La scrittura comincia

la scrittura comincia
quando la vita si ferma
e arriva il vuoto.
la scrittura finisce
quando la vita ricomincia
e il vuoto rimane.

73 pensieri su “La scrittura comincia

  1. nina maroccolo

    La vita è moto perpetuo, anche quando si ferma.
    Il vuoto non è mai vuoto perché bilanciato dalla forma.
    La scrittura è “un’intenzione antica che il vuoto contiene”: forma-memoria.
    Non esiste vuoto che vuoto resti.
    Nonostante.

    Un saluto

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  2. nina maroccolo

    Anna, buongiorno Anna!
    “Povera vita!” dici. Io penso alla deriva se responsabili del suo impoverimento.

    Baci

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  3. fernirosso

    …e forse tutto è scrivere
    tutto là-scìa un segno
    tutto è letto e lezione
    …e non c’è attimo che sfugga
    persino il vuoto
    …è
    cavo
    son-ante
    evo di ogni orma
    che insieme con-tiene
    l’a-vita.

    grazie per la riflessione,lo specchio in cui ciascuno può inoltrarsi.ferni

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  4. Arminio

    come ho detto già altre volte si tratta di piccoli appunti. li compongono in versi, ma potrebbero benissimo essere stesi in prosa, per me non cambia niente: e poi a chi dovrei darne conto?
    il vuoto è ciò che ci compone….

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  5. nina maroccolo

    “e poi a chi dovrei darne conto?”

    Scusami, caro Franco, ma la comunicazione per te esiste?
    Non essere pregiudizievole. Personalmente non sto attaccando nessuno, ma riflettendo soltanto.
    Se concludi scrivendo: “il vuoto è ciò che ci compone…”, vuol dire che attesti la mia teoria.
    Più duttilità… Buona giornata:-)

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  6. lambertibocconi

    Ninì: scherzavo, e comunque con “povera vita” mi riferivo al ragionamento di Arminio. Buongiorno bella! La vita è ricchissima, è una Napoli milionaria.
    Arminio: ma guarda che i tuoi piccoli appunti SONO prosa. Non basta andare a capo ognitanto per scrivere una poesia! Già che ci sono, enuncio anche come sono composta io: montagne e mari di sangue, ma veramente tanto, poi un grande precipizio viscerale, un po’ di adipe che mi dà quel tocco di femminilità, iridi e pupille in cristallo, e il resto misto atletico e perseverante gioventù.

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  7. Arminio

    ma non mi offendo se uno dice che quel frammento è prosa, mica la prosa è merda?
    e poi questa non è caserma: nessuno mi può ordinare di andare a capo o meno.
    quanto alla comunicazione: mica sto qui a fare un compito, mica sono l’annunciatore del telegiornale? secondo me è un pò fessa la distinzione tra poesia e prosa. io scrivo quello che mi pare e voi scrivete quello che vi pare. non problem

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  8. Arminio

    interrogarsi sulla poesia è comunque utile. farla poi è un’altra storia, una storia di grazia e di durissimo lavoro

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  9. lucy

    mi pareva che ultimamente arminio avesse sostenuto l’immediatezza come “cifra” (oddio, questa parola!) del suo lavoro. quindi niente di realmente durissimo (leggi:labor limae) o forse ho capito male, giorni addietro.
    questa, si fa per dire, poesiola è un chiasmo quanto alla struttura, in cui è applicato, secondo la logica, il modus tollens. niente di più. forse doveva restare il vuoto, quando era finita la scrittura.

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  10. Arminio

    confermo: lavoro durissimo ci vuole.
    poi questo non impedisce di mettere su un blog un appnto veloce per vedere l’effetto che fa…
    e per questo ripeto, non c’è alcun problema

    Rispondi
  11. lucy

    si vede beneche i poeti sono dei visionari, più vicini ad una logica alternativa che alla povera logica aristotelica dei comuni e prosaici mortali! “delle due l’una”, mi hanno insegnato, per arminio tutte e due. dipende dall’effetto che fa. problemi zero. appunto: l’effetto che fa.

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  12. lorepat

    Se il post è “un appunto veloce per vedere l’effetto che fa”, anche il commento sarà “un appunto veloce per vedere l’effetto che fa”.
    Convinto che Cartesio non sappia ballare, ti offro un pensiero che nasce in bocca.
    Sei tu capace di coniugare questo computer con dada e di stare alla larga dal duro lavoro e dalla grazia?
    Incomincio a scrivere, “Hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère”.
    A me queste poesie di Franco Arminio fanno venire in mente le canzoni di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini. Con la differenza che il primo le considera delle cagate o delle cicche da abbandonare per strada, mentre il secondo si diverte a trasformarle in canzoni, in buoni proponimenti per i giorni feriali. Non so chi ha torto e chi ha ragione. Forse tutti e due. Certo che hanno del coraggio, o forse soltanto ancora qualche cosa da dire.

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  13. lambertibocconi

    TIRI A EFFETTO DALLA LINEA DEI MIEI 47 ANNI

    I
    “Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
    per vedere come stanno le bestie feroci
    e gridare aiuto aiuto è scappato un leone
    e vedere di nascosto l’effetto che fa.
    Vengo anch’io
    No tu no
    Vengo anch’io
    No tu no
    Vengo anch’io
    No tu no
    Ma perché?
    Perché no” (Enzo Jannacci)

    II
    La dolce Euchessina.

    III
    “Io son Beatrice che ti faccio andare…”

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  14. macondo

    @ lucy
    il chiasmo (picolo, semplice) è solo tra il v. 3 e 6, poi è tutto paralleismo, che scorre lontano, senza traccia lasciare

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  15. Manuel Cohen

    Caro Arminio, va tutto bene, si è liberi di scrivere come e quando si vuole. prosa o poesia che sia. anche se Anna Lamberti Bocconi è nel giusto quando ricorda che non basta andare a capo… altra cosa sono le tue affermazioni (commento 5): a chi darne conto? probabilmente a nessuno…non si capisce comunque perché tanti tuoi parti finiscano immediatamente in rete dove comunque vengono letti e valutati… questo lo sai, la comunità (per quanto virtuale) legge, sceglie e giudica… a meno che non pensiamo solo alla nostra miope implosione narcisista. Si trovano in rete vari testi tuoi ‘appena scritti’… in progress, potremmo dire… allora perché non ammettere che hai bisogno di un riscontro immediato? non c’è nulla da accepire… tranne, se posso, il rischio di confezionare bigliettini da baci perugina…. baci, e non volermene

    Rispondi
  16. Arminio

    ma io non porto rancore a nessuno, proprio non ne sono capace.
    come scrittore credo che bisogna gudicarmi dai miei libri.

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  17. lucy

    arminio, perché dovrebbe portare rancore? excusatio non petita. ci mancherebbe. o forse lei è di quelli, tanti, ahinoi, poveri lettori, che come emettono attende il plauso, salvo poi far le viste di schermirsi? come scrittore è evidente che deve essere giudicato dai suoi libri. da che altro mai? da come porta i capelli, le cravatte?

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  18. lambertibocconi

    Comunque continuo a non capire perché riempire uno spazio pubblico con robette buttate giù lì così per vedere l’effetto che fa. La trovo mancanza di rispetto per i lettori. Oh, certo che si può dire: “Liberissimi di non leggere, di cancellare…”. E’ vero, ma un blog collettivo e prestigioso come questo non è una pattumiera. Allora uno che si apra il blogghetto suo e cazzeggi a volontà.
    Credo però che la realtà sia ben diversa: che il redattore di LPELS Arminio sia finto cool, finto modesto, finto schermito, e che invece alle sue produzioni e al riscontro ci tenga eccome. Se no il giochetto del “vi butto lì senza importanza le mie cose in progress” bastava farlo una volta o due, no? C’è bisogno di imperversare?
    A me uno così dà un fastidio cane. “Vi dò le mie sciocchezze…”. Ma come ti permetti? Ma tientele! Oppure, ammetti che ci tieni: e così se il riscontro è negativo, saranno cose a cui tieni che non sono piaciute. Prenditi il rischio!
    E infine, tanto per ribadire il concetto e martellare un po’ anch’io: se sono un redattore e qualcuno che non lo è mi manda delle cavolatelle buttate giù mentre è al cesso, e mi chiede di pubblicarle su LPELS, io cosa faccio? Sarete d’accordo che è bene che gli dica di no. Ma allora, non vale lo stesso concetto se redattore di blog e vergatore di cavolatelle sono la medesima persona?

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  19. Arminio

    non uso questo blog come una pattumiera. stimo molto centofanti e a lui affido la scelta di pubblicare o meno i miei testi. non mi comporto come un redattore, ma come un giovane poeta che manda i suoi inediti. quindi sono sotto esame ogni volta. se poi lo supero non è colpa mia.

    Rispondi
  20. Adelelmo Ruggieri

    Penso che Franco con questi suoi “appunti veloci” stia provando a fare qualcosa di assai delicato – sì, delicato, in senso stretto, non dico ironicamente -: dire con parole “usuali oltre modo” (da leggersi anche “usuli oltre maniera”) qualcosa di non poco complicato, e vitale (ce se ne accorge subito leggendo al modo che segue) (opponendo alla velocità di stesura una grande lentezza di lettura):

    la scrittura comincia

    quando la vita si ferma

    e arriva il vuoto.

    la scrittura finisce

    quando la vita ricomincia

    e il vuoto rimane.

    Perché non dire poi che spessissimo accade il contrario, si dice con parole oltre modo “meravigliosissime” (oceani… voragini… e quant’altro) qualcosa di non poco “accessorio”.

    Buon inizio di settimana

    Adelelmo

    Rispondi
  21. Lucifero

    si potrebbe risolvere la questione con l’aggiunta di un nuovo “tag” e crere una piccola rubrica su “i penseri dell’Arminio”, o “le rilessioni dell’Arminio” …
    Egli potrebbe decidere di andare a capo dando loro parvenza di versi, ma non sarebbero comunque classificati tali ed il lettore saprebbe dal pricipio che non si trova dinanzi ad una presunta “opera” ma a delle semplici o complesse – a seconda del caso – esternazioni.
    Ci si concentrerebbe allora sul di esse significato aprendo un dibattito per contenuti – più o meno condivisibili – ma con buona pace di tutti… e soprattutto non ab-usando d’un termine già fin troppo sfruttato e “depresso”.

    Lucifero

    Rispondi
  22. Arminio

    di professione faccio il paeseologo. di recente un mio libro di paesologia ha avuto un importante premio. c’è chi pensa, saviano su repubblica, che io sia “uno dei poeti più importanti di questo paese”, c’è chi pensa che le cose che metto qui siano robaccia. la cosa non mi turba. io vado avanti, non ho cominciato a scrivere ieri mattina e non è il caso di mostrare altre stellette.

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  23. lambertibocconi

    Ma come si fa a dire di professione faccio il paesologo? Ma dai, ma per favore, ma siamo seri! “E ho avuto un imprtante premio e Saviano dice che sono un grande poeta e di voi cosa volete che mi interessi”.
    Caro Don Fabry, uno che dice così non è pronto ad assumersi la responsabilità di un bel niente. Accecato dal narcisimo, impossibile comunicare. Tronfio in modi incredibili. Io fossi il capo del blog gli scriverei una mail privata invitandolo a cambiare registro.

    Rispondi
  24. Arminio

    adesso il suo rancore è patologico, mi pare evidente.
    cosa dovrei scrivere, che sono un pedofilo e un avanzo di galera?
    penso che ruggieri abbia centrato il bersaglio: cerco testi spogli, con le parole più semplici. poi faccio anche altre cose….ma qui seguo questa linea….

    Rispondi
  25. lambertibocconi

    Non ho nessun rancore. Solo che mi sembra che dire “di professione faccio il paesologo” o è una battuta, o è una presa per il sedere. Non certo per quanto riguarda la ben nota disciplina della paesologia, ma per il “di professione”.
    Il mio discorso era tutt’altro, e non solo il mio. Purtroppo non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Si conferma quello che ho detto prima: impossibilità totale di comunicazione. Comunque, se vi piace Arminio e se non vi sentite presi in giro dal suo atteggiamento, tenetevelo!

    Rispondi
  26. lucy

    riscontro l’atteggiamento, anche un po’ manierato, di non prendere in considerazione le critiche, peraltro fondate, se non dagli addetti ai lavori: atteggiamento diffuso tra i letterati, molto snob e molto sciocco. sciocco perché dimentica, il letterato, che fuori dalle piaggerie o dagli attacchi velenosi, i due poli della “critica” letteraria odierna, esiste il lettore preparato che non fa di professione il critico e al quale non riesci a vendere un bel nulla: perché non ha nulla da vendere a sua volta, nulla da perdere. arminio: gentilmente le ho fatto notare che lei esprime da un po’ di tempo una contraddizione in termini. da un lato una pretesa di immediatezza che esige come controparte una dichiarazione di impoesia per tutto quanto, invece, sa di elaborato, dall’altro un sostenere il “duro lavoro” del fare poetico. lei non risponde e se ne esce bellamente con i proverbiali cavoli sostenendo di non provare rancore? scusi? ribadisco: rancore perché? perché sta ammollando dei rigurgitini da qualche settimana e non convincono? se è così bastevole a se stesso, convinto di essere nel giusto, perchè pubblicare? raccolga il tutto, ci lavori, provi a pubblicarlo. che sono questi happening dell’ultima ora? ma chi ci crede più? poesia e prosa hanno bisogno di uomini di coraggio, di critici con le controinsegne, non di aforismi strabici da un lato e di svenevolezze compiacenti dall’altro. io son lettrice e basta e non mi accontento. e compro molti libri. importa assai dello sperimentalismo aurato senza capo né coda spacciato innocentemente come un innocuo divertissement tanto c’è saviano che… alla fine lei le stellette le esibisce, eccome, lei come molti altri che si credono arrivati. e adesso dica che non è vero che si crede arrivato, che così ricominciamo con la fiaba e facciamo su un 120 commenti sfibranti. imparate a rispondere in tema e a prendervi le vostre responsabilità. si consoli: nei blog letterari è in buona compagnia con tipetti finto modesti che saltano su “cofà un basilisco”. ma non è un bel messaggio che si manda ai lettori. poi dice che uno compra fabio volo…

    Rispondi
  27. macondo

    Gentile Arminio,
    personalmente trovo giusto che il poeta che senta ardere dentro di sé il sacro fuoco della poesia, e che in più ha vinto prestigiosi premi, continui a scrivere mosso dalla propria determinazione, però la risposta che ha dato a commentatori che hanno criticato talune sue prove postate in un blog che prevede commenti di lettura, ossia: “c’è chi pensa che le cose che metto qui siano robaccia. la cosa non mi turba. io vado avanti, non ho cominciato a scrivere ieri mattina e non è il caso di mostrare altre stellette”, non mi pare suoni “bene”. Mi fa venire in mente l’esortazione virgiliana a Dante: “non ti curar di loro ma guarda e passa”, solo che quei “loro” erano dannati infernali, nei cui confronti è comprensibile e legittimata la superiorità del “sommo poeta”.
    Tanto vale allora, mi dico, postare testi su quei blog chiusi, che non ammettono risposte né giudizi dei lettori ai testi dei redattori, testi che vengono dati in pasto a lettori deprivati di ogni possibilità di esprimere il proprio giudizio come fossero perle date ai porci.

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  28. Manuel Cohen

    A scanso di equivoci, anche perché credo di avere una qualche responsabilità nel ‘rilancio’ dei commenti, mi sento di dover ribadire che ho una buona considerazione della poesia di Arminio, che, per modestia ama nascondersi dietro un dito, quando afferma che lui è ‘soltanto un paesologo’…come ritengo che spesso la lettura del testo singolo sia forviante quando non piuttosto limitativa. Ciò detto, credo però che le argomentazioni di Anna Lamberti Bocconi (ma pure di Lucy, e altri) attendono una risposta inevasa. Anche per sgombrare il campo da certi equivoci ingenerati da frasi scritte e che possono offendere o,appunto, essere fraintese. Credo che il rispetto per il lettore sia alla base di un gesto,comunque ,pubblico quale è la scrittura. A meno che non lasciamo i faldoni colmi di poemi nei nostri cassetti o forzieri… Come pure, mi pare che tra i lettori di questo sito, molti non siano proprio a digiuno di poesia (Anna Lamberti Bocconi, ancora lei, ad esempio, o a.Ruggieri,e altri);ognuno poi ha i suoi gusti e le sue preferenze, come può averli Saviano, persona ultradegna, eppure non specificatamente critico di poesia. Shalom e bacioni.

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  29. Giuseppe Panella

    questa discussione sta diventando un po’ noiosa.
    Arminio deve rispondere andando sul concreto del suo scritto
    e non dire (come fa quando si trova in difficoltà – temo) “lei non sa chi sono io” perché tra modestia e arroganza spesso non c’è grande differenza…
    la domanda è: cosa c’è di significativo in questo testo da “meritare” la pubblicazione su Lpls?

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  30. paola renzetti

    Non so, ma con Arminio sembra di tirare una boccata d’aria e …piace. Sarà per via di certi suoi “paesi”, sarà perchè riesce a trasmettere contenuti anche significativi, con un linguaggio che non discende direttamente dal mondo poetico “dotto” (un conto è teorizzare la semplicità, un conto è praticarla!).
    Forse vuole divertirsi…provare a fare a mento di certe mediazioni, come sembrano attestare queste sue ultime poesie.
    Certo la poesia è anche altro e molto altro ancora, ma intanto… per esserci, deve saper cogliere nel segno.
    Comunicare in modo diretto ed efficace, contenuti ed esperienze che accomunano, provoca attenzione e reazione!
    Forse non è proprio elegante accampare il peso del “nome” e delle citazioni, ma chi può dirsi al riparo da certe tentazioni?

    Rispondi
  31. Arminio

    intanto “di mestiere faccio il paesologo” è il titolo di un mediometraggio da poco ultimata da parte del regista andrea d’ambrosio, quello di biutiful cauntri.
    non vedo perchè non dovrei esibire quello che faccio.
    non contesto le critiche, contesto la reiterazione. uno dice: questa poesia non mi piace. benissimo. ma se poi lo si dice per due tre volte vuol dire che non si niente da fare nella vita. a me non mi paga nessuno per scrivere qui e a voi non vi paga nessuno per leggere. credo di essere sempre stato corretto nei commenti e anche qui non mi pare di avere distribuito offese gratuite.
    questo tipo di poesie sono una delle piste su cui si muove la mia ricerca. dovrei essere in colpa perché riesco a fare tante cose, anche molto diseguali tra di loro?
    non ho alcun problema per pubblicare i miei testi. direi che la stima di cui godo è frutto di duro lavoro. questo non esclude che si abbia voglia di pubblicare un testo scritto in due minuti.

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  32. lucy

    facciamo che l’ha scritto in un minuto? credo che la annovererò tra i senza speranza, quanto a umiltà e voglia di confronto. e lo dico intendendomene un *pochino* di poesia e di letteratura, anche se il mio nome è “nessuno”.

    Rispondi
  33. Arminio

    che dovrei fare? che dovrei dire? ho scritto migliaia di poesie, non tutte sono dei capolavori. per il resto sono un uomo libero. ammetto che vado un pò di fretta e c’è tanta gente che merita attenzione. bisogna scegliere…

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  34. Giuseppe Panella

    Arminio, tutti qui abbiamo scritto e pubblicato migliaia di poesie (più o meno)… non facciamo a chi ce l’ha più lungo perché può diventare assai sgradevole:-)

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  35. lorepat

    Dovevamo vedere l’effetto che fa? Bene, l’abbiamo visto.
    Copio e incollo il commento numero 24 di Adelmo Ruggeri:

    Adelelmo Ruggieri said
    June 8, 2009 at 8:32 am
    Penso che Franco con questi suoi “appunti veloci” stia provando a fare qualcosa di assai delicato – sì, delicato, in senso stretto, non dico ironicamente -: dire con parole “usuali oltre modo” (da leggersi anche “usuli oltre maniera”) qualcosa di non poco complicato, e vitale (ce se ne accorge subito leggendo al modo che segue) (opponendo alla velocità di stesura una grande lentezza di lettura):
    la scrittura comincia
    quando la vita si ferma
    e arriva il vuoto.
    la scrittura finisce
    quando la vita ricomincia
    e il vuoto rimane.

    Le cose dovrebbero stare così, dovrebbero stare proprio così. Voltiamo pagina?
    “Take it easy”, cantavano i Beatles. E non facciamola troppo lunga. Si chiacchiera, si gioca a nascondino, e poi si va a fare la ninna e qualche volta anche la nanna.

    Rispondi
  36. Adelelmo Ruggieri

    per Lucy
    per Manuel

    per Lorepat

    io ho provato a dire quello che pensavo di questo breve testo. E riprovo a dirlo: se a questo singolo (hai ragione Manuel: la lettura di un singolo testo è comunque fuorviante) “appunto spoglio” e “velocissimo” di Franco Arminio si oppone una lettura molto lenta, i versi brevi e veloci prendono altra consistenza. Questo è l’effetto che fa a me, tutto qui. Sulla polemica a me sembra che la questione arriva dal fatto che seguire una lunga colonna di commenti è pressochè impossibile; non si riesce a tenere il passo – e il riassunto – soprattutto. In un blog inoltre l’interazione lettore–scrittore può dare – o no – problema.

    Un abbraccio e un saluto caro
    Adelelmo

    PS

    la mia preferita resta questa:

    http://www.youtube.com/watch?v=HZmAPeZ31Cg

    ma era un altro tempo

    Rispondi
  37. lambertibocconi

    Ah ah, mio caro Lorepat, sei proprio andato a prendere un commento “delicato”: ma lo sai chi è Adelmo Ruggeri?
    🙂
    Baci a tutti. Ci ho un insetto sul monitor, attratto dalla luce come una folle falena! Povero, adesso lo scaccio con un soffiata. Una realtà delle 7.58 di mattina, più metaforica di una metafora, con le tapparelle abbassate e la luce del monitor ad attirare moschini.

    Rispondi
  38. Giorgio

    Emergo da una lunga tornata elettorale, circa 30 ore di lavoro per partorire quello che sappiamo, e solo adesso ho avuto modo di leggere questo lungo scambio.

    Non ho avuto molto tempo per pensare approfonditamente alla questione, comunque mi pare di poter dire che ho letto commenti un po’ sopra le righe, al di là di questioni legittime di giudizio estetico.

    Che la produzione di Arminio sia discontinua a mio parere è vero, ma è anche vero che Arminio ha scritto dei testi sicuramenti validi e destinati a restare.

    Inoltre mi pare che la rete sia anche un laboratorio, non un monumento aere perennius, per cui mi pare che Arminio la sappia usare molto bene, come spazio di confronto. E come tale mi auguro che la continui a usare, per le tante cose valide che ha proposto.

    Rispondi
  39. Paola renzetti

    Cara Anna …mi sa che hai dato la dritta giusta…. più d’uno si sta divertendo (almeno due)…del resto che ci sta a fare lo “spirito”? 🙂

    A parte gli scherzi… questa è una discussione che può prendere (o ha già preso?), una china molto seria. I contenuti proposti da Arminio lo sono: significato e significante in apparenza coincidenti (esperienze condivise) e il termine “vuoto” – ciascuno lo legge a modo suo, ma l’emozione-sensazione quasi fisica, quella sì…la si intuisce immediatamente.

    Un saluti a tutti e a Giorgio.

    Rispondi
  40. ar

    Ciao Anna, un saluto caro, davvero, non sto ironizzando, affatto. (A quest’ora la giornata è già stata lunghissima). Sola una piccola cosa: quello che volevo dire era molto semplice; assomiglia un poco a quello che dice Paola appena sopra. Scusatemi se ho usato i soli nomi, mi sembra più cordiale. Ciao Lucifero. Ciao Macondo. Adelelmo

    Rispondi
  41. Manuel Cohen

    nel testo: una strofa di 6 versi. La struttura più che a una sestina avoca altrove: siamo infatti in presenza di 2 terzine accorpate: la lingua basica, la rapidità (a cui fa giustamente riferimento Adelelmo r.) e le figure di ripetizione si susseguono con elementare parallelismo (con valenza anaforica: ‘la scrittura’: v.1 e v. 4; ‘quando la vita’ v. 2 e v.5; ‘e il vuoto’ v.3 e v.6); come pure le variazioni ‘comincia/finisce’, ‘arriva/rimane’, in un gioco di specchi(ustori) che molto ha a che fare con la tradizione della lirica, come pure ha a che fare con una prassi di ‘intercambiabilità’ cara a una linea barocca, come pure a
    certe esperienze di poesia neosperimentale ( le due cose, credo, malgrado Arminio). Insomma, credo, una ben ponderata naturalezza . Siamo in presenza di ipometri oscillanti tra quinario (v.3) e novenario(v.5): a ribadire un uso quanto mai rastremato della parola, ridotta all’osso, priva di aggettivazione: non vi è nulla di esornativo, ogni parola è essenziale, e dice quello che è. All’assenza della metrica sopperisce il ricorso alla periodicità( con le suddette recursività sonore). Fin qui, tutto bene. La questione è piuttosto in quanto si dice: la scrittura assiomatica, quasi gnomica di Arminio, sembra non lasciare concessioni al dubbio, alle zone d’ombra gnoseologiche ( e pure, se posso, ontologiche ): c’è un inizio e una fine: non riesco a leggere un durante: penso a tanta poesia classica in cui si convive con l’horror vacui, e a tanta letteratura, specie del Novecento della crisi(filosofia e arti figurative e musica comprese), in cui il vuoto viene affrontato e attraversato, da Joyce a Montale, da Bacon a Giacometti a Bebussy, da Beckett a Caproni. Un vuoto problematico partecipe di percorsi ad libitum. Scritture dentro il vuoto, o, con Arminio ‘al di qua o al di là dall’esperienza?'(M.Luzi)

    Rispondi
  42. lucy

    cohen: se dovesse commentare tre terzine dantesche quanto ci scriverebbe? l’enciclopedia britannica minimo minimo. per piacere.

    Rispondi
  43. Paola renzetti

    Simpatico… Macondo, hai scelto un nome troppo bello! Oltre a “Cent’anni di solitudine” del Marquez, mi ricorda un bel locale “alternativo” di Milano (anni 70)…beata gioventù!
    Il mio veterinario dice che l’astemia è una malattia.
    Basta scherzare, nella scrittura (poesia) lo “Spirito” fa sempre la parte del leone!
    Ciao

    Rispondi
  44. Arminio

    prossimamente uscirà qui una mia piccola poesia scritta nel 1983, dedicata a un amico morto. penso che piacerà anche a quelli che hanno criticato questa. per me non c’è paragone. lì ero ispirato, esatto, qui faccio delle prove…

    Rispondi
  45. macondo

    Paola, pensa che io “Cent’anni” l’ho centellinato un po’, poi l’ho lasciato nemmeno a metà perché mi sembrava pesante (en serio)… però mi sono tracannato d’un fiato “L’autunno del patriarca” (chissà che diagnosi farebbe il tuo veterinario)

    Rispondi
  46. rmorresi

    ah, incredibile, in questo thread voglio bene a tutti! (chissà come sono diventata così ecumenica?) – volevo solo dire:

    manuel, wow! che grande, credo che mi hai fatto capire quale potrebbe essere la ‘vera’ questione di franco (gestire il ‘durante’ [o: ciò che dura])

    ad: sono convinta anch’io che un conto è leggere questo testo da solo, su uno schermo elettronico, con un sacco di ‘rumore’ intorno, un conto sarà leggerlo in un libro pensato poematicamente

    franco: poesia o non poesia, mi diverto sempre (oltre al fatto che questo libro qui probabilmente venderà diecimila copie: s’ha da fare)

    anna: a me capita di leggere queste piccole poesie di arminio come una specie di metodo per ridare equilibrio alla parola in prosa, come un suo personale esorcismo della scrittura, o una metariflessione su di essa; al di là delle sue intenzioni o della sua consapevolezza a riguardo, non mi pare che nascano nel vuoto, anzi, mi sembrano l’estratto minimo di vaste sedimentazioni di lavoro matto e disperatissimo

    infine, la cosa più importante: ma sù, ragazzi, “Take it easy” era degli Eagles!

    un saluto caro,
    r

    Rispondi
  47. macondo

    Lucy (#53), ricorderai meglio di me che fino a qualche decennio fa la scena ermeneutica occidentale era occupata dallo strutturalismo, il quale, postulando l’identità tra scritto e testo, analizzava con lo stesso impegno un testo pubblicitario, una lista della spesa e un testo letterario.

    Rispondi
  48. lorepat

    @ rmorresi.
    Commento numero 59.
    Il TAKE IT EASY da me citato proviene dal white album dei Beatles.
    Prego controllare EVERYBODY’S GOT SOMETHING TO HIDE EXCEPT ME AND MY MONKEY.
    E poi, è vero, c’è un TAKE IT EASY anche degli Eagles.

    Rispondi
  49. armin

    renata il tuo centrare la mia questione del gestire il durante
    mi farà molto riflettere. così è la vita, tanto rumore, poi arriva una parola precisa. comunque è un momento per me di grande felicità, in fondo non riesco a vedere colpevoli intorno a me. e non vivo più solo di scrittura, come è avvenuto per tanto tempo.

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  50. ar

    ho rivisto se erano usciti gli Eagles
    e mi accorgo che non era Lucy

    era Lorepat
    e va bé, succede, dunque:

    Lorepat ha ragione
    Re ha ragione

    * *

    * *

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  51. lucy

    io ho torto, come quasi sempre, ma non è importante.
    macondo: appunto, lo strutturalismo, qualche decennio fa. ringrazio quella formazione per aver sgombrato la critica dall’eccesso di storicismo o dalle belle parole alate con cui di un testo si può dire di tutto e di più. ma anche lo strutturalismo a manetta ha finito per diventare la parodia di se stesso. con una presa di distanza dalle varie posizioni ci si può accostare ad un testo con occhi ben aperti e vederci quello che c’è. soprattutto quello che c’è. mi sembra che lo stra-vedere non abbia prodotto mai nulla di buono.
    un’osservazione: sul piano metrico, comunque la mettiamo, finiamo sempre per produrre dei versi canonici, è nella natura della nostra lingua. il verso libero non esiste, tutto può essere sempre smontato e ricondotto a qualcosa di già classificato dalla tradizione. ciò significa che l'”andare a capo” può produrre delle sequenze metricamente apprezzabili anche quando sono casuali. vedere in questo testo tutto quel rincorrersi di fatti metrici e fonosimbolici mi pare eccessivo.

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  52. lambertibocconi

    Certo Lucy, ogni sequenza di parole avrà per forza un numero di sillabe.
    Ora vi faccio l’esempio di una poesia “finta” e “buttata giù” all’istante, come mi viene, malamente e con degli a capo. Un’arminiata.

    Il cielo ride
    di cosa non si sa
    come le nuvole che corrono
    dove non si sa
    sfilacciate, somiglianti
    ai grumi mestruali del mio utero
    però bianche.

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  53. Manuel Cohen

    posso anch’io dedicare una canzone?

    CRUDELE 🙂 di Mario Venuti

    è per Anna Lamberti Bocconi , ciao 🙂

    @Morresi: ciao Renà!

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  54. Manuel Cohen

    @Lucy:
    penso anch’io che lo strutturalismo ci abbia aiutati a uscire dalle pastoie di certe scritturine (a)critiche dagli eccessivi voli pindarici. Aria fritta, castelli di inconsistenza filologica.

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  55. ar

    PER LUCY

    ciao Lucy, a me (mi) sa che tu non hai torto così spesso come dici (“come quasi sempre”, addirittura!); non sto dicendo delle cose che dici; si stava qui per discutere un po’ tra noi; ma di come le dici; non c’è scontrosità nelle cose come le dici, e questo è forte
    mi rimetto a faticar
    ciao Lucy

    Adelelmo

    * * *

    * *

    * * *

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  56. lucy

    mica ho capito, ar, se dico bojate o se sono antipatica o se tutte e due. delle tre ipotesi non me ne piace manco una, ma, dovendo scegliere, spero ardentemente nella seconda che ho detto. :DDD

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  57. ar

    Per Lucy
    volevo dire solo che le cose che dici le dici non scontrosamente, volevo dire solo – unicamente – questo; non era nel merito delle cose; ma del come sono dette; spero di avercela fatta a dirlo bene stavolta; era una “constatazione amichevole”; vado a fare due passi; buona serata
    ar

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