì, Di Leo è un regista di b-movie!Anche tu sei un patito di Ghezzi? In effetti è l’unico angolo nella TV non digitale o a pagamento che trasmette film di qualità…speriamo non ce lo tolgano!
Un caro saluto
Beh Luca, Ghezzi e Raitre hanno svolto uns servizio straordinario alla collettività. Per chi come me voleva imparare il cinema da quello di serie B a quello di “poesia”, una vera e propria manna. Purtroppo oggi Fuori Orario è parecchio ridimensionato. Ma per me è stato fondamentale per vedere film che altrimenti, con tutta la buona volontà, non avrei visto in dieci vite.
Sono contento che hai visto la trilogia di Di Leo!
si i ragazzi del massacro non era granchè, come film. molto meglio il libro (anche se non il migliore di scerbanenco a mio parere). però di quel film ricordo l’atmosfera, la zazzera di capponi e la bellezza dell’attrice che interpretava Livia Ussaro. Scopro adesso che si trattava di una giovane Susan Scott, una dei miei miti adolescenziali alla pari di Gloria Guida e la mitica Edwige.
Perfettamente d’accordo con voi. Di Milano calibro 9 mi impressiona sempre l’incipit con un piano sequenza lunghissimo che strizza l’occhio all’informale per alcuni raccordi e angolazioni, scandito dal flauto progressive degli Osanna (per giunta della mia terra).
Sarà anche B-movie, ma quel film ha “le spalle larghe” almeno quanto Adorf!
Tarantino stavolta, in Grindhouse, l’ha perfino citato nei titoli di coda, nei ringraziamenti (e vederlo, sinceramente, tra Peckinpah, Godard e altri nomi, mi ha fatto un certo effetto 😉
Comunque anche Giorgio Morale è ghezziano 🙂 e devo dire che Ghezzi ha molti più spettatori di quanto si pensa…
saluti a voi
Confermo, Luigi. Ho cominciato come tanti a cercare si sgattaiolare dentro i cinema parrocchiali aggirando l’attenzione del pizzicabiglietti, ma ho potuto conoscere tanto bel cinema grazie a “Fuori orario”. Su questo, d’accordo con Franz del n. 8.
Ci sono, purtroppo, tanti bei film che non ho ancora potuto vedere… Anzi, visto che mi trovo fra cinefili, lancio un appello: da anni dò la caccia a un film di Godard, “Il bandito delle 11”, senza riuscire a trovarlo. In internet se ne trova una copia, ma in lingua originale, che ho provato a vedere, ma mi perdo troppo… Qualcuno ce l’ha?
Bella anche la colonna sonora degli Osanna e Bacalov… poi c’è una chicca: in una scena mettono su un disco: è un pezzo dal Concerto Grosso dei New Trolls (e di Bacalov naturalmente…). Tra l’altro quello degli Osanna (Milano Calibro 9 – Preludio Tema Variazioni e Canzona) è un disco sottovalutato, io consiglio di ascoltarlo al di là del film con attenzione. Poi per chi non conosce gli Osanna allora il disco da 5 stellin* è Palepoli.
Posso dirlo? Io amo carnalmente Franz Krauspenhaar!!!
😉
Cercasi regista per storia d’amore pulp, avente come protagonisti gianni biondillo, franz krauspenhaar e mario adorf. titolo suggerito: “milano non mi ama, gianni invece si”.
Grande Beccalossi!
Grande anche Gianni, però, dai.
EK: quella colonna sonora è bellissima, veramente. Mi procurerò il disco degli Osanna (che avevo solo sentito nominare), spero di trovarlo su internet.
Volevo anche dire che Il bandito delle 11, così come molti altri film si trovano purtroppo solo in lingua originale. Con l’occasione, dico anche che guardare i film in lingua originale è da snobboni.
Quanto è più bello ascoltare le voci dei nostri magnifici doppiatori italiani e soprattutto capire tutto!
Volevo anche dire che sono stato troppo duro con Di Leo. Ricordo un suo bel film non noir, “La seduzione”, tratto da un romanzo di Ercole Patti, ambientato a Catania. Con il grandissimo Maurice Ronet, la brava Lisa Gastoni, e una giovane Jenny Tamburi, purtroppo scomparsa precocemente a 50 anni mi pare due anni fa.
Ho avuto la fortuna di vedere Il bandito delle 11 in italiano, un paio d’anni fa: mi prestò la vhs un amico.
Credo l’avesse registrato anni fa da tele+ o qualcosa del genere.
Complimenti Luigi per la tua padronanza della materia cinema.
Luigi, t’invidio! Se avessi la possibilità di fornirmi il modo di recuperare quella versione in italiano, te ne sarei immensamente grato. Ne ho letto come di un proseguimento ideale di “A bout de souffle”…
Grazie Franz!
Giorgio, cercherò di procurarmela di nuovo e te la farò avere.
In verità sono molto diversi. Se possibile, Pierrot le fou è ancora più anarchico nell’impianto filmico, mentre tende molto di più ad essere ideologico e concede sempre più spazio ai frammenti saggistici tipici del Godard successivo (da Due o tre cose che so di lei in avanti, per capirci). Tuttavia Belmondo stavolta ha qualcosa di tragico più che grottesco. Il colore, poi, è una tavolozza impazzita, eccessivo anche in quello. Be’, io l’ho adorato, ma mai quanto Band à part! 🙂
Mi capitò di scrivere un paio d’anni fa di Godard: “E’ un’arte fuori-norma, la sua, pronta ad oltrepassare la macchina da presa, a tracimare, a debordare. La sintassi filmica esplode e la risultante sostanza pulviscolare che ne scaturisce si ricompone in microunità frammentarie, rispondenti ad una forza centrifuga e disgregante. La composizione è un processo di giustapposizione, privo di supporto logico e alieno a qualsiasi congruità spazio-temporale.”
Hai sintetizzato quel Godard alla grande, Luigi.
Anche se il fascino dell’esordio, di Fino all’ultimo respiro, non ce lo toglie nessuno, secondo me. Che meraviglioso “fotoromanzo cinematografico”!
A me di Godard piace anche Il disprezzo, sebbene martoriato da Carlo Ponti in sede di montaggio: le musiche di Bach sostituite da quelle del sordiano Conte Piccioni, il casino totale di idiomi, il montaggio cambiato. Ma Piccoli è sempre Piccoli (un attore geniale, non c’è altro da dire) e la Bardot ci sta al pepe. Godard a mio avviso è un personaggio controverso: da un lato geniale sperimentatore, dall’altro patetico sognatore. Non condivido il suo cinema in molte cose, spesso è veramente e fastidiosamente noioso e velleitario; e molti suoi film sono invecchiati malissimo. Ma resta un grande sperimentatore, onore a lui.
Ecco, Franz, per esempio, non ho ancora visto la versione di Godard (diciamo il director’s cut, anche se si tratta di molto di più) de Il disprezzo. E’ uscito il doppio dvd in Italia, con entrambe le versioni. E posso dire che nonostante la barbarie della versione del produttore, non mi è affato dispiaciuto.
Ma ho nel cuore sempre band à part 🙂
“La seduzione” l’hanno dato poche notti fa su Rai1…Hai ragione Franz, purtroppo ora Fuori Orario è un po’ ridimensionato ma qualche perla ancora la tira fuori…
Un caro saluto
La seduzione non è male, a parte Jenny Tamburi che recita da cani – dovendo fare la sedicenne sembrava una dodicenne…
Lisa Gastoni ottima attrice (avrebbe meritato miglior fortuna). Ronet ottimo (consiglio La piscina, con Delon e la Schneider, e Ascensore per il patibolo, l’esordio di Louis Malle; e vari altri, come il quasi sconosciuto Inchiesta su un parà accusato di omicidio, straordinario noir del 70, mi pare).
Sono d’accordo con te, Luigi. E anch’io il director’s cut de Il disprezzo non l’ho visto. Ma il film, anche nella versione “Carlo Ponti”, è bello, con quel finale terribile sulla spider. E Fritz Lang – molto prima – nella parte di se stesso.
Dottore Krauspenhaar, ma Lei come fa a sapere tante cose? Avete lo schermo piatto giù in radiologia? Io mi stiro e L’ammiro. E non si preoccupi, Adorf c’avrà le spalle larghe, ma L’occhi sua, so’ stelle lucente, dotto’.
Gulp!
Azz, qui ti si… Osanna 😀
di Ascensore per il patibolo consiglio anche la colonna sonora. Di Miles Davis, 1957, in formazione quintetto: kenny clarke alla batteria, barney wilen al sax, renè urtreger al piano e pierre michelot al contrabbasso. quasi tutti anglo-americo-francesi. un disco poco pubblicizzato ma senza nulla invidiare ad altre perle di cold jazz. c’è in giro una versione con 3-4 take per traccia. “microunità frammentarie, forza centrifuga e disgregante” per citare vocativo su godard. ce n’è frammento di labbro nel bocchino della tromba per fare un suono più sconnesso e tagliente.
Fk, non Bach ma l’immenso Delerue! Tutt’altra cosa quella versione, non foss’altro che
Non foss’altro che
Sì, certo. Delerue. Come ho fatto a confondere Pasolini con Godard?
🙂
(E’ rimasto tagliato! Non ricordo la continuazione)
L’avrai confuso per colpa di Scorsese: in Casinò usa La passione secondo Matteo per i titoli di testa e il Tema di Camille per i titoli di coda, oltre che durante il film.
Cliccate su Tano Aragozzini: c’è tra l’altro il bellissimo trailer originale.
Ho visto il film – nella sola edizione italiana – parecchi anni fa.
Ho scaricato questa versione e mi appresto a scaricare quella originale di Godard per un bel raffronto.
Grazie!
Dimenticavo: un paio di notti fa a Fuori Orario hanno fatto vedere – prima di Casco d’oro, i primi 20 minuti di Ascensore per il patibolo di Malle.
Bravo Beccalossi, la colonna sonora di Miles Davis hai fatto bene a ricordarla. Pare che Davis abbia improvvisato molte parti guardando il girato del film.