“Salviamo il demanio pubblico, è patrimonio di tutti” di Edoardo Salzano

Sembra che il governo, i costruttori e le cooperative vogliano risolvere il problema della casa, oltre che con l’aumento della cubatura degli edifici esistenti, anche con la cessione ai privati delle aree e degli edifici che appartengono al demanio.Non so se tutti sanno che cos’è il demanio pubblico. È qualcosa che appartiene a tutti noi cittadini italiani. È stato formato con le tasse che noi, e i nostri padri e nonni, abbiamo pagato allo Stato. Una parte è costituita dagli immobili (terreno ed edifici) che appartenevano alla proprietà feudale degli stati preunitari, e quindi costituisce il patrimonio pubblico di base della nostra nazione. Il resto l’abbiamo proprio pagato noi, direttamente, con le nostre tasse.

Vi sembra giusto che questo patrimonio di tutti sia privatizzato? A me no. Così come non mi sembra giusto che sia venduto a privati il patrimonio degli Istituti delle case popolari, anziché essere dato in affitto alle famiglie più bisognose. La disponibilità di un patrimonio edilizio pubblico è essenziale. Ogni paese civile ne dispone in percentuale molto più elevate che in Italia: 34 % del totale delle abitazioni in Olanda, 20 % in Svezia, 15 % in Francia, meno del 5 % in Italia.Il dato è ancora più preoccupante in quanto in Italia è molto più bassa che negli altri paesi europei la percentuale di alloggi in affitto. Non riescono a trovare un’abitazione in affitto a prezzi decenti non solo quanti sono poveri (e i poveri, si sa, in Italia stanno aumentando), ma anche chi ha un normale reddito di lavoro e deve spostarsi dalla casa dei suoi genitori per trovare un’occupazione.

Ridurre il patrimonio abitativo pubblico, investire risorse per aumentare il peso delle abitazioni in proprietà rispetto a quelle in affitto, è una politica che accresce le diseguaglianze sociali e riduce la libertà di cercare occupazione là dove c’è. Obbliga chi ha un po’ di risparmi a investire nell’acquisto di una casa in proprietà, distraendo così il risparmio dagli impieghi produttivi e dai consumi, quindi indebolisce il sistema economico. È una politica reazionaria nel vero senso del termine: perché porta il nostro paese all’indietro nel tempo.

Del resto, come molti hanno osservato anche il “piano casa” di cui si sta dibattendo è un ritorno al passato. Affidare la ripresa economica allo sviluppo dell’attività edilizia e, per ottenere questo risultato, “liberare” i costruttori e i proprietari immobiliari dalla regole dei piani urbanistici, è proprio la strada che percorsero (ma con ben altre motivazioni e in una realtà radicalmente diversa) i governi italiani degli anni Cinquanta. Il diffondersi della cementificazione, la devastazione del paesaggio e delle nostre città compiuti ignorando la pianificazione urbanistica provocarono allora guasti di cui ci si rese conto, tentando di correre ai ripari. Oggi si è ripresa quella strada.

Curiosamente però, come ha osservato Salvatore Settis su la Repubblica del primo settembre, il decreto del governo non è mai arrivato, mentre le regioni si sono tutte prodigate per attuarlo. Ciascuna a suo modo, ma tutte, destra o sinistra, nella stessa logica: bisogna privilegiare i proprietari di case rispetto a quelli che una casa non l’hanno, e non possono né comprarla né prenderla in affitto ai prezzi del mercato. I voti dei primi sono di più, e l’obiettivo principale è prendere più voti e consolidare il potere, indipendentemente dal merito dei problemi e delle soluzioni. Questa sembra essere diventata una regola bipartisan: ragione di più per esserne preoccupati.
03 settembre 2009

Da Tiscali-Notizie

9 pensieri su ““Salviamo il demanio pubblico, è patrimonio di tutti” di Edoardo Salzano

  1. Giocatore d'Azzardo

    Ripropongo la domanda fatta ieri sul post sulla scuola: “Perché destra e sinistra, sempre più frequentemente, viaggiano su binari simili; troppo simili?”

    Blackjack.

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  2. Giovanni Nuscis

    I poteri con cui si relazionano destra e sinistra sono gli stessi, con la differenza non da poco che la prima li incarna, anche: editoria, media, industria, edilizia, banche e assicurazioni.
    Ritengo che ci si debba comunque sempre attenere ai fatti, al di là dei programmi e delle dichiarazioni pubbliche, e quelli condannare o plaudire, se è il caso; senza sconti per nessuno.

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  3. Giocatore d'Azzardo

    Giovanni, sei così sicuro che la sinistra non incarni i poteri di cui parli? Io non ci scommetterei; ed è quello uno dei punti nodali.

    Blackjack.

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  4. robertorossitesta

    Caro Giovanni,
    grazie innanzitutto per i temi che affronti.
    Quanto alla questione sollevata da BJ credo che tutti noi, col tempo ed il crescere della consapevolezza, specialmente per chi lavora nella P.A. o a stretto contatto con ambienti politici,
    dobbiamo constatare un certo appiattimento pratico, nei comportamenti tenuti quindi se non sui valori proclamati, delle opposte compagini.
    Ebbene, al di là degli intenti perversi di molti anzi troppi, la causa di ciò mi pare consistere proprio nei meccanismi stessi della democrazia. Democrazia che costa tante pene e sangue, e che una volta raggiunta quasi invitabilmente si sganghera e corrompe. Eppure non si sa che cosa di meglio mettere al suo posto, sicché i più si limitano a criticarla, sperando che serva e che basti; altri tentano di buttarla all’aria, pensando che strada facendo gli possa venire l’ispirazione giusta; altri ancora sanno benissimo che scopi hanno in mente, ma ne dichiarano altri, e cercano di trascinare gli illusi con sé, alla loro rovina.
    Mi scuso della banalità dell’intervento, ma credo che uno dei punti, se non “il” punto, sia proprio questo.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  5. Giocatore d'Azzardo

    Roberto, intervento tutt’altro che banale, secondo me, e che meriterebbe di essere vivisezionato partendo da una domanda: com’è possibile che la democrazia sia diventata (da decenni) un sistema di delega a scatola chiusa che non consente, alle decine di milioni che votano, di votare NESSUNO che non faccia parte delle gerarchie predefinite.

    Blackjack.

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  6. robertorossitesta

    Caro BJ,
    prima delle liste bloccate si potevano votare nomi relativamente indipendenti. Il fatto è che dopo il voto costoro venivano allettati,intimiditi o isolati dai colleghi, e in ogni caso abbandonati dagli elettori.
    Perché un altro punto è questo: elettore e politico si fanno e si chiedono favori a vicenda, quando è ora e quando serve, ma non un impiccio di più, e soprattutto niente prediche, altrimenti si è noiosi e si finisce sul libro nero, da una parte come dall’altra. E questo è l’errore capitale: perché chi non accetta il buffetto del simile o presunto tale si condanna a subire il calcione del sicuramente estraneo, e magari non sempre galantuomo.
    Riciao,
    Roberto

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  7. Giocatore d'Azzardo

    Sono d’accordo, ma non riesco a convincermi che sia tutto e solo lì; anche se il meccanismo di cui parli è sicuramente perverso e importante.

    Blackjack.

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  8. Giovanni Nuscis

    Grazie Roberto e BJ per i vostri interventi.
    Uscirà domani un altro post sul tema.
    Giovanni

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