
Sempre sicuro. Sempre ironico. Sempre brillante. Un uomo-spettacolo. Sembrava caduto da un altro pianeta. Forse da un altro universo. Era diventato una cosa sola con lo schermo. Una leggera ombra di tristezza, una traccia di malinconia, e il programma si è interrotto all’improvviso. Almeno qui.

sì qui, perchè ora inizia di Là.
con lui se ne va un pezzo di storia, della nostra storia.
stella
L’uomo mi stava sommamente antipatico, però devo ammettere che, rispetto a quel che è venuto DOPO, era un signore.
E poi, ai morti si deve rispetto. Requiescat in pace.
Oggi il palinsesto si è rotto, mancherà un tassello importante per i programmi futuri, ma ricordi incredibili sono legati a Mike, ricordi di serate in famiglia quando ero bambina.
Risuonerà sempre nelle mie orecchie il suo “Allegria!”
grazie Mike
Lo “stupido” più intelligente che la tv italiana, di stato e privata, abbia mai avuto. Grazie Mike.
Blackjack.
insopportabile gaffeur della televisone tipo siora longari, ma apparso intelligente, ironico e simpatico negli ultimi anni. un ricordo affettuoso.
Grazie a Eco fu una grande consolazione per i cretini come me, e come i migliori cretini integrali, in età avanzata ha dato il meglio, io aspetto ancora di farlo.
Non ho nostalgie particolari, è così integrato al processo televisivo che amerei che la televisione, nata con lui, con lui anche morisse.
Se avessi interesse a farlo lo rimpiangerei; un colosso rispetto alla maggior parte dei colleghi, ma con tempi sbagliati e nel medium peggiore.
Fu un partigiano e tanto basta a salutarlo con affetto.
grazie.
non è un caso che sia stato messo da parte.
ha finito con l’essere scomodo persino lui.
Un caro saluto ad un uomo che con la sua semplicità ha saputo conquistare tanta gente.
Ciao Mike!
All’inizio antipatico, quando non parlava in me il silenzio. … Solo dopo averlo fatto parlare un po’in me questo silenzio, i miei occhi hanno cominciato a vedere che uomo era ed era stato, nella sua gioventù, nel periodo della guerra, l’incontro con la moglie, la costruzione della sua famiglia… e l’ho tanto apprezzato. Pace e bene Mike arrivederci, grazie delle tue scelte, dei tuoi sì quotidiani, dei tuoi no. … Allegria!!!!
ciao Mike ora sei in vera allegria là….
Vale
Mike Bongiorno è stato per molti anni una specie di traghettatore. C’era una nazione, l’Italia, da portare verso l’idea di modernità occidentale (qualunque cosa essa fosse) e c’era un sistema economico che mostrava quell’idea attraverso la televisione. C’erano dei format e degli esempi già pronti, al di là dell’oceano, e si aspettava soltanto qualcuno che avesse il coraggio, la voglia, l’ambizione – di portarli da noi. Bongiorno fu uno dei protagonisti di quella stagione.
Ciò che stava facendo divenne ancora più chiaro quando lasciò la Rai per passare alla Fininvest. Se prima poteva sembrare che ci fosse semplicemente in atto una specie di inseguimento affascinato all’America, in seguito si chiarì che quello era un progetto ideologico e culturale coerente.
In questo quadro, Bongiorno ha fatto da traghettatore, oltre che alla nazione, a Silvio Berlusconi. L’immagine di innovatore ambizioso e capace che Berlusconi si è costruito, si è avvantaggiata del lavoro di colui che più di tutti ha contribuito a rendere grandi le sue televisioni. Un imprenditore fino ad allora semisconosciuto aveva avuto il coraggio e la visione di sviluppare un progetto insieme a un numero uno riconosciuto – e insieme avevano compiuto un’impresa colossale.
Poi, in un momento ancora successivo, il Berlusconi imprenditore è diventato un politico, e al quadro si è aggiunto un ulteriore tassello. Più che traghettatore, Bongiorno è sembrato simile a quella rana della favola, che aiutò lo scorpione ad attraversare il fiume e fu da esso punta. La rana pensava plausibile la gratitudine, lo scorpione pensava normale esprimere in ogni caso la propria natura di predatore.
Nel bene e nel male, Mike Bongiorno è stato un grande. Gli sia lieve la terra.
ma ve lo ricordate il Mike, pace all’anima sua, quando nel ’94 assieme a suoi colleghi suonò la grancassa per le elezioni del suo padrone?
Chiedo scusa, ma non riuscite a dimenticare l’ossessione per Berlusconi nemmeno davanti a una morte? Che cosa c’entra adesso? Povero Bongiorno, ha fatto il suo lavoro, l’ha fatto da signore, è stato messo da parte non dallo “scorpione” B., ma dallo scorpione pubblico. Detto ciò: ha vissuto, ha amato, ha sbagliato, ha avuto delle idee. E’ stato, e ne sono lieto per lui, umano: in un mondo in cui troppi si preoccupano di non esserlo in alcun modo, sperando così di poter essere perfetti.
Mike non mi era simpatico. Era un uomo di destra. Non l’ha mai negato o nascosto. Compassato. Radicato ad idee più vecchie di lui. Ma era un Signore, sì un Signore e non solo rispetto a molti suoi contemporanei ma anche e soprattutto a quei presentatori che sono venuti dopo. Fossi stato di destra anch’io avrei forse suonato la grancassa per il mio padrone. Coerente con sé stesso e l’immagine che ha dato di sé nel corso degli anni. E se è vero che ha suonato la grancassa, è altrettanto vero che, ad esempio, i prodotti da lui reclamizzati, perlomeno secondo il suo gusto, venivano prima di tutto provati da lui medesimo con tanto di visita in fabbrica non fosse altro per il fatto che su quel prodotto lui ci investiva la sua di faccia.
Non gli faccio un coccodrillo perché come ho subito detto non ho ricordi legati a Mike, ai suoi quiz, né mi era simpatico. Ma gli riconosco appunto che è stato un Signore e che il suo mestiere lo sapeva fare.
E’ invece ignobile e vergognoso quello che riesce a scrivere un nano italiota della narrativa thrilleristica, sotto padrone da anni e anni. Ma gli si renderà uguale servizio un giorno. Perché occhio per occhio dente per dente.
Bando alle stupide polemiche.
Con rispetto, ciao Mike.
segnalo il pezzo di Paolo Villaggio in
http://www.unita.it/news/culture/88198/mi_tratt_da_rettile_non_finger_cordoglio
Rivisto l’uno e riletto l’altro, meglio Mike di Umberto Eco.
Il primo era perfettamente coerente col media televisivo in cui ha scelto di esprimersi, il secondo ha ridotto la storia a commedia e farsa coi suoi romanzi, e la critica ad autopsia del testo, col bisturi miope della semiologia.
Valter, non dire cazzate. Meglio il primo, meglio il secondo. Perché non fai una classifica con tanto di coccarda per il vincitore? A te Umberto Eco sta sulle palle per ragioni “tue” e solo tue. L’unica commedia di denigrazione è quella che tu fai e che non ti riesce manco un poco. Sù. smettila di essere ridicolo.
mike bongiorno è stato tutte le cose che, piuttosto precocemente, umberto eco aveva messo (neanche tanto) in burletta in “fenomenologia di mike bongiorno”. è stato anche la grancassa di berlusconi, non selvaggiamente, pacchianamente, bavosamente come certi suoi tirapiedi politici e non, ma, lo stesso, un promotore. e vabbè.
svincolatosi, o messo fuori, dal sciur parun ha mostrato un certo grado di simpatia e flessibilità artistiche che non aveva mai manifestato. io preferisco ricordarlo così. se le due cose sono in relazione, non lo so e non mi interessa, voglio dire: chi se ne frega del berluska? così come, ha ragione iannozzi, non è il caso di elogiare mike rispetto a umberto eco: che c’entra? mi pare inopportuno. quanto è sempre poco opportuno definire-definitivamente, cioè stroncare, un pensiero, un’opinione, uno stile, una filosofia, un metodo d’altri. se permette, binaghi, la semiologia è UN modo di affrontare il testo, né mi pare che eco abbia mai fatto le viste di volerlo assolutizzare, e un metodo, al contrario, a volte imbarazzante nei risultati per troppa lungimiranza.
Autunno 1958. Invitato dallo Studio di Musica Elettronica della R.A.I, John Cage si reca a Milano, dove soggiorna quattro mesi. Vi compone Fontana Mix, opera elettro-acustica (il cui titolo è stato suggerito a Cage dal nome del suo affittacamere, signora Fontana). Si presenta a LASCIA O RADDOPPIA, e sceglie di rispondere, nel corso di numerose settimane, a domande sulla micologia; per lui è l’occasione d’interpretare, di fronte al più vasto pubblico immaginabile, alcuni suoi pezzi (Amores, Water Walk, Sounds of Venice…) che diventano così opere di teatro strumentale. Alla fine, e dopo una memorabile suspence, vince il premio di 5 milioni di lire.
Trascrivo la parte finale della celebre puntata di LASCIA O RADDOPPIA.
Mike Bongiorno – Bravissimo, promosso.
(musica e applausi)
Mike Bongiorno – Bravissimo, bravo bravo bravo bravo. Bravo bravissimo, bravo Cage. Be’, insomma il signor Cage ci ha dimostrato indubbiamente che se ne intendeva di funghi, perché con le domande che gli abbiamo fatto questa sera c’era di che sudare. Quindi non è stato semplicemente un personaggio che è venuto su questo palcoscenico per fare delle esibizioni più o meno strambe di musica strambissima, quindi è veramente un personaggio preparato. Io lo sapevo, perché mi ricordo che il signor Cage ci aveva detto che abitava nei boschetti nelle vicinanze di New York e che tutti i giorni andava a fare le sue passeggiate a raccogliere funghi, ed ecco dove ha imparato la sua materia.
John Cage – Un ringraziamento… a funghi, e ringraziamento alla Rai, e ringraziamento a tutti genti di Italia…
Mke Bongiorno – A tutta la gente di Italia.
(applausi)
Mike Bongiorno – Bravo signor Cage, arrivederci e buon viaggio, torna in America adesso o resta qui? Do you go back to United States or you stay here?
Ah! Ritorna di nuovo, ho capito.
John Cage – … mia musica resta.
Mike Bongiorno – Ah! Lei va via e la sua musica resta qui, ma era meglio che la sua musica andasse via e lei restasse qui.
(risate e applausi)
Mike Bongiorno – Arrivederci signor Cage, arrivederci e buona fortuna a tutti con LASCIA O RADDOPPIA.
I
sembra un pezzo scritto da ennio flaiano!
questo era l’uomo che, secondo eco, non metteva in crisi l’italiano rispetto alla propria ignoranza, grossolanità, in senso lato anche razzismo. era rassicurante e faceva dell’umorismo molto americano, senza spessore. non certo alla woody allen. credo sia stato beppe grillo in “te la dò io l’america” a dire che gli americani si sganasciavano se l’anchorman di turno, che portasse una cravatta gialla orrenda, sottolineava la cosa con un semplice “ho una cravatta gialla”. per dire.
guardare nel passato e pensare al destino becero della televisione e della cul-tura italiana conseguente, può raccontarci qualcosa sulla natura degli italiani. se aggiungiamo una propensione quasi onto-antropologica alla furbizia fino al malaffare capiamo tante altre cose. non tutte: ché sono veramente troppe.
C’è ignoranza colpevole e incolpevole.
Per esempio spacciare il medioevo per la caricatura de “Il nome della rosa” su cui si sono formate tre generazioni di studenti e (pessimi) insegnanti di storia (de sinistra) è peggio che trattare John Cage da contadino.
(Lo so, è vagamente OT, ma mi piace troppo bisticciare con fans e suffragette fuori tempo massimo)
il medioevo spacciato per il nome della rosa! mai sentito. mi spiace se lei ha colleghi così da poco, di sinistra o meno.
suffraggetta e fan di u.eco: se, binaghi, si riferiva a me, ha ragione iannozzi: lei è decisamente ridicolo e così scoperto nelle sue idiosincrasie da non meritare nessuna simpatia e nessuna curiosità. si tenga le sue idee e, qualche volta, si spari una bella cannonata invece di spararle addosso alle altre persone.
In questi giorni quello che si nota, è la perdita del senso della misura, delle proporzioni, l’ipercelebrazione di Bongiorno è segno cattivo di ciò che nella scala assiologica dei valori sta in alto e ciò che sta in basso. E’ propria una brutta Italia, cioè abitata da vuoti italiani.
Umberto Eco ha fatto un cattivo servizio al medioevo, ma forse anche i libri di testo a scuola, almeno quelli dei miei tempi, erano sulla stessa falsariga. Quelli di adesso non so, non li conosco
@Lucy e Iannozzi
Ho un’idea migliore.
Un bel cannone speziato, come ai vecchi tempi.
E affanculo Umberto e Eco e Mike.
Non è colpa di umberto se il nome della rosa è stato scambiato per un libro di storia, anche se alcuni aspetti del medioevo indubbiamente vi erano contenuti, come la barbarie e l’ignoranza e l’idea di bruciare i dissidenti che venne sviluppata più massicciamente in seguito.
Il fatto vero è che la fenomenologia di Mike Buongiorno è un saggio ironico molto brillante, come lo è tutto diario minimo, in fondo se gli intellettuali hanno cominciato a interessarsi di MB lo si deve a Eco, molti di noi avrebbero semplicemente ignorato la notiza se non avessero letto quel libro.
Beh qualcuno ci sarebbe arrivato anche da solo alle conclusioni di Eco, che non è proprio un faro della cultura italiana, ma ci stano uno e l’altro, sono ormai indissolubili, spero che non sia di cattivo augurio per il semiologo.
Non penso che Eco abbia fatto un brutto servizio al Medioevo. Tutt’altro. Ma siamo in OT da bestiario, per cui non approfondisco. Dico solo che ha dato luce a un periodo oscuro, per così dire. Una lettura nuova.
Il nome della rosa non ha mai avuto pretesa di essere un libro di storia: se qualcuno ha scambiato la fiction per la Storia, povero lui. Di questi tempi – che son bui – bisogna forse pure scusare l’ignoranza altrui!
Mike è stato il linguaggio televisivo, in senso cattivo: ha formato generazioni e generazioni di teledipendenti. Ma nessuno ha mai obbligato a vedere Bongiorno in televisione: un mito è sempre opera del pubblico. Risulta evidente che Mike un vasto pubblico ce l’aveva.
Capisco quello che volete dire sul fatto che Eco ha scritto una ficton, ma dimenticate l’essenziale: che Eco è un semiologo, il segno rimanda sempre a qualcos’altro che è sempre segno di qualcos’altro e così via. Eco sapeva bene quindi la deriva. D’accordo però sul fatto che non lo si può ritenere responsabile, ma gli effetti li conosceva bene
…era davvero meglio morire da piccoli!
profondamente sconsolata
abbiamo proprio i mike che ci meritiamo
comunque baci
la fu
ciao Fu!