di Massimo Orgiazzi
Lee Slonimsky è gestore di un fondo d’investimento a New York da 72 milioni di dollari, l’Ocean Capital Partners LLC, ha 55 anni e non ama rischiare nelle questioni finanziarie: si basa sulle transazioni con tendenze ricorrenti e su modelli matematici.
Ci fa sapere Bloomberg.com che Slonimsky nel 2006 ha “tirato fuori” dal suo fondo un guadagno netto del 6.4% superando il Nasdaq Composite di 3 punti percentuali e, by the way, che si tratta di un poeta. A parte aver seguito un percorso accademico letterario, studiando letteratura inglese e scrittura creativa al City College di New York con Adrienne Rich e Anthony Burgess, Slonimsky ha incontrato negli anni ’80 due suoi studenti di scrittura alla Pennsylvannia University che si dedicavano a ricerche di matematica finanziaria, per poi lasciare di conseguenza il dottorato alla Penn e cominciare la sua carriera di stock trader che lo ha portato a diventare il manager di successo del suo hedge fund. Ha pubblicato una prima raccolta di poesie nel 2002 e ora in uscita la sua seconda, che tra le altre cose abbandona l’originale verso libero della suggestione ginsbergiana dalla quale era partito, per collaudare la matematica utilizzata creativamente in un testo intitolato Pythagoras in Love, raccolta di 45 sonetti tutti rigorosamente scritti in 14 versi di decasillabi. L’articolo ci dice anche che Slonimsky è probabilmente l’unico poeta che ha intrapreso la business career, ricordandoci però come predecessore niente meno che il premio Pulitzer Wallace Stevens, che alla “carriera” letteraria ha sempre affiancato il lavoro alla Hartford Accident & Indemnity Co. E’ curioso come Bloomberg.com dimostri attenzione da mosca bianca al poeta-manager. Tutti noi del resto siamo abituati al massimo al “poeta mezze-maniche”, modello al quale doveva avvicinarsi di più Stevens di quanto non passi da questo articolo. Forse dovremmo dimostrare curiosità noi per questo caso, se non per l’apparente stramberia, vista con occhi nostri, che avviene in un paese dove nelle università si insegna creative writing mentre qua tocca andare da Baricco, almeno per il fatto che Bloomberg.com, che ha più lettori di www.corriere.it e www.repubblica.it messi insieme, dedichi (seppure con american glamour) uno straccio di attenzione a temi culturali e letterari che toccano la massa, mentre sugli analoghi grandi portali italiani d’informazione si fa fatica a trovare notizie che vadano appena oltre “spettacoli e costume”.

Condivido le tue conclusioni Massimo. Dato l’argomento mi piacerebbe sapere che penseresti del responsabile fiscale di una società finanziaria che a quarant’anni scopre la poesia e ne resta avvinto come a un’amante (ma evita accuratamente di proporsi al teatrino del Costanzo Show)….
Antonio, cosa ne penso del responsabile fiscale di una società finanziaria che a quarant’anni scopre la poesia e ne resta avvinto come a un’amante ? Più o meno quel che penso dell’ingegnere trentenne che si fa più o meno avvincere dalla stessa rimanendone appiccicato 🙂 Comunque, al di là delle scelte personali, volevo far notare come questa alla fine non sia sempre “cultura di serie B”, non negli States come qui. Si tratta anche attraverso i mezzi di informazione di tirare su questi “replicanti”, come li chiamava forse in modo leggermente spregiativo Raboni, perché è da lì che si comincia una nuova costruzione consapevole e umana delle riflessioni sui problemi della nostra epoca.
MO
Non sapevo di questa opinione di Raboni. Per quanto riguarda il profilo professionale cui accennavo, posso ora dirti che si trattava di me; mente un vero esempio di poeta italiano che ha sempre svolto attività istituzionali di alta responsabilità è certamente Corrado Calabrò. Forse sarebbe interessante, magari per un dottorato universitario, una ricerca statistico-sociologica sui mestieri dei poeti (che ben rararmente lasciano il lavoro per vivere di scrittura come qualche narratore riesce ogni tanto a fare).
Antonio
Antonio, avevo in qualche modo capito che si trattava del tuo caso, così come nella risposta ventilavo la somiglianza alla mia, di situazione. Quanto alla ricerca che suggerisci sarebbe sì ottimo pane per una ricerca sociologico-letteraria. Credo che la maggior parte insegni o eserciti la professione di giornalista, ma è solo un’impressione. La citazione da Raboni è a sua volta citazione da un articolo di Marco Merlin comparso anche sul suo recente “Nodi di Hartmann”.
Grazie Massimo. E di nuovo in cammino :-))
cantautore,poeta,batterista,percussionista con esperienza ventennale.