Entro come sempre trafelato nell’androne dove per fortuna l’ascensore sta già arrivando.
La porta si apre e ne scende lei, con un abito Impero grigio chiaro ed un bouquet in mano.
“Che fai?” le chiedo.
“Non vedi?” risponde “Vado a sposarmi.”
La guardo meglio e ribatto: “Con quegli scarponi?”. Ai piedi infatti ha un paio di scarponcini color argento.
“Sì, con questi scarponi” conclude lei alzando le spalle “Sai che non c’è più tempo per nulla. Del resto nemmeno tu quando ti sei sposato avevi le scarpe adatte.”
Vorrei chiederle: “È un altro che vai a sposare, o sposi me per procura, visto che per fare le cose insieme il tempo manca? E, in ogni caso, torni per cena? Io intanto apparecchio, che cosa posso mettere al fuoco?”.
Ecco che cosa vorrei chiederle; ma non ci riesco, l’ascensore mi sta già risucchiando verso i mille lavori di casa e lei è già per la strada, in volata verso le nozze.
Almeno per questo gli scarponcini argento le saranno più utili delle scarpette da cerimonia.

Chissà perché da questo apologo mi sento chiamata in causa ;-)). Con un po’ di esercizio, si riesce a volare anche con i tacchi. Le spose “in corriera” con il complesso della statura lo sanno bene.
Gentile Anna Maria,
sinceramente mi fa piacere: la “necessarietà” dello scrivere si sostanzia appunto nel tastare corde proprie e altrui, nel sentire che suoni danno e che echi ritornano.
Una curiosità: “in corriera” o “in carriera”?
Callida iunctura o lapsus? 😉
Un caro saluto,
Roberto
Calembour, Roberto, lapsus intenzionale, autodefinizione prediletta che ama accompagnarsi al lapidario: “Una vita di corsa”. Un caro e divertito saluto,
Anna Maria
“Vorrei chiederle: “È un altro che vai a sposare, o sposi me per procura, visto che per fare le cose insieme il tempo manca?
…”
Più che corriera qui è AV alta velocità.
Gli scarponcini color argento comunque fanno molto angelo moderno. Piaciuti.
Cara Nadia,
sognati così, come il resto (o quasi, ovviamente).
Grazie e un caro saluto,
Roberto